aggiornamento formativo

Aggiornamento formativo: sanzionato il non adempimento

In tema di aggiornamento formativo sulla sicurezza esaminiamo oggi una interessante sentenza. In essa sono chiariti bene alcuni concetti e si trae una massima molto importante.

Diciamoci la verità: tra corsi di formazione, corsi di aggiornamento, percorsi formativi. Ancora, aggiornamento della formazione specifica come previsto dall’accordo tra il governo e la conferenza stato regioni. La vita delle aziende non è affatto semplice!

L’ accordo stato regioni del 21/12/2011 scorso prevede una durata minima per la formazione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Si tratta di un corso base e di una formazione sui rischi specifici. Quest’ultima va aggiornata con frequenza quinquennale. Il tutto è monitorato dal servizio di prevenzione e protezione.

La sentenza dello scorso 28 settembre 2020, n. 26813, si sofferma sulla natura di norma integratrice del precetto penale, previsto dall’art. 37, D.Lgs. n. 81/2008, dei cosiddetti accordi per la formazione. Siglati in data 21 dicembre 2011. Perviene ad una soluzione positiva, in contrasto tuttavia con una precedente decisione di legittimità.

Massima

In tema di sicurezza sul lavoro, l’inadempimento all’obbligo di aggiornamento formativo (parametrato in 5 anni dall’Accordo del 21 dicembre 2011 tra Ministero del Lavoro, Ministero della Salute, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano) integra la violazione sanzionata dagli artt. 37, comma 1, e 55 comma 5, lett. c), D.Lgs. n. 81/2008, né rileva l’assegnazione “medio tempore” di mansioni diverse al dipendente, fatto che, lungi dall’avere natura esimente, rende in realtà ancor più stringente l’esigenza di assicurare al medesimo un’attenta formazione sui rischi connessi all’attività svolta.

Sintesi

Con la sentenza del 28 settembre scorso, n. 26813, la Corte si sofferma sulla natura di norma integratrice del precetto penale, previsto dall’art. 37, D.Lgs. n. 81/2008, dei cosiddetti accordi per la formazione.

Arriva in conclusione a una soluzione positiva, in contrasto tuttavia con una precedente decisione di legittimità. In particolare, in una fattispecie nella quale, per quanto qui di interesse. Il Tribunale aveva condannato, per il reato di cui agli artt. 37, comma 1, e 55, comma 5, lett. c), D.Lgs. n. 81/2008, il legale rappresentante di una s.r.l.

Ciò per aver omesso di assicurare a una dipendente una formazione adeguata in materia di sicurezza con riferimento alle mansioni svolte. La Cassazione ha osservato come, del tutto legittimamente, fosse ravvisabile la violazione predetta. Questo anche in caso di violazione dell’obbligo di aggiornamento formativo del dipendente. Parametrato in 5 anni dal predetto Accordo, non rilevando. Anzi, avendo natura di “aggravante” l’assegnazione di mansioni diverse alla dipendente rispetto all’ultimo evento formativo.

Il fatto

La vicenda processuale segue, come anticipato, alla sentenza con cui il Tribunale aveva condannato, per il reato di cui agli artt. 37, comma 1, e 55, comma 5, lett. c), D.Lgs. n. 81/2008, il legale rappresentante di una s.r.l. A questo era stato contestato di aver omesso di assicurare a una dipendente una formazione adeguata in materia di sicurezza con riferimento alle mansioni svolte.

In particolare, dalle verifiche compiute dal Dipartimento di prevenzione all’indomani della denuncia di malattia professionale presentata dalla dipendente della predetta s.r.l., amministrata dall’imputato. In sede ispettiva, era stato accertato in particolare che la dipendente, assunta con le mansioni di addetta al magazzino e carrellista, non aveva ricevuto un’adeguata formazione, risalendo a sei anni prima rispetto all’accertamento l’attestato di formazione a essa relativo.

L’importanza dell’aggiornamento formativo ed il ricorso

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato. In particolare sosteneva che la sentenza non aveva tenuto conto delle sue dichiarazioni e di una teste. Oltreché della prova documentale costituita da un verbale dell’ASL.

Nonché dei certificati medici a carico della dipendente, invocando a tale proposito l’inevitabilità dell’errore compiuto dall’imputato, ai sensi dell’art. 5 c.p. Come interpretato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 364/1988, evidenziando che il D.Lgs. n. 81/2008, agli artt. 37 e 55, prevede un articolato meccanismo sanzionatorio. Il quale unisce all’imposizione di prescrizioni in tema di sicurezza anche sanzioni in via amministrativa, nonché conseguenze penali.

La difesa osservava inoltre che la sentenza aveva omesso di considerare che la dipendente non aveva mai mantenuto una stabile mansione all’interno dell’azienda. Avendo manifestato in più circostanze problemi di salute che non avevano consentito di individuare per lei una collocazione idonea, tanto più alla luce delle limitazioni allo svolgimento del lavoro per lei riscontrate.

Sentenza e motivazioni

La Cassazione, nell’affermare il principio di cui in massima, ha respinto la tesi difensiva, in particolare rilevando che legittimamente era stata ravvisata la violazione predetta in caso di violazione dell’obbligo di aggiornamento formativo del dipendente, parametrato in 5 anni dal predetto Accordo, non rilevando (e, anzi, avendo natura di “aggravante”) l’assegnazione di mansioni diverse alla dipendente rispetto all’ultimo evento formativo.

Precedenti giurisprudenziali in tema di aggiornamento formativo

Quanto ai precedenti giurisprudenziali, il principio di diritto affermato dalla Cassazione merita senza alcun dubbio di essere evidenziato, dovendosi peraltro registrare sulla questione un contrasto di giurisprudenza.

Infatti, in una precedente occasione la Cassazione, pronunciatasi sulla natura giuridica degli accordi sulla formazione era pervenuta a soluzione opposta.

In particolare, infatti, la Corte aveva affermato che, in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, deve escludersi che la previsione del comma 2 dell’art. 37, D.Lgs. n. 81/2008. Secondo la quale la durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione in materia di salute e sicurezza, che deve essere assicurata a ciascun lavoratore, sono definiti mediante Accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato e le Regioni.

Abbia natura di norma integrativa del reato di insufficiente o inadeguato aggiornamento formativo dei lavoratori, tipizzato al comma 1 della disposizione citata e sanzionato dal successivo art. 55 stesso decreto. In motivazione, la Corte aveva osservato che l’Accordo svolge una funzione meramente processuale riservata al piano probatorio.

Ciò nel senso che, a seguito del suo raggiungimento, il datore di lavoro che impartisca una formazione secondo gli “standards” ivi tracciati, può ritenersi esonerato. Salvo prova contraria. Da qualsiasi responsabilità al riguardo (Cass. pen., Sez. III, 27 gennaio 2017, n. 3898, C., CED Cass. 269071).

Soluzione, quest’ultima, che pare contrastata dalla sentenza qui commentata che. Diversamente, perviene a un approdo del tutto diverso. Riconosce agli accordi la natura di norma integratrice del precetto penale costituito dall’art. 37, D.Lgs. n. 81/2008.

Pare dunque auspicabile, stante l’importanza della questione, che sul punto si pronuncino le Sezioni Unite della Corte di Cassazione.