contagio da virus covid 19

Contagio da virus Covid 19 sul lavoro e responsabilità

Quali sono le responsabilità del datore di lavoro in caso di contagio da virus Covid 19? Come deve procedere una azienda per tutelarsi? Cerchiamo di fare chiarezza.

La necessità di contrastare l’emergenza di Covid-19 in essere, come noto. Ha condotto il Governo a varare specifiche misure igienico – sanitarie che i datori di lavoro sono tenuti a rispettare.

In tema di contagio da virus Covid 19 sono intervenuti sul tema sia il Ministero della salute che l’Istituto Superiore di Sanità. Sappiamo bene ormai che il nuovo virus denominato Sars CoV-2 causa difficoltà respiratorie ed ha imposto una serie stringente di regole da rispettare. Da quando all’inizio di marzo si sono verificati alcuni casi in Lombardia, si è subito mossa la macchina statale e la protezione civile per fronteggiare il problema.

Sappiamo che il nuovo coronavirus Sars CoV-2 ha una grande capacità di infettare e la trasmissione del virus avviene principalmente per via aerea. Il virus respiratorio porta alla cosiddetta sindrome respiratoria acuta grave attaccando le vie respiratorie. Non essendoci ancora un vaccino la maggior parte delle misure di protezione e prevenzione ad oggi sono di natura tecnica (uso di DPI) e gestionale. La attuale situazione in Italia, dopo aver fatto molti tamponi, è in miglioramento con sempre meno persone positive al test.

Ora ci si chiede, tenendo conto di tutte le indicazioni fornite, quali devono essere le misure da adottare per tutelare le aziende ed i datori di lavoro. Ad esempio l’uso di detergenti a base di alcol o a base di cloro e tanto altro ancora.

Il datore di lavoro è garante della salute e sicurezza dei lavoratori

Innanzitutto, è necessario premettere che il datore di lavoro è garante ex lege della salute e sicurezza dei lavoratori e che, proprio in tale sua veste. Lo stesso dovrà includere la valutazione del rischio di contagio da virus Covid-19 nel documento di valutazione dei rischi.

Afferma, in proposito, l’art. 2087 c.c. che, nell’esercizio dell’impresa, l’imprenditore è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie per tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro

Prescrive, in proposto, l’art. 15 d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 c.d. Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro che il menzionato documento passi in rassegna tutti i rischi per la salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

Ivi compreso, dunque, per quel che qui importa, l’anzidetto rischio biologico. In questo senso, in ogni caso, si esprime anche il Documento tecnico sulla possibile modulazione delle misure di contenimento da SARS-COv-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione varato dall’INAIL in data 23 aprile 2020

Il rischio penale del datore di lavoro: quando si può incorrere nelle lesioni personali colpose?

È quindi certo che, in caso di contagio sul lavoro da virus Covid-19 di un lavoratore, il datore di lavoro possa essere chiamato a rispondere, in sede penale, per inosservanza degli artt. 590 (lesioni personali colpose) e 589 (omicidio colposo) c.p.  – fattispecie, queste, entrambe aggravate dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro –.

Ciò, più precisamente, potrà accadere laddove emerga:

a) che non sono state adottate, da parte del datore di lavoro, tutte le misure necessarie per prevenire il rischio di contagio da virus Covid-19;

b) che il contagio si è verificato sul luogo di lavoro o sul cantiere a causa della mancata adozione, da parte del datore di lavoro, delle anzidette misure.

Si consideri, in proposito, che, secondo la Circolare INAIL 3 aprile 2020, n. 13, nell’attuale situazione pandemica, ove a contrarre il virus Covid-19 fossero  operatori sanitari ovvero lavoratori impiegati in attività lavorative che comportino il costante contatto con il pubblico/l’utenza.

Il riferimento è qui, a mero titolo di esempio, a lavoratori operanti in front-office/alla cassa. A lavoratori addetti alle vendite. Oppure a lavoratori operanti in ambito sanitario con mansioni tecniche/di supporto. Ancora, a lavoratori addetti alle pulizie, a lavoratori addetti a trasporto infermi, etc.. Scatterebbe la presunzione semplice avente ad oggetto l’origine professionale dell’avvenuto contagio

Stabilisce, infatti, l’art. 40 comma 2 c.p. che chi, nel caso di specie, datore di lavoro, non impedisce un evento che ha l’obbligo giuridico di impedire è chiamato a risponderne come se l’avesse cagionato.

