coronavirus agente biologico

Coronavirus agente biologico di gruppo 3

La nuova direttiva europea 2020/739 classifica il coronavirus quale agente biologico di gruppo 3. Questa prevede l’inserimento del SARS-CoV-2 nell’elenco degli agenti biologici di cui al D.Lgs 81/08.

Le indicazioni della nuova direttiva europea

Il decreto legislativo 81/2008 all’art. 268 del Titolo X riguardo alla valutazione degli agenti biologici riporta i seguenti quattro gruppi:

  • agente biologico del gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani;
  • agente biologico del gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaga nella comunità. Sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche;
  • agente biologico del gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori. L’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche;
  • agente biologico del gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani. Costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità. Non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche.

Nella nuova direttiva si indica che la pandemia da COVID-19 ha colpito tutti gli Stati membri dall’inizio del 2020. Ciò sta causando gravi perturbazioni in tutti i settori e servizi. Vi sono anche ripercussioni dirette sulla salute e la sicurezza di tutti i lavoratori ovunque nell’Unione.

E in questa fase il rigoroso rispetto. Nonché l’applicazione delle disposizioni nazionali che recepiscono le norme dell’Unione in materia di salute e sicurezza sul lavoro sono, più che mai, di massima importanza.

Le indicazioni della direttiva e la classificazione del coronavirus quale agente biologico

In particolare si ricorda che la direttiva 2000/54/CE relativa alla protezione dei lavoratori contro il rischio biologico è chiara. Stabilisce norme per la protezione dei lavoratori contro i rischi che derivano. Ovvero che possono derivare per la loro sicurezza e salute dalla esposizione agli agenti biologici durante il lavoro. Ivi comprese norme per la prevenzione di tali rischi.

La direttiva si applica alle attività in cui i lavoratori sono o possono essere esposti ad agenti biologici a causa della loro attività lavorativa.

Stabilisce, per qualsiasi attività che possa comportare un rischio di esposizione ad agenti biologici, le misure da adottare. Ciò al fine di determinare la natura, il grado e la durata della esposizione dei lavoratori a tali agenti.

In particolare l’allegato III della direttiva 2000/54/CE stabilisce l’ elenco degli agenti biologici. Di questi agenti è noto che possono causare malattie infettive nell’uomo. Sono inoltre classificati secondo il livello del rischio di infezione.

Se con la direttiva (UE) 2019/1833 della Commissione è stata già apportata una modifica all’allegato III della direttiva 2000/54/CE. Sono infatti stati aggiunti numerosi agenti biologici. Tra questi il coronavirus quale agente biologico della sindrome respiratoria acuta grave (virus SARS).

Nonché il coronavirus della sindrome respiratoria medio – orientale (virus MERS). Ora la presente direttiva apporta una modifica relativa al virus coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave. Abbreviato cioè SARS-CoV-2, che ha causato la pandemia di COVID-19 ed è molto simile ai virus SARS e MERS.

La valutazione dell’agente biologico SARS-CoV-2

Si indica che in funzione dei dati clinici attualmente disponibili concernenti le specifiche del virus. Quali ad esempio le modalità di trasmissione. Nonché le specifiche cliniche e i fattori di rischio per l’infezione.

E’ opportuno aggiungere con urgenza il SARS-CoV-2 all’allegato III della direttiva 2000/54/CE. Ciò al fine di continuare a garantire un’adeguata protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro.

Tale nuovo coronavirus quale agente biologico può causare gravi malattie umane nella popolazione infetta. Presenta infatti un serio rischio in particolare per i lavoratori anziani e quelli con una patologia soggiacente o una malattia cronica.

Attualmente non sono disponibili vaccini o cure efficaci. Si stanno però compiendo sforzi notevoli a livello mondiale e finora è attualmente al vaglio un numero molto alto di vaccini candidati.

E tenuto conto delle prove scientifiche più recenti. Nonché dei dati clinici disponibili. Oltreché dei pareri forniti da esperti che rappresentano tutti gli Stati membri. Il SARS-CoV-2 dovrebbe quindi essere classificato come patogeno per l’uomo del gruppo di rischio 3.

Il coronavirus e la valutazione quale agente biologico

Vari Stati membri e Stati dell’EFTA. Nonché altri paesi terzi. Hanno iniziato ad adottare misure riguardanti la valutazione del SARS-CoV-2 nel gruppo di rischio 3.

Tra l’altro nel marzo 2020 l’OMS ha pubblicato linee guida sulla biosicurezza nei laboratori concernenti il nuovo coronavirus e l’esame di campioni clinici di pazienti affetti da SARS-CoV-2.

Tali linee guida precisano che il lavoro di laboratorio diagnostico non propagativo. Come ad esempio il sequenziamento. Può essere condotto in una struttura in cui si utilizzano procedure equivalenti almeno al livello di contenimento 2 (livello di biosicurezza 2, BSL-2).

Invece il lavoro propagativo riguardante il SARS-CoV-2 dovrebbe essere condotto in un laboratorio di contenimento con una pressione dell’aria inferiore a quella atmosferica (livello di biosicurezza 3, BSL-3).

Al fine di garantire sufficienti capacità. Nonché la continuità del lavoro essenziale svolto dai laboratori diagnostici in tutta l’Unione Europea. E’ opportuno che ciò venga precisato nell’allegato III della direttiva 2000/54/CE.

Il coronavirus e la stima del gruppo di rischio quale agente biologico

Segnaliamo solo che il numero (3) della seconda colonna della direttiva corrisponde al gruppo (gruppo di rischio 3). Nonché che l’articolo 16 della direttiva 2000/54/CE fa riferimento alle misure speciali per i processi industriali. Ovvero i laboratori e gli stabulari. Il paragrafo 1 fa riferimento ai laboratori.

La necessità di un recepimento breve della norma europea

La direttiva indica poi che alla luce della gravità della pandemia di COVID-19 a livello mondiale. In funzione del fatto che ogni lavoratore ha diritto a un ambiente di lavoro sano, sicuro e adeguato.

Cosa tra l’altro prevista dal principio 10 del pilastro europeo dei diritti sociali. La direttiva prevede un periodo di recepimento breve. Di cinque mesi.

Viste le circostanze eccezionali gli Stati membri sono invitati ad attuare la presente direttiva prima del termine di recepimento, ove possibile.

Chiaramente la Commissione continuerà a seguire da vicino la situazione riguardante la pandemia di coronavirus e la sua valutazione quale agente biologico. Compresi lo sviluppo di un possibile vaccino e la disponibilità di ulteriori prove e dati scientifici e tecnologici concernenti il SARS-CoV-2.

Su tale base la Commissione potrebbe riesaminare, se necessario, la valutazione nei gruppi di rischio stabilita tramite l’adozione della presente direttiva.

Dunque l’articolo 3 della nuova direttiva indica che gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 24 novembre 2020. Essi comunicano subito alla Commissione il testo di tali disposizioni.

Infine si segnala (articolo 4) che la direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. La direttiva è stata pubblicata nella Gazzetta del 4 giugno 2020. Pertanto entra in vigore a partire dal 24 giugno prossimo.