adempimenti ambientali

Adempimenti ambientali, gli effetti dell’emergenza sanitaria

L’emergenza connessa all’epidemia continua a impattare in modo più o meno diretto sulle attività e sugli adempimenti ambientali. Facciamo il punto su alcuni dei problemi che si sono presentati anche in ragione dei continui interventi che si susseguono di giorno in giorno.

Piccole e medie imprese, ma in generale anche quelle più strutturate, stanno attraversando sicuramente un periodo non facile. Oltre a salute e sicurezza, a questo si aggiungono i “grattacapi” dati dalla normativa ambientale dovuti al d.lgs 152/2006. In questo periodo infatti sono stati prorogati, tenendo conto dell’emergenza in atto i vari adempimenti ambientali.

Se da un lato è infatti vero che l’ impatto ambientale delle varie aziende si è ridotto a causa del lockdown ed il mondo è tornato a “respirare”. Bisogna tenere presente che tutti i vari adempimenti in materia ambientale non sono magicamente svaniti ma semplicemente prorogati. Per cui bisogna fare ancora più attenzione alle varie scadenze.

Infatti tra sostanze pericolose, acque reflue ed autorizzazione agli scarichi. Nonché autorizzazioni alle emissioni in atmosfera e impatto acustico. Ovvero richiesta di autorizzazione unica ambientale aua diventa difficile districarsi tra questa giungla.

Gli adempimenti ambientali e le proroghe normative in materia di rifiuti

A livello statale non è stata introdotta una proroga generalizzata e sistematica, come auspicato da alcune parti sociali. Bensì solo limitate proroghe o deroghe specifiche contenute principalmente negli articoli del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito dalla Legge 24 aprile 2020, n. 27 (c.d. “Decreto Cura Italia”).

In particolare, l’art. 105 ha prorogato al 30 giugno 2020 i termini per i seguenti adempimenti ambientali in materia di rifiuti:

  • presentazione del modello unico di dichiarazione ambientale (“MUD”), di cui all’art. 6, comma 2, della Legge 25 gennaio 1994, n. 70 (termine precedente: 30 aprile);
  • presentazione della comunicazione annuale dei dati relativi alle pile e accumulatori immessi sul mercato nazionale nell’anno precedente di cui all’art. 15, comma 3, del D.Lgs. 20 novembre 2008, n. 188.
    Nonché trasmissione dei dati relativi alla raccolta ed al riciclaggio dei rifiuti di pile e accumulatori portatili, industriali e per veicoli ai sensi dell’art. 17, comma 2, lett. c), del D.Lgs. 20 novembre 2008, n. 188;
  • presentazione al Centro di Coordinamento della comunicazione di cui all’art. 33, comma 2, del D. Lgs. 14 marzo 2014, n. 49;
  • versamento del diritto annuale di iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali di cui all’art. 24, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 3 giugno 2014, n. 120.

La gestione rifiuti ed i recenti interventi

Sempre in materia di adempimenti ambientali sui rifiuti, il Decreto Cura Italia, in origine, non aveva previsto alcunché in materia di deposito temporaneo.

Rimaneva quindi pienamente applicabile quanto disposto dall’art. 183, comma 1, lett. bb), n. 2) del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152. Questo impone al gestore di avviare i rifiuti al recupero o allo smaltimento con cadenza almeno trimestrale, a prescindere dalle quantità in deposito.

Oppure, in alternativa, di provvedere in tal senso quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiungesse complessivamente i 30 metri cubi. Di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi (in ogni caso con durata non superiore ad un anno).

Ciò aveva indotto alcune Regioni a intervenire adottando provvedimenti derogatori di carattere generale. Ne è un esempio la Lombardia, che ha ordinato sul territorio regionale delle forme straordinarie, temporanee e speciali di gestione dei rifiuti anche in deroga alle disposizioni vigenti.

In seguito, in sede di conversione del decreto, il Legislatore ha inserito l’art. 113-bis. Questo prevede che, ferme le disposizioni in materia di prevenzione incendi, il deposito temporaneo di rifiuti è consentito fino ad un quantitativo massimo doppio. Mentre il limite temporale massimo non può avere durata superiore a diciotto mesi.

Tale norma ha dunque efficacia su tutto il territorio nazionale e consente alle imprese di gestire in modo più agile i rifiuti in regime di deposito temporaneo. Ciò anche considerate le importanti conseguenze che discendono dalla violazione delle condizioni del deposito temporaneo medesimo sul piano amministrativo e penale.

Ogni caso concreto richiede anche una specifica valutazione delle disposizioni normative e amministrative adottate a livello regionale, la disamina delle quali eccede naturalmente l’ambito della presente sintesi.

L’oggettiva impossibilità sopravvenuta in mancanza di proroga

Venendo agli adempimenti ambientali rispetto ai quali non è stata prevista alcuna proroga o deroga di carattere normativo. Si pone la questione di quali conseguenze possano derivare in capo al gestore dell’attività di rilievo ambientale.

Ciò nell’ipotesi in cui non sia oggettivamente possibile il rispetto dei termini previamente fissati da una fonte legislativa. E che oggi non può essere oggetto di proroga da parte del singolo ente amministrativo.

A tale riguardo pare ricorrere la fattispecie della oggettiva impossibilità sopravvenuta. Dunque il gestore dovrebbe essere esente da profili di responsabilità amministrativa e penale nel caso previsti per il mancato adempimento dell’obbligo entro il termine prescritto.

