il datore di lavoro

Il datore di lavoro ed il nuovo coronavirus

Come deve comportarsi il datore di lavoro nella gestione del nuovo coronavirus? Facciamo alcune riflessioni sul tema dell’impatto dell’emergenza COVID-19 sul mondo del lavoro con specifico riferimento agli obblighi datoriali.

A questo proposito ci soffermiamo oggi su un saggio che si propone di esaminare gli obblighi che il datore di lavoro ha ai fini della prevenzione del rischio di contrarre il nuovo Coronavirus nei luoghi di lavoro.

Nel saggio in questione. Applicando il concetto di rischio professionale, già presentato in altri saggi della stessa rivista. Si indicano le attività produttive in cui è necessario procedere a nuova valutazione dei rischi e analizza le misure che tutti i datori sono tenuti ad adottare per scongiurare il contagio.

Il rischio professionale e la nozione di prevenzione

Si indica che al di là delle normative che nella cosiddetta Fase 1 hanno determinato la sospensione di molte attività, si ritiene utile fornire un contributo per dare un inquadramento giuridico a questo nuovo rischio per la salute dei lavoratori e delimitare di conseguenza gli obblighi di prevenzione che il datore di lavoro ha in capo a sé.

E’ evidente che la questione che più di tutte sta affliggendo da giorni i datori di lavoro. Nonché i tecnici della prevenzione riguarda la presunta obbligatorietà di un aggiornamento del Documento di valutazione dei rischi (DVR) in relazione al rischio biologico.

Il datore di lavoro deve aggiornare il DVR?

In questo senso si ribadisce che benché la formulazione dell’art. 28 del D.lgs. n. 81/2008, riguardo all’oggetto della valutazione dei rischi, fa riferimento a “tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori“.

In realtà è necessario appurare quale sia il rischio attorno al quale ruota l’intero testo unico. L’esito di questa operazione induce a ritenere che il rischio rilevante ai fini della normativa di sicurezza sia solo il “rischio professionale“. Endogeno all’attività produttiva in quanto con essa in rapporto di causa – effetto.

Infatti pur essendo vero che, nell’art. 2 del d.lgs. n. 81/2008, la definizione di valutazione dei rischi è tanto ampia da consentire di ritenervi inclusi anche quei rischi non connaturati all’attività propria dell’impresa. Ma solo raramente presenti all’interno dell’azienda, va parimenti ricordato che la nozione di prevenzione ivi contenuta fa espresso riferimento unicamente ai rischi professionali.

E, dunque, se l’attività di prevenzione è strettamente incentrata sui soli rischi di natura professionale. Ne consegue che non avrebbe alcun senso per il datore di lavoro ricomprendere nella valutazione anche rischi ulteriori ai primi.

Considerato che l’obbligo non delegabile di cui all’art. 17 del d.lgs. n. 81/2008 è strumentale alla prevenzione, essendo proprio finalizzato a selezionare le misure di prevenzione adeguate per la gestione dei rischi trovati nell’azienda.

Le attività che devono aggiornare il DVR

Seguendo il ragionamento presentato nel saggio. Si conclude che a dover rivedere il DVR saranno le realtà aziendali in cui si fa un utilizzo deliberato di agenti biologici o in cui si ha una possibilità di esposizione connaturata alla tipologia dell’attività svolta. 

Mentre dovranno ritenersi esentate tutte le altre attività nelle quali una esposizione al Covid-19 non è connaturata alla tipologia dell’attività svolta, bensì discende solo dalle peculiari condizioni di contesto emergenziale. Il datore di lavoro dovrà quindi comportarsi di conseguenza.

Altre informazioni

A corroborare tale valutazione è anche il testo dell’art. 29, comma 3, del d.lgs. n. 81/2008, il quale disciplina le ipotesi che danno origine a un obbligo di aggiornamento del DVR.

Queste ipotesi sono quattro, ovvero:

  • modifiche del processo produttivo o della organizzazione del lavoro che impattino sulla salute e sicurezza dei lavoratori;
  • evoluzione tecnologica che consenta una migliore prevenzione;
  • verificarsi di infortuni gravi;
  • esiti della sorveglianza sanitaria che evidenzino la necessità di un aggiornamento del documento.

Dunque, tra le causali da cui deriva l’obbligo di aggiornamento del DVR non sono indicate circostanze ambientali estranee ai rischi specifici aziendali come è l’ipotesi di una epidemia.

E sembra quindi possibile ritenersi escluso un obbligo di aggiornamento per quelle imprese il cui processo produttivo non includa attività che prevedono una deliberata. Ovvero aggravata, benché fortuita. Esposizione al rischio biologico, presentando soltanto un rischio di esposizione generico.

Il datore di lavoro e le cose da fare

L’autore ripercorre tutte le indicazioni per il datore di lavoro che discendono dal “Protocollo condiviso” . Ovvero da altre circolari e norme, anche con riferimento all’utilizzo di dispositivi di protezione, come camici, guanti e respiratori facciali.

E conclude che le misure indicate devono considerarsi doverose in forza dell’obbligo di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori che l’art. 2087 c.c., con la sua ampia formulazione, pone in capo al datore.

Al di là della normativa successiva al protocollo condiviso. Tale obbligatorietà, quindi, prescinde dalla efficacia vincolante o meno che sia da attribuirsi alle fonti attraverso le quali dette misure vengono portate a conoscenza del datore di lavoro.

Ciò perché gli accorgimenti gestionali e i mezzi di prevenzione di recente raccomandati attraverso protocolli. Nonché decreti e circolari ministeriali. Devono essere ricondotti a quelle misure che, alla luce della migliore tecnica a disposizione, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.