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Bambini e vaccino anti-Covid, perché no?

Il vaccino anti-Covid non sarà somministrato a bambini e adolescenti. A dirlo sono le Faq dell’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco che fanno luce sulla questione. Il vaccino sviluppato da BioNTech/Pfizer, arrivato anche in Italia con le prime dosi, non potrà quindi essere somministrato ai minori di 16 anni.

In un primo momento ad essere sottoposti a vaccinazione saranno il personale sanitario, le persone anziane e pian piano si procederà con il resto della popolazione. Tuttavia per la vaccinazione dei più piccoli si dovrà attendere ancora un po’.

Ci chiediamo allora quale sarà la situazione a scuola? Per come stanno le cose adesso, sotto i 16 anni non si verrà vaccinati, dunque gli studenti del primo ciclo e una buona metà degli studenti delle scuole superiori (per un totale di circa 6 milioni di alunni) continueranno a essere potenzialmente contagiosi.

Una considerazione dalla quale potrebbe derivarne un’altra: dato che la scuola resterà un luogo con una bassissima percentuale di vaccinati, il vaccino per la categoria docente e Ata è ancora più urgente?

In realtà, poiché anche i vaccinati in alcuni casi potrebbero continuare a essere contagiosi sebbene asintomatici. Da questo punto di vista la scuola non sembrerebbe essere un luogo più pericoloso di altri. Ma per quale ragione i bambini con meno di 16 anni non si potranno vaccinare contro il Covid-19? Facciamo chiarezza sulla questione.

Vaccino BioNTech/Pfizer: perché non si potrà somministrare ai bambini?

La corsa al vaccino è iniziata e il V-Day del 27 dicembre 2020 ha dato il via alle vaccinazioni in Italia contro il Covid-19. In occasione delle prime somministrazioni l’Aifa ha pubblicato le risposte ad alcune domande frequenti spiegando anche che i minori di 16 anni, al momento, non saranno vaccinati.

Per questa fascia d’età non è stato ancora condotto un piano di sperimentazione. Dunque il vaccino BioNTech/Pfizer “non è al momento raccomandato nei bambini di età inferiore a 16 anni” come si legge nelle Faq dell’Aifa.

L’Agenzia europea e le altre agenzie internazionali attendono altri studi che permettano di comprendere meglio gli effetti del vaccino sulla popolazione pediatrica.

Le sperimentazioni per i più piccoli dovrebbero iniziare durante la primavera 2021, momento in cui dovrebbero prendere il via i test su piccoli gruppi di adolescenti e successivamente sui più piccoli.

A spiegare la situazione era stata a novembre Antonella Viola, direttore scientifico dell’Istituto di Ricerca Pediatrica-Città della Speranza di Padova. La stessa aveva messo in chiaro come si attendesse l’approvazione del vaccino per gli adulti per poi passare alla popolazione pediatrica.

Altre autorevoli indicazioni

Più nel dettaglio ha spiegato la situazione Sergio Abrignani, immunologo, ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano, in alcune dichiarazioni al Corriere. Abrignani ha messo in chiaro che, solitamente, infusioni e dosaggi sono uguali per adulti e bambini.

Nonché il fatto che dai 2 ai 6 anni, dal punto di vista immunologico, si comportano quasi come gli adulti, mentre dai 7 in poi sono sostanzialmente uguali.
Più complessa è invece la situazione per i bambini della fascia 0-2, ha spiegato Abrignani. Questi hanno una risposta immunologica incompleta e, a causa delle aree in via di sviluppo, possono avere delle risposte immunitarie differenti dagli adulti.

Nelle settimane scorse anche il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli, aveva spiegato i motivi che avrebbero portato a non includere i più piccoli nella campagna di vaccinazione.

Il vaccino aveva chiarito Locatelli non sarebbe stato proposto per i bambini non solo per l’assenza di un trial medico. Bensì anche per il minore impatto del virus sui più piccoli. I bambini non sono infatti considerati soggetti a rischio, dal momento che sviluppano solitamente solo sintomi lievi e hanno un rischio molto più basso, rispetto agli adulti, di sviluppare la malattia grave.

Per le vaccinazioni dei più piccoli si dovrà quindi attendere ancora un po’ e aspettare che vengano sviluppati studi ad hoc. Riportiamo di seguito le FAQ dell’AIFA con maggiori informazioni relative alla questione:

I bambini possono essere vaccinati con il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty)?

Questo vaccino non è al momento raccomandato nei bambini di età inferiore a 16 anni. L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha concordato con l’azienda produttrice un piano per la sperimentazione del vaccino nei bambini in una fase successiva.

Sul sito del Ministero della Salute infatti viene spiegato: Comirnaty (Pfizer/Bionthec), il primo vaccino approvato da EMA (European Medicines Agency), non è attualmente raccomandato per i bambini di età inferiore a 16 anni.

L’Agenzia europea, così come le altre agenzie internazionali, attendono ulteriori studi per poter autorizzare la vaccinazione sulla popolazione pediatrica.

Ma come dicevamo, sempre l’Aifa spiega che anche i vaccinati potrebbero continuare a essere contagiosi, dato che allo stato attuale non si hanno abbastanza evidenze per affermare il contrario. Ecco la Faq sull’argomento:

Le persone vaccinate possono trasmettere comunque l’infezione ad altre persone?

Gli studi clinici condotti finora hanno permesso di valutare l’efficacia del vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) sulle forme clinicamente manifeste di COVID-19.

E’ necessario più tempo per ottenere dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e contagiare altre persone.

Sebbene sia plausibile che la vaccinazione protegga dall’infezione. I vaccinati e le persone che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19.