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Gestione delle persone contagiate che rientrano al lavoro

Come procedere con la gestione delle persone contagiate che rientrano al lavoro? La SIML fornisce alcune indicazioni e chiarimenti. Vediamoli insieme.

La gestione aziendale in questo periodo è stata completamente rivista. Il mercato del lavoro è stato stravolto. Questo ha portato a dover rivedere la gestione del personale e la strategia aziendale in termini di raggiungimento degli obiettivi aziendali.

In questo contesto, in ambiente di lavoro, sono coinvolte tante figure. Dal datore di lavoro alla direzione del personale si tratta di una vera e propria rivoluzione nella organizzazione e gestione delle risorse umane.

Gestire le risorse umane in questo contesto emergenziale risulta tutt’altro che facile. Per evitare gli errori più comuni molto spesso la gestione risorse umane deve monitorare vari aspetti. Oltre che formazione e sviluppo del capitale umano. Deve essere messa in atto una organizzazione verso le tematiche di sicurezza ancora più attenta.

La gestione delle persone contagiate che rientrano al lavoro – Ambito non sanitario

Il documento fornisce alcune indicazioni inerenti la gestione delle persone contagiate che rientrano al lavoro in ambito non sanitario. Tali aspetti sono stati coordinati con quelli dell’analogo documento prodotto dalla Commissione Medici della Sanità. Questo riguarda l’operatore sanitario contagiato che rientra al lavoro.

Una prima proposta di monitoraggio nel tempo del lavoratore con esiti Covid è contenuta nella parte finale del documento ora citato.

Inquadramento e monitoraggio emergono da una raccolta delle evidenze di letteratura riguardo gli aspetti fisiopatologici e clinici finora meglio consolidatisi. Questi presumibilmente saranno suscettibili di osservazione da parte del Medico Competente (MC).

Anche se questi lavoratori-pazienti saranno più direttamente gestiti da altri specialisti, potrà comunque risultare utile avere un modello di presentazione-tipo della malattia e dei suoi esiti.

La visita di reintegro e la gestione delle persone contagiate

Inquadramento normativo

Il coordinamento normativo tra i DPCM contenenti il cosiddetto Protocollo condiviso. Nonché la Circolare del Ministero della Salute del 29 aprile riguardante l’attività del MC ed infine il D. Lgs. 81/08 costringe ad addentrarci in un territorio come quello giuridico. Con questo, ancor più di quanto fatto finora, dovremo imparare a familiarizzare.

A questo proposito va notato che una Circolare Ministeriale o un DPCM (senza specifica delega legislativa) non possono integrare un Decreto Legislativo. Non possono quindi introdurre una nuova tipologia di visita ai sensi del D. Lgs. 81/08.

Al contrario, è vero che un DPCM, soprattutto se richiamato da un Decreto Legge validamente convertito. E’ una norma di forza sufficiente ad istituire una nuova tipologia di visita.

Questa va ad affiancarsi a quelle previste dal D. Lgs. 81/08 evitando anche di incorrere nel divieto posto dall’art. 5 della L. 300/70.

Riguardo i DPCM contenenti il cosiddetto Protocollo condiviso. Ai fini della gestione delle persone contagiate che riprendono il lavoro, è noto che essi prevedono la necessità di effettuare una “Visita di reintegro”. Il primo tentativo da esperire è di provare a ricondurre questa visita.

Ed il conseguente giudizio di idoneità che in tal caso verrà formulato. Al D.Lgs. 81.

Questo attraverso la sensibilizzazione del lavoratore affinché faccia richiesta di una Visita straordinaria (art. 41 c. 1 lett. c).

Queste Visite, per riepilogare, vanno quindi effettuate:

  • per il reintegro progressivo dei lavoratori;
  • indipendentemente dalla durata dell’assenza;
  • per valutare profili specifici di rischiosità;
  • al fine di verificare l’idoneità alla mansione.

Contenuti ed esiti

Le Visite di reintegro richiederanno, quindi, come sempre fanno i Medici Competenti, l’incrocio tra le caratteristiche della mansione e quelle dell’individuo.

In particolare, in merito al contrasto della ipersuscettibilità, è opportuno che il MC si adoperi in maniera proattiva, anche in questa particolare occasione.

Ciò affinché siano svolte nel contesto aziendale campagne di contrasto alle abitudini tabagiche e per la effettuazione della vaccinazione antinfluenzale.

Una completa valutazione delle condizioni del lavoratore potrà richiedere. Oltre all’acquisizione della eventuale documentazione sanitaria, in particolare in seguito a ricovero. Anche la necessità di effettuare eventuali ulteriori accertamenti sanitari.

I loro costi, se necessari alla formulazione del Giudizio di idoneità e nonostante possano gravare su aziende già in affanno. Dovranno essere sostenuti dai Datori di Lavoro.

Diventeranno, anche a questo proposito. Ancora di maggiore importanza la costruzione di un rapporto strategico con la Medicina Generale ed un ulteriore sviluppo degli ambulatori di Medicina del Lavoro “di II livello”.

Riguardo l’utilizzo dei test sierologici in ambito occupazionale si rimanda ai documenti già ampiamente conosciuti. Cioè la Circolare del Ministero della Salute. Il parere del Garante per la Protezione dei dati personali. Nonché le posizioni espresse dal Comitato scientifico SIML.

In conclusione, è necessario ribadire che ove siano in vigore disposizioni regionali che dispongano l’effettuazione dei test ed il MC sia coinvolto nella gestione dei loro esiti. Andranno efficacemente informati i lavoratori delle implicazioni in merito all’isolamento necessario in seguito ad eventuali positività.

Ruolo degli “ambulatori di II livello” nel reinserimento lavorativo

Come noto, il reinserimento lavorativo non coincide con la sola formulazione del giudizio di idoneità. Oltre agli eventuali interventi di prevenzione tecnica ed organizzativa in azienda. E’ necessario che in questi casi la sorveglianza sanitaria non solo valuti lo stato di salute del lavoratore in tempo reale. Bensì che ne monitori nel tempo anche l’evoluzione.

La recente previsione normativa che impone di effettuare la visita medica di reintegro. Ma soprattutto la prevedibile necessità di monitorare questi lavoratori nel medio – lungo periodo.

Rende probabilmente non prorogabile il rafforzamento. Ovvero la creazione ex novo dei cosiddetti centri di “secondo livello”. Ovvero di ambulatori specialistici incentrati sulla nostra Disciplina, ma con vocazione multidisciplinare.

Esistono già per tali strutture evidenze significative sulla loro utilità ed efficacia. Ad esempio, nel miglioramento della presa in carico del lavoratore con disabilità psichica. Questo nella migliore definizione del suo profilo di idoneità come anche in un miglioramento del suo reinserimento occupazionale.

La possibilità di poter contare su riferimenti certi ed accessibili. Ove già non ci siano. I quali a loro volta possano poi attivare. In maniera ragionata e coordinata.

Quali ad esempio percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi all’interno delle stesse strutture ove sono presenti. Contribuirebbe in maniera decisiva al superamento della condizione di isolamento professionale che spesso affligge l’attività del MC.

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