arresto cardiaco

Arresto cardiaco e catena della sopravvivenza

Ogni anno in Italia si stima che si verifichino circa 60.000 decessi dovuti ad arresto cardiaco improvviso. Molte di queste morti improvvise possono avvenire anche sul posto di lavoro.

Infatti un arresto cardiaco può verificarsi, ad esempio, in seguito ad asfissia. Nonché attività elettrica, sforzo eccessivo o trauma toracico.

Si tratta di eventi che possono accadere in particolari ambienti di lavoro. Spesso le vittime degli infortuni presentano anche traumi. Ustioni o esalazioni tossiche. Queste complicano le condizioni cliniche e richiedono capacità di risposta più elevate.

A parlare degli arresti cardiaci in questi termini è la pubblicazione Inail sul primo soccorso nei luoghi di lavoro. Questa è stata aggiornata alle più recenti linee guida ed alla normativa italiana. E’ pensata come strumento didattico a supporto sia dei lavoratori addetti al primo soccorso per una immediata consultazione, sia per i formatori.

Tuttavia non si può ritenere sostitutiva di un corso di formazione che preveda delle prove pratiche, così come definito dall’art.45 del d.lgs. 81/2008 e dal d.m. salute 388/2003.

Il primo soccorso e il supporto vitale di base

Il manuale, dopo aver fornito indicazioni sulla gestione del primo soccorso e cenni di anatomia e fisiologia, si sofferma sui problemi cardiaci. Nonché sul supporto vitale di base e sul DAE come strumento per salvare la vita.

Si indica che, riguardo al possibile “arresto cardiaco”. Al di là di quale sia la causa scatenante. Il quadro clinico finale che si presenta al soccorritore è quello dell’arresto cardio circolatorio. Esso richiede poche, semplici e precise manovre da mettere in atto nel più breve tempo possibile.

In questo senso la sequenza del Basic Life Support (BLS). Meglio ancora se con l’uso del DAE (BLSD). Può essere conosciuta e praticata correttamente da ogni addetto al primo soccorso. Ciò in quanto fornisce uno schema di comportamento facilmente applicabile in diverse situazioni di emergenza.

Cosa si intende per arresto cardiaco?

Con questi termini si fa riferimento al decesso che avviene per cause cardiache entro un’ora dal manifestarsi dei primi sintomi. Si tratta di un evento drammatico, improvviso ed inatteso dato da perdita di coscienza, assenza di attività cardiaca e assenza di attività respiratoria.

Questo evento può manifestarsi anche senza segni premonitori. Generalmente però è preceduto da alcuni sintomi che, se prontamente rilevati, possono indirizzare il paziente ad un trattamento precoce che può ridurre la mortalità.

Si ricorda poi che una morte cardiaca improvvisa può manifestarsi in soggetti di tutte le età. Cardiopatici e sani. Talora giovani e sportivi.

Pertanto non sono mai da prendere sotto gamba i seguenti segnali di allarme dell’arresto cardiaco:

  • Dolore toracico oppressivo. Sensazione di peso. Che non si modifica con gli atti del respiro. Talora irradiato al collo, alle braccia, allo stomaco oppure posteriormente alla schiena in mezzo alle scapole.
  • Sensazione di malessere generale.
  • Difficoltà a respirare.
  • Nausea e vomito.
  • Sudorazione fredda.

Cosa fare in caso di arresto cardiaco

Riprendiamo dal documento alcune indicazioni sulle possibili conseguenze di una fibrillazione ventricolare:

arresto cardiaco

Si segnala che in alcuni casi l’arresto cardiaco può rappresentare il quadro finale di un incidente o di un infortunio. Ad esempio ostruzione da corpo estraneo. Emorragia massiva, traumi o eventi che non di rado accadono nei luoghi di lavoro.

In ogni caso, se l’arresto perdura oltre 4 – 5 minuti cominciano a verificarsi lesioni neurologiche. Queste, col passare del tempo, diventano irreversibili e il soggetto va incontro a morte.

