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Contagi Coronavirus: come limitarli nei luoghi di lavoro

Malgrado si stia assistendo ad un rallentamento dei contagi da coronavirus. E’ evidente che anche nella Fase 2 dell’emergenza COVID-19 sia ancora necessario ridurre il più possibile le occasioni di contatto. Vediamo come fare sui luoghi di lavoro.

In diverse regioni tra cui Emilia Romagna. Nonché Veneto e Lombardia. I vari reparti di terapia intensiva stanno lentamente tornando alla normalità. Da più fonti però, tra cui il ministero della salute e la protezione civile non si contano gli inviti alla prudenza.

Per approfondire il tema della riduzione delle occasioni di contatto in ambito lavorativo. Nonché altri aspetti correlati alla riapertura delle attività. Torniamo a vedere il documento della Regione Veneto aggiornato lo scorso 30 aprile.

Nel documento è infatti possibile trovare tante indicazioni per la tutela della salute negli ambienti di lavoro non sanitari. Vediamone alcune.

Le indicazioni relative alle limitazioni dei contatti per ridurre i contagi da coronavirus

Il documento veneto, al fine di limitare i contatti tra le persone, riducendo le occasioni di aggregazione, riporta le principali misure previste dalle specifiche disposizioni di riferimento. Comunque integrabili con soluzioni innovative relative alla gestione dell’orario di lavoro e dei processi produttivi.

Ne riprendiamo alcune:

  • favorire il massimo utilizzo delle modalità del lavoro a distanza (cosiddetto “lavoro agile” o “smart working“). In modo coerente con le indicazioni previste dalla contrattazione e legislazione vigente;
  • adottare misure necessarie per favorire orari di ingresso/uscita scaglionati. Ciò al fine di ridurre al minimo le occasioni di contatto nelle zone di ingresso/uscita. Chiaramente laddove lo svolgimento della prestazione lavorativa lo consenta;
  • ridurre al minimo necessario gli spostamenti all’interno dei siti produttivi;
  • ridurre al minimo gli accessi non necessari per i processi produttivi;
  • regolare l’accesso a spazi comuni. Quali spogliatoi e servizi igienici. Nonché spazi destinati alla ristorazione (es. mense). Ovvero allo svago o simili (es. aree relax, sala caffè, aree fumatori);
  • trovare servizi igienici dedicati agli utenti esterni (fornitori, visitatori, trasportatori) e vietare loro l’utilizzo di quelli del personale aziendale.

Si indica poi che nelle micro e piccole imprese. Ovvero qualora non siano disponibili servizi igienici da dedicare in via esclusiva agli utenti esterni. Saranno garantite opportune misure atte ad evitare l’impiego dei servizi igienici del personale da parte di utenti esterni. In questo caso verranno comunque messe a disposizioni soluzioni per il lavaggio delle mani.

La pulizia e aerazione degli ambienti

Sebbene fino alla settimana scorsa, cioè al 22 maggio 2020 ed anche nelle ultime 24 ore non si registrano incrementi di nuovi contagi. Cioè dopo oltre due mesi il numero complessivo di nuovi positivi per contagi da coronavirus continua a diminuire, come il numero di morti, seppure di poco.

Il documento si concentra giustamente sulle indicazioni relative alla pulizia. Nonché aerazione degli ambienti di lavoro.

Si segnala che prima della ripresa delle attività, è necessario garantire. Secondo le specifiche indicazioni emanate dal Ministero della Salute (Circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020). Una completa pulizia di ogni ambiente di lavoro e locale accessorio rimasto chiuso nella fase di lockdown.

Nonché disporne una adeguata pulizia periodica durante la ripresa dell’attività. Associata, per gli ambienti dove abbiano soggiornato casi di COVID-19, a decontaminazione.

In conclusione si indica che, per ridurre il rischio e scongiurare nuovi contagi da coronavirus, deve essere garantita una adeguata aerazione nel corso della giornata. Ricambi di aria in tutti gli ambienti.

Ciò fatte salve eventuali situazioni di non compatibilità con specifici processi di lavoro. Con particolare riferimento a uffici e luoghi pubblici. Gli impianti di ventilazione meccanica controllata devono essere tenuti accesi e in buono stato di funzionamento, ma deve essere eliminato totalmente il ricircolo nell’aria.

Le indicazioni sulla formazione professionale

Riguardo alla limitazione dei contatti riprendiamo, dal documento, una nota integrativa sulla formazione.

Riguardo alla formazione e aggiornamento professionale si ricorda che nell’intero territorio nazionale. In modo analogo alle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado. Sono sospesi i corsi professionali e le attività formative svolte da enti pubblici (anche territoriali e locali) e soggetti privati.

Si ricorda. Come già ripetuto in altri documenti. Ad esempio il “Protocollo condiviso” tra Parti sociali e Governo. Che il mancato completamento della formazione di aggiornamento professionale e/o abilitante.

Entro i termini previsti per tutti i ruoli/funzioni aziendali in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Dovuto all’emergenza in corso e quindi per causa di forza maggiore. Non comporta l’impossibilità a continuare lo svolgimento dello specifico ruolo/funzione. Ciò per agevolare le aziende e scongiurare nuovi contagi da coronavirus.

In tale eventualità, l’aggiornamento dovrà essere completato una volta ripristinate le ordinarie attività formative nelle forme consentite dalla normativa vigente.

Si precisa che tale indicazione non si applica al caso del mancato completamento della formazione iniziale o di base. In tal caso. L’operatore privo della dovuta formazione. Non può e non deve per nessun motivo essere adibito al ruolo/funzione a cui la formazione obbligatoria e/o abilitante si riferisce.

Conclusioni e situazioni di contagi da coronavirus

La soluzione alla pandemia sembra oggi ancora lontana. I casi di coronavirus nel modo vedono attualmente al primo posto gli Stati Uniti. Sebbene in Italia il numero di casi attualmente positivi tende a diminuire con diverse regioni che non hanno fatto registrare nessun nuovo caso rispetto a ieri l’attenzione deve restare alta.