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Comitato Covid, qual’è il suo ruolo e le sue funzioni?

Quali sono i compiti del comitato Covid? Da chi dovrebbe essere composto? Quali conseguenze ha sulla definizione delle misure da adottare? Proviamo a rispondere a queste domande.

Non c’è dubbio che, durante l’attuale emergenza dovuta alla diffusione del virus Covid-19 negli ambienti e nei luoghi di lavoro, il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto” rappresenti un vero e proprio faro nel mare agitato dalle incertezze, dubbi e difficoltà per aziende, lavoratori e operatori in materia di salute e sicurezza. Tale aspetto è confermato anche dall’ultimo DPCM attualmente in vigore. Vediamo allora meglio la funzione di questo comitato.

Protocollo anticontagio: la funzione e il ruolo del comitato Covid

Anzitutto è bene ricordare che la funzione del comitato non è solo di “applicazione” e “verifica” del Protocollo, ma anche di “elaborazione”.

Infatti al punto 13 del Protocollo ne viene prevista la costituzione in ogni realtà lavorativa (indicando anche la soluzione alternativa di livello territoriale). Il Comitato è chiamato all’applicazione e alla verifica delle regole del Protocollo di sicurezza anti-contagio. In esso è prevista espressamente la partecipazione sia del RLS che della rappresentanza sindacale aziendale.

Tuttavia sono molto importanti anche le premesse. Qui infatti si evidenzia l’intento di indicare il modello partecipativo come la via da perseguire per affrontare in modo efficace le questioni inerenti la tutela della salute e sicurezza degli occupati in ambito lavorativo. Anche per il contrasto al pericolo di contagio da Covid-19.

Il richiamo esplicito al favorire il “confronto preventivo con le rappresentanze sindacali”. Al fine di condividere le misure adottate, rese più efficaci dal “contributo di esperienza” di chi lavora, a partire “dagli RLS”.

Pone in chiaro la volontà condivisa dei sottoscrittori del Protocollo nazionale, non solo di confermare il modello partecipativo, di comunitaria derivazione. Bensì di promuovere il confronto costruttivo tra gli attori della prevenzione aziendale.

Come si esplica la funzione di verifica dell’applicazione del protocollo?

Quanto previsto dal punto 13del Protocollo non pone, su piani diversi, l’applicazione e la verifica, ma attribuisce entrambe le funzioni all’azione del comitato Covid, composto dalle figure previste. Tra le quali la rappresentanza sindacale aziendale e gli RLS.

È il comitato, nella sua specifica composizione, che viene chiamato non solo ad occuparsi dell’applicazione delle regole precauzionali indicate nel Protocollo. Bensì anche dell’auto – verifica di quanto posto in essere e della sua rispondenza alle esigenze di tutela e di efficacia degli interventi delineati.

Perché se infatti è evidente che non sono indicati i componenti del Comitato. Nessun dubbio è sorto nel ritenere che nel comitato Covid vi sia necessariamente (almeno) la presenza del datore di lavoro, affiancata dall’RSPP. Con la partecipazione delle rappresentanze dei lavoratori.

L’aver previsto entrambe le funzioni di “applicazione” e  “verifica” in capo al Comitato. Al cui interno è stata espressamente prevista la partecipazione delle rappresentanze. E’ dunque la conferma chiara della volontà congiunta espressa dalle Parti sociali nazionali di ritenere fondamentale il confronto. Nonché la condivisione tra tutti gli attori aziendali della prevenzione, per la costruzione di un sistema efficace di protezione.

RLS, responsabilità penali e comitato Covid

Si potrebbe porre la questione legata alle possibili responsabilità nel partecipare alla applicazione delle regole previste dal Protocollo per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro. La questione è sempre legata al confondere la responsabilità con il concetto di colpa.

Chiariamo subito il discorso. Non essendo titolari di un potere di decisione e spesa, così come anche di interventi di natura organizzativa. Nonché di garanzia dell’attuazione delle direttive ricevute.

I RLS, così come anche l’RSA/RSU. Non potranno mai essere chiamate a rispondere della mancata attuazione degli interventi di tutela della salute e sicurezza sul lavoro.

Il loro ruolo, difatti, nell’ambito del comitato Covid è previsto “sulla base dell’apporto di esperienza e conoscenza del contesto lavorativo”. Al fine dell’individuazione, dell’applicazione e della verifica delle regole del Protocollo per gestire l’ emergenza Covid-19 in azienda. Queste, una volta stabilite, dovranno essere implementate e garantite nel tempo, sul piano della realizzazione ed efficacia. Questi sono aspetti entrambi che attengono, in primis, al datore di lavoro, titolare di un ruolo che è tale “in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa”.

Il modello partecipativo non annulla le specificità di ruolo, omogeneizzando le figure e le posizioni di garanzia, ma valorizza le peculiarità di ogni ruolo, rafforzando il riconoscimento reciproco del valore aggiunto che ciascuno è chiamato ad apportare, nel rispetto dei confini della propria funzione.

In questo senso, anche quanto precisato all’art.29 bis della Legge 40 del 5 giugno 2020, nel quale viene confermato che l’applicazione delle prescrizioni contenute nel Protocollo condiviso costituisce l’adempimento dell’obbligo espresso all’art.2087 del cod. civ., conferma in modo evidente come sia in capo al datore di lavoro l’onere, perché figura di decisione e spesa, di porre in essere le misure necessarie a tutelare l’integrità psico-fisica degli occupati.

Cosa si intende per “comitato territoriale” come indicato nell’ultimo protocollo?

Il Protocollo prevede che sia costituito in azienda un comitato per l’ applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS.

Considerata però la particolare tipologia di alcune imprese e tenuto conto del sistema delle relazioni sindacali. Nelle realtà dove la costituzione del Comitato in azienda dovesse risultare non praticabile. L’istituzione del Comitato deve avvenire a livello territoriale. Composto dagli organismi paritetici e con il coinvolgimento degli RLST e dei rappresentanti delle parti sociali territoriali.

Comitati Covid e protocolli anticontagio: cosa accadrà alla fine dell’emergenza?

Considerate le ragioni per le quali è stato sottoscritto il Protocollo condiviso è da ritenee che nel momento in cui la necessità dell’adozione di tali misure non verrà ritenuta più vincolante. Anche il ruolo del Comitato, sia aziendale che territoriale, verrà meno.

Dunque a fronte della “partecipazione” delle rappresentanze in tale ambito, come previsto per la composizione del Comitato, si dovrà tornare alla mera “consultazione” dell’RLS.

Tornando quindi da un contesto di confronto e condivisione all’assolvimento di un obbligo di interlocuzione tra il datore di lavoro e l’RLS, su quanto delineato dal primo. Più rilevante è sicuramente invece la riduzione in termini di rappresentanza.

Dunque su questo fronte, quando la necessità (speriamo presto) andrà a svanire in merito all’applicazione delle regole delineate e previste nel Protocollo. Una riflessione articolata dovrà essere fatta sul ruolo della rappresentanza aziendale sui temi della salute e sicurezza sul lavoro.

A tale riguardo è, dunque, opportuno e, potremmo dire, urgente iniziare ad avviare riflessioni ampie su questi aspetti. Ciò al fine di prospettare quale potrà essere la via migliore da intraprendere nel periodo del “dopo-Covid”.

Infatti il tema delle relazioni tra le Parti sociali, in ambito di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, è ancora in divenire.