Cause di impossibilità oggettiva possono essere, ad esempio, l’obbligo di cessazione delle attività presso gli stabilimenti o gli uffici amministrativi. Nonché il divieto di spostamento di figure aziendali non fungibili, l’impossibilità di effettuare campionamenti e analisi.

Occorre tuttavia prestare attenzione al fatto che non pare sia mai venuta meno la possibilità di “smart working”. Dunque la dimostrazione dell’impossibilità oggettiva deve tenere conto di tale circostanza.

I termini fissati dagli atti amministrativi per gli adempimenti ambientali

Per quanto concerne i termini fissati da atti amministrativi. In particolare dalle autorizzazioni uniche e dalle autorizzazioni ambientali. Si ritiene di poter aderire alla indicazione prevalente secondo cui tali termini possono essere prorogati dall’ autorità competente al rilascio di tali autorizzazioni. Chiaramente se non sono meramente riproduttivi dei termini di fonte normativa.

Tanto pare discendere dalla natura stessa dell’istituto della proroga degli atti amministrativi. Che è poi lo strumento prevalente attraverso il quale l’ordinamento ha fronteggiato e sta fronteggiando tuttora le criticità derivanti dal periodo di emergenza sanitaria.

La proroga può avvenire d’ufficio prima della scadenza del termine o su istanza di parte. In concreto, numerosi enti locali e territoriali hanno adottato provvedimenti di proroga d’ufficio.

L’esempio della Lombardia per gli adempimenti ambientali

Ne è un esempio la Lombardia. Questa con Decreto n. 3430 del 17 marzo 2020 ha approvato misure temporanee. L’obiettivo è semplificare taluni adempimenti in capo ai gestori delle installazioni soggette ad autorizzazione integrata ambientale.

Ad esempio il differimento al 31 ottobre 2020 del termine per adempiere, ai sensi dell’art. 29-decies comma 2 del D.Lgs. 152/2006, alla comunicazione.

Ciò mediante inserimento nell’applicativo “AIDA”. Dei dati sui controlli alle emissioni eseguiti secondo le prescrizioni delle AIA nel corso dell’anno solare 2019.

Ovvero la sospensione fino al 30 aprile 2020. Salvo ulteriori disposizioni nazionali o regionali di carattere emergenziale. Degli adempimenti sui controlli delle emissioni previsti dai Piani di monitoraggio delle AIA.

Ciò con particolare riferimento a quelli effettuati mediante ricorso a personale di società specializzate esterne. Decreto della Regione Lombardia, Direzione Generale Ambiente e Clima, n. 3430 del 17 marzo 2020.

Nel caso della proroga su istanza di parte. La richiesta deve essere proposta dal privato prima della scadenza del termine e motivare le ragioni che rendono impossibile od oltremodo difficoltoso il rispetto del termine medesimo.

Essa può poi essere legittimamente rilasciata anche in seguito alla scadenza del termine, secondo l’opinione prevalente e maggiormente condivisibile.

In assenza di proroga d’ufficio, in relazione ai termini previsti dagli atti amministrativi pare quindi necessario che il gestore predisponga. Prima della scadenza del termine. Un’apposita istanza di proroga, corredata da documenti idonei alla suddetta dimostrazione.

La proroga della durata dei titoli amministrativi

L’art. 103 del Decreto Cura Italia ha anche disposto che tutti i certificati. Nonché gli attestati, i permessi e le concessioni.

Ma anche le autorizzazioni e gli atti abilitativi comunque denominati. In scadenza tra il 15 gennaio e il 15 aprile 2020, conservassero la loro validità sino al 15 giugno 2020.

In sede di conversione è stato poi precisato che l’elencazione di cui sopra. Oltreché gli adempimenti ambientali. Ricomprende, in materia edilizia. I termini di inizio e di ultimazione dei lavori di cui all’articolo 15 del testo unico di cui al DPR 6 giugno 2001, n. 380.

E’ stato altresì modificato il periodo in cui opera la proroga di validità. Giacché è stato previsto che essa si applichi a tutti gli atti abilitativi in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020. I quali conserveranno la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

Inoltre, sempre in sede di conversione è stato espressamente precisato che tale proroga si applica anche alle segnalazioni certificate di inizio attività. Nonché alle segnalazioni certificate di agibilità, alle autorizzazioni paesaggistiche e alle autorizzazioni ambientali comunque denominate. Oltreché al ritiro dei titoli abilitativi edilizi comunque denominati rilasciati fino alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

Le disposizioni ambientali e le proroghe

Le disposizioni richiamate costituiscono dunque una proroga ex lege della durata dei titoli abilitativi, comunque denominati. Questo aspetto pare molto importante poiché evita che l’efficacia degli stessi venga meno durante il periodo di emergenza. Di fatto concedendo ai privati un tempo maggiore per gestirne il rinnovo o per concludere le attività ad essi sottese.

Con riguardo ad esempio ai titoli edilizi. La cui validità, in forza della citata norma, risulta prorogata sino a quando non saranno trascorsi novanta giorni dalla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

Il titolare ottiene un ulteriore intervallo temporale per concludere i lavori. Il quale dovrebbe sopperire ai ritardi nelle attività che presumibilmente si sono concretizzati a causa dell’emergenza sanitaria.

Pare comunque prudente effettuare una comunicazione agli enti competenti avente ad oggetto la volontà di avvalersi di tale proroga normativa, prima della scadenza del termine.