E senza alcun intervento di rianimazione le possibilità di sopravvivenza diminuiscono del 10% ogni minuto. Dopo 10 minuti i danni cerebrali diventano irreversibili e le speranze di sopravvivere sono estremamente basse.

La corretta e tempestiva applicazione, entro pochi minuti dall’inizio, dei protocolli rianimatori di base previsti dalle linee guida. Nonché l’uso del DAE consentono di recuperare, spesso senza esiti neurologici invalidanti, tra il 49% e il 75% circa dei pazienti colpiti da arresto cardiaco.

Per questo è importante che chiunque si trovi ad assistere ad un evento di questo tipo sia in grado di intervenire efficacemente e nel più breve tempo possibile.

La catena della sopravvivenza

Il documento sottolinea che i sistemi avanzati per la gestione delle emergenze. Presenti in tutti i paesi industrializzati del mondo. Prevedono una dinamica operativa consistente in un’immediata e progressiva attivazione di risposte sempre più qualificate che prende il nome di catena della sopravvivenza.

Se le varie fasi operative della catena della sopravvivenza sono correttamente eseguite consentono di ridurre l’incidenza dei decessi. Ovvero il verificarsi di gravi e permanenti lesioni neurologiche, aumentando in maniera significativa la sopravvivenza del paziente in arresto cardio circolatorio.

Il documento Inail riporta una breve rappresentazione grafica della catena della sopravvivenza:

arresto cardiaco. Catena emergenza

Vediamo i vari anelli della catena.

Primo anello (riconoscimento e allarme precoci):

  • Valutazione della sicurezza ambientale.
  • Riconoscimento precoce dell’arresto cardiaco.
  • Chiamata al 112.

Si segnala che il primo anello della catena è rappresentato dal riconoscimento precoce dei segni e sintomi dell’arresto cardiaco. Nonché dall’insieme di procedure e mezzi che permettono la rapida segnalazione dell’emergenza.

La rianimazione cardiopolmonare

Il secondo anello riguarda invece la rianimazione cardiopolmonare precoce (RCP). L’obiettivo della RCP è quello di sostituirsi. Attraverso il massaggio cardiaco e le ventilazioni.

All’azione di pompa del cuore per mantenere un flusso di sangue ossigenato al cervello. Nonché agli altri organi e ritardare il più possibile l’instaurarsi di danni irreversibili, in attesa dell’arrivo del DAE dei soccorsi avanzati. 

L’uso del DAE

Il terzo anello è rappresentato, invece, dall’uso del DAE semi automatico. Con questa pratica, attraverso una scarica elettrica al cuore, interrompe la fibrillazione ventricolare e con buona probabilità si rimette il cuore in ritmo.

L’intervento del soccorso avanzato

Infine il quarto anello è relativo all’intervento del soccorso avanzato (ALS – advanced life support). A questo proposito “l’arrivo del personale sanitario del sistema di emergenza permette il sostegno delle funzioni vitali attraverso terapie farmacologiche e procedure di soccorso avanzato”.

L’importanza di gestire nel modo corretto un arresto cardiaco

Il documento indica che i primi tre anelli della catena non sono di esclusiva competenza del personale sanitario. Sono alla portata di tutti i cittadini ed anzi possono essere conosciuti e diffusi a tutta la popolazione. In Italia la legge 120/2001 sancisce la possibilità che normali cittadini possano usare il DAE, purché opportunamente formati. 

Concludiamo rimandando alla lettura integrale del documento. Questo oltre a riportare diverse immagini e approfondire vari argomenti. Presenta una sequenza delle manovre da compiere per intervenire in caso di arresto cardiaco nell’adulto. Ciò con particolare riferimento alle linee guida dell’International Liason Committee on Resuscitation (ILCOR) e European Resuscitation Council (ERC) 2015.