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Datore e dirigenti … responsabilità in caso di infortunio

Datore e dirigenti, si restringe il campo di applicazione della responsabilità penale in caso di evento lesivo occorso al lavoratore sul posto di lavoro. Infatti. In caso di infortunio al dipendente di un’azienda.

Il dirigente delegato alla manutenzione degli impianti deve essere assolto dal reato contestato di imputazione di lesioni personali colpose. In quanto lo stesso è mero organo tecnico privo di autonomia decisionale.

Pertanto, pur essendo il lavoratore rimasto vittima di un grave infortunio. Il dirigente non deve essere condannato. In quanto non assume alcuna posizione di garanzia sulla sicurezza dei dipendenti.

Essendo tenuto a concordare con il datore di lavoro ogni piano di interventi da realizzare. A stabilirlo è la Corte di cassazione con la sentenza n. 3184 del 27 gennaio 2020.

Il caso, il datore di lavoro ed il dirigente

La vicenda riguarda un lavoratore, impiegato nel reparto «ricevimento/invio» con la mansione di addetto allo scarico e al carico delle merci, infortunato sul posto di lavoro. A seguito di una manovra pericolosa, il lavoratore aveva subito lesioni personali gravi, consistenti in frattura alla gamba destra.

Nel caso di specie, la Corte d’appello di Firenze, confermando la sentenza di primo grado, aveva ritenuto il dirigente responsabile del reato di cui all’art.590, comma 3, cod.pen., poiché titolare di delega ricevuta da parte del datore di lavoro agli «interventi e adeguamenti strutturali, manutenzione di uffici e impianti».

I giudici di merito avevano ritenuto sussistere il profilo di colpa contestato e ravvisato nella violazione da parte del dirigente degli art. 63, comma 1 e art. 64, comma 1, lett. a) del DLgs 81/2008.

Infatti. Avevano osservato i giudici di secondo grado. A prescindere dalla condotta non ortodossa della persona offesa.

C’era un concreto rischio di caduta dal bordo della banchina. Assai prossimo allo spazio di manovra a disposizione.

In merito alla valutazione dei luoghi. Nonché del tipo di manovra da compiere col carrello. Ancora, del peso delle merci. Nonché della limitatezza dello spazio a disposizione.

L’eventuale distrazione del lavoratore, quindi, non poteva esimere da colpa l’imputato. Poiché sia il Tribunale sia la Corte d’appello di Firenze avessero condannato il dirigente, lo stesso aveva impugnato la sentenza, ricorrendo in Cassazione.

Ruolo del datore di lavoro e del dirigente

Nella sua difesa. Il lavoratore aveva lamentato che la Corte d’appello avesse utilizzato un unico dato probatorio. Costituito dalle dichiarazioni di un testimone.

Le quali non erano state valutate dalla sentenza di primo grado. E comunque, erano state contraddette da altre dichiarazioni quanto alla ricostruzione del fatto storico. Del tutto diversa da quella ritenuta in sentenza.

Pertanto. La caduta del lavoratore. Diversamente da quanto affermato dal teste. Si era verificata quando la banchina era ormai del tutto sgombra.

Visto che la persona offesa stava movimentando l’ultimo dei carrelli da caricare sui furgoni postali. Di conseguenza. A parere dell’imputato.

Egli aveva operato nel rispetto della delega ricevuta dal datore e la responsabilità ricadeva unicamente sul lavoratore infortunato che aveva sbagliato manovra.

Inoltre, diversamente da quanto assunto nelle sentenze di merito. Il combinato disposto dei punti 1.3.13 e 1.3.14 del DLgs 81/2008.

Prevede unicamente che le banchine di carico debbano «offrire una sicurezza tale da evitare che i lavoratori possano cadere». Atteso che laddove il citato decreto reputi unica misura idonea a eliminare o mitigare il rischio di caduta l’installazione di balaustre lo contempla in modo esplicito.

La «banchina di carico». In particolare. Altro non è che un luogo di lavoro rientrante nel più ampio genere dei «piani di caricamento».

Per i quali la norma prevede l’installazione «su tutti i lati aperti» soltanto se l’altezza è superiore ai 2 metri. Nella fattispecie in esame. L’altezza era inferiore.

Peraltro, anche se apposte, le balaustre non avrebbero evitato la caduta del lavoratore. A detta del ricorrente, ciò valeva di per sé a escludere la sussistenza di qualsiasi omissione penalmente rilevante ai sensi dell’art.40, comma 2, cod. pen.

La sentenza

I giudici della Suprema corte hanno accolto il ricorso del dirigente. In via preliminare. Essi hanno affermato che in tema di reati omissivi colposi.

La posizione di garanzia deve essere valutata accertando in concreto l’effettiva titolarità del «potere-dovere» di protezione dello specifico bene giuridico che necessita di protezione. Nonché di gestione della specifica fonte di pericolo di lesione di tale bene. Alla luce delle specifiche circostanze in cui si è verificato il sinistro.

A ben vedere. Dal documento di «delega e attribuzioni di responsabilità su interventi e adeguamenti strutturali. Su manutenzione di uffici e impianti in materia di igiene e sicurezza sul lavoro di cui al DLgs 81/2008».

Emerge che il dirigente non disponeva di autonomi poteri di intervento e di scelta degli interventi da effettuare. Ciò in quanto le decisioni dovevano essere esercitate in accordo con il “Piano degli interventi” definiti dal datore di lavoro.

In conclusione. I giudici di legittimità non hanno ravvisato alcuna violazione di cautele scrivibili all’imputato. Con la conseguenza che la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio per non avere l’imputato commesso il fatto.

Precedenti giurisprudenziali

Cassazione sent. n. 6277 del 8 febbraio 2008

Il dirigente e il preposto sono. Per quanto di competenza. Responsabili iure proprio degli obblighi di sicurezza sul lavoro a prescindere dalla eventuale delega fornita dal datore di lavoro.

Cassazione sent. n. 32358 del 5 luglio 2017

In tema di tutela della sicurezza e salute dei luoghi di lavoro negli enti locali. Per datore di lavoro deve intendersi il dirigente al quale spettano poteri di gestione.

Ivi compresa la titolarità di autonomi poteri decisori in materia di spesa.

Pertanto, condizione necessaria per riconoscere in capo al dirigente la qualità di datore di lavoro è che questo sia dotato di effettivi poteri gestionali, decisionali e di spesa.

Ne deriva che il dirigente, pur potendo assumere la qualità di datore di lavoro ex art. 2, lett. b), del dlgs 81/2008. Non è responsabile delle violazioni che sanzionano la mancata esecuzione degli interventi di messa in sicurezza e ristrutturazione degli edifici scolastici.

Qualora risulti in concreto privo di autonomi poteri gestionali. Nonché decisionali e di spesa.

Cassazione sent. n. 1502 del 14 gennaio 2010

Il dirigente. Come il datore di lavoro e il preposto. E’ individuato direttamente dalle leggi e dalla giurisprudenza come il soggetto cui competono i poteri originari e specifici.

Differenziati tra loro e collegati alle funzioni a essi demandati. La cui inosservanza comporta la diretta responsabilità del soggetto iure proprio.

Di conseguenza. Il dirigente non è chiamato a rispondere in quanto delegato dal datore di lavoro. Ma bensì a titolo diretto e personale per l’inosservanza di obblighi che allo stesso direttamente fanno capo.