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Emergenza covid e vaccino, gli elementi che entrano in gioco

Non c’è dubbio che l’attuale fase dell’emergenza Covid abbia ormai come protagonista il vaccino. Su questo sono riposte molte speranze per la conclusione di questa pandemia. Tuttavia si rischiano di trovare sulla sua strada dissensi, problemi organizzativi e cattive prassi operative e comunicative. Approfondiamo questi aspetti.

In questo momento e fino a venerdì 22 gennaio 2021 il grande dibattito sui media inclusi i social network è in merito alla vaccinazione anti covid-19. Il governo italiano ha scelto di non renderla obbligatoria ed il dibattito si è infiammato su tutto il territorio nazionale con relativa condivisione sui social. Da un lato chi pretende che lo facciano tutti. Dall’altro chi non lo vuole fare.

Dopo tanti mesi di restrizioni e preoccupazioni in questa emergenza covid. Non solo sanitarie ma anche finanziarie e legate al futuro. Le due posizioni rischiano di irrigidirsi oltre misura creando difficoltà e conflitti. Nonché un peggioramento della situazione dei contagi.

Il presidente del consiglio dei ministri, di concerto con il ministero della salute, ha previsto finora varie misure di contenimento in merito allo stato di emergenza legata al covid.

Tuttavia non si è ancora espresso in merito all’obbligo vaccinale. Tantomeno varie task force, dall’Istituto Superiore di Sanità, alla protezione civile fino alle regioni e province autonome sono trapelate indicazioni in tal senso. Pertanto, nonostante i decreti legge con indicazione delle misure urgenti in materia di epidemiologia da Covid-19 il discorso resta aperto.

Questo articolo è destinato a coloro per i quali, per ruolo, è prevista la vaccinazione. Il governo, gli operatori della Sanità, chi si occupa di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I destinatari sono dunque coloro che hanno bisogno di strumenti gestionali e comunicativi per facilitare la scelta in merito al vaccino.

Lo stato di emergenza legato al covid

Il contributo di oggi riflette partendo su ciò che sappiamo sul funzionamento dei meccanismi psicologici correlati alle decisioni sulla propria salute. Portiamo avanti un focus sulle distorsioni cognitive che con maggiore probabilità sono presenti in chi è contrario alla vaccinazione.

Non saranno invece trattati altri tipi di distorsione, che potrebbero entrare in gioco nella scelta di effettuare la vaccinazione. Ovvero altre scelte sulla propria salute. Quali ad esempio il bias dell’ottimismo, bias della riprova sociale o quello dell’autorità della fonte.

Facciamo una breve descrizione sul nostro modo di prendere decisioni. Sui principali ostacoli che rendono le persone contrarie alle vaccinazioni in generale. Nonché sugli elementi che aiutano le persone a prendere le decisioni in merito alla propria salute.

Infine, tenendo conto delle ricerche, degli ostacoli e dei facilitatori, andiamo a vedere le tipologie di intervento che possono facilitare la scelta a favore della vaccinazione.

Il meccanismo dcisionale

Nella storia dei premi Nobel sono soltanto due gli psicologi che hanno vinto questo prestigioso premio per l’economia in merito soprattutto a come prendiamo le decisioni. Il discorso vale anche in relazione all’emergenza covid.

Nel 1978 Herbert Simon, vinse il premio Nobel per il concetto di Razionalità limitata. Dimostrò che tutti decidiamo non su base razionale, ma su una base più istintiva.

Nel 2002 vince il Premio Nobel Daniel Kahneman per aver continuato gli studi di Simon sui limiti cognitivi nella presa di decisione soprattutto in condizioni d’incertezza.

Kahneman e collaboratori hanno potuto dimostrare che i nostri processi decisionali sono legati all’uso di euristiche mentali. Si tratta di scorciatoie di pensiero che si basano su rappresentazioni semplificate della realtà. Ciò per giungere ad una decisione con rapidità e senza la necessità di reperire e analizzare tutte le informazioni.

Quando ci rendiamo conto che una delle nostre euristiche non funziona perché ci conduce all’errore possiamo imparare dall’esperienza e raffinare meglio l’euristica. Un po’ come le strade, se la scorciatoia che hai preso non ti porta più velocemente a casa, devi studiarne un’altra.

Maggiori informazioni

Quando invece pur commettendo errori restiamo fedeli alle nostre scorciatoie, trasformiamo l’euristica in un bias cognitivo. Cioè in una distorsione nel modo di percepire la realtà basato su convinzioni e preferenze personali, non ancorate alla realtà.

Solitamente quando siamo in una situazione incerta o stressante tendiamo a fare molto affidamento alle nostre euristiche e ai nostri bias cognitivi.

Quindi riassumendo: nessuno di noi decide esclusivamente sulla base di fatti e dati oggettivi. Lo facciamo in modo in larga parte impulsivo ed emotivo.