In questi casi, peraltro, a rispondere, in sede penale, dell’infortunio sul lavoro conseguente a contagio da virus Covid-19 sarà altresì l’impresa.

Rischio di contagio da virus Covid 19 e rischio biologico

Premesso che, nell’ottica delle attività datoriali e sindacali, il rischio di contagio da virus Covid-19 rappresenta un rischio biologico generico per il quale occorre adottare misure uguali per tutta la popolazione. Nonché che le misure ivi adottate seguono la logica della precauzione e che è, e resta, necessario:

  • attuare il c.d. smart working nella misura massima possibile;
  • incentivare ferie e congedi retribuiti;
  • sospendere le attività aziendali non necessarie alla produzione. Gli anzidetti Protocolli prevedono, da un lato, specifici obblighi di informazione, posti a carico del datore di lavoro, aventi ad oggetto le disposizioni delle Autorità. Dall’altro lato, specifiche disposizioni in tema d’ingresso dei lavoratori. Nonché d’entrata e d’uscita dei dipendenti ovvero d’accesso dei fornitori esterni in azienda/in cantiere.
    Ancora, di pulizia giornaliera e sanificazione periodica dei locali aziendali/dei cantieri. Di precauzioni igieniche personali che tutte le persone presenti in azienda/nel cantiere sono tenute ad adottare. Oltreché di adozione delle misure di igiene e dei dispositivi di protezione (mascherine, guanti, occhiali, tute, camici, cuffie, etc.). Di gestione degli spazi comuni (mense, spogliatoi, aree fumatori e distributori di snack/bevande, etc.).
    Di gestione aziendale/dei cantieri in punto di turnazione, trasferte e smart working/turnazione e modulazione del cronoprogramma delle lavorazioni, di spostamenti interni all’azienda/al cantiere e di regole aventi ad oggetto la gestione di persone sintomatiche in azienda/nei cantieri.

La Sorveglianza Sanitaria ed il contagio da virus Covid 19

In sede di integrazioni datate 24 aprile 2020, inoltre, il Protocollo anticontagio ha espressamente previsto alcune misure. Tra queste che il medico competente segnali all’azienda situazioni di particolare fragilità proprie dei lavoratori. Ovvero loro, pregressi o attuali, patologie. Ciò affinché l’azienda, nel rispetto della privacy, possa provvedere alla tutela degli stessi.

Pressoché identiche previsioni, peraltro, si ritrovano nell’ambito del Protocollo condiviso per il contenimento della diffusione del Covid-19 nei cantieri alla voce “Sorveglianza sanitaria”.

Sebbene gli anzidetti Protocolli rappresentino  strumenti certamente utili in vista del contenimento e della gestione dell’emergenza Covid-19. Tuttavia all’adozione delle misure di prevenzione ivi indicate da parte del datore di lavoro dovrà essere affiancata l’attenta valutazione delle specifiche esigenze proprie di ogni singola azienda/singolo cantiere.

E’ su queste ultime, infatti, che le menzionate misure di prevenzione dovranno concretamente essere nuovamente parametrate se datori di lavoro e società vorranno davvero scongiurare le sanzioni previste dagli artt. 590 e 589 c.p. e 25 septies d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231.

Cosa deve fare il datore di lavoro o l’azienda?

In quest’ottica, sembra, peraltro, corretto affermare che il datore di lavoro debba provvedere in merito di intesa con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Nonché con il medico competente che è opportuno coinvolgere. Per la valutazione di lavoratori con particolari situazioni di fragilità. Nonché per l’inserimento lavorativo di lavoratori con pregressa infezione da virus Covid-19.

Nonché con il confronto del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Avendo inoltre cura di formalizzare per iscritto l’effettiva adozione delle suddette misure di prevenzione da parte dell’impresa a fini di attestazione e tracciabilità a posteriori delle stesse.