Se siamo consapevoli di noi stessi riusciamo a capire quando stiamo sbagliando. Se invece abbiamo poca consapevolezza rischiamo di farci molto male usando scorciatoie errate. I bias cognitivi appunto. Questo perché non riusciamo a vedere la realtà per come è, ma filtrata dalle nostre lenti soggettive.

Per decidere in merito alla nostra salute dobbiamo imparare a riconoscere i nostri bias e compiere scelte più consapevoli, che integrino i nostri bisogni con i dati prevenienti dalla realtà.

Emergenza covid: gli ostacoli alla vaccinazione

I vaccini hanno debellato molte malattie gravi e/o mortali. Nonostante la loro comprovata efficacia ci sono alcune frange di popolazione che rifiutano di vaccinarsi e di vaccinare i propri figli.

Perché? Cosa sollecita l’idea di iniettarsi il vaccino? Si possono riassumere i blocchi mentali rispetto alla vaccinazione in quattro principali categorie.

Anzitutto la “tendenza al pensiero cospiratorio” nonché una “visione del mondo individualistica”. Ancora, l’uso eccessivo di un bias cognitivo denominato “distorsione dovuta ad omissione” e in ultimo la “fobia per aghi e sangue”. In genere le persone più ostili e resistenti alla vaccinazione usano una combinazione di più elementi. Capire come agiscono queste dinamiche mentali permetterà anche di avere una comunicazione più efficace a quegli operatori che si trovano a dover favorire la decisione di vaccinarsi.

La tendenza al pensiero cospiratorio

In merito all’emergenza covid alcuni sono più propensi a credere nelle teorie della cospirazione. Tale propensione è facilitata quando si mostrano carenze in alcune competenze trasversali (soft skills).

Il profilo della persona più incline al pensiero cospiratorio è una scarsa capacità di analisi. Nonché abilità interpersonali ed affettive inadeguate a cui si aggiunge la tendenza alla manipolazione. Inoltre, molto importante, una bassa tolleranza all’incertezza.

A questo profilo vanno aggiunti tre bisogni che descrive Kendra Cherry nel suo articolo. I primi due si riferiscono soprattutto alla scarsa tolleranza all’incertezza. L’ultimo è tipico di chi mostra abilità interpersonali e autostima inadeguata.

Il bisogno di comprensione e coerenza

Quando le persone sono esposte ad informazioni tra loro incoerenti, è naturale cercare spiegazioni che diminuiscano questa dissonanza. Le teorie del complotto offrono queste spiegazioni permettendo alla persona di uscire facilmente dall’incertezza.

Un altro elemento che influenza negativamente i complottisti è l’uso del bias di conferma. Chi usa questa “scorciatoia mentale” è naturalmente incline a cercare solo le informazioni che confermano le proprie convinzioni.

Il bisogno di controllo in relazione all’emergenza covid

Uno studio ha scoperto che le persone che si sentono psicologicamente, socialmente o politicamente impotenti. Nonché che stanno sperimentando forti stati di ansietà. Sono più propensi a credere nelle teorie di cospirazione.

La scorciatoia mentale spesso usata da chi ha necessità del controllo è il bias denominato della reattanza. Tali persone hanno una particolare sensibilità per la violazione della loro libertà. Un po’ come gli adolescenti, quando percepiscono un ordine rispondono in contro-dipendenza, facendo esattamente il contrario di quello che gli è stato chiesto o ordinato. Anche se questo è palesemente contrario al buon senso.

Il bisogno di appartenere o di sentirsi speciali

Tale atteggiamento affonda le sue radici nel nostro innato bisogno di appartenenza ad un gruppo. Le teorie del complotto nascono allora come meccanismo di difesa quando le persone si sentono in una posizione di inferiorità. Oppure hanno sperimentato una qualche forma di esclusione sociale. In tutti questi casi vanno alla ricerca del “nemico comune”, del “persecutore”, che nel caso specifico è il personale sanitario o chi sta al potere.

Un altro fenomeno predittore del pensiero cospiratorio e correlato al bisogno di appartenenza in relazione all’emergenza covid. Nonché alla ricerca del nemico comune è il narcisismo collettivo. Si può definire come l’atteggiamento dei membri di un gruppo a esaltarne la positività e l’importanza.

Rappresenta quindi un meccanismo difensivo, per il quale si investe emotivamente nel credere all’unicità e la grandezza del proprio gruppo a discapito degli altri. Il narcisismo collettivo spesso conduce a comportamenti ostili e ad atteggiamenti negativi verso altri gruppi percepiti come minacciosi.

Per il momento ci fermiamo qui e proseguiremo più avanti con l’analisi degli altri aspetti che entrano in gioco in relazione a questa tematica tanto importante.