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Impedire l’elusione delle sicurezze della macchina

E’ necessario impedire in modo efficace l’accesso alle zone degli elementi mobili. Il datore di lavoro deve mettere a disposizione del lavoratore una attrezzatura idonea ai fini di sicurezza.

La sentenza Cass. Pen., Sez. IV, 20 febbraio 2020, n. 6567, torna a pronunciarsi sulla possibilità di esonerare da responsabilità il datore di lavoro per l’infortunio occorso ad un lavoratore dipendente in presenza di comportamenti negligenti o colposi del lavoratore.

La massima … impedire l’accesso alle zone pericolose

In tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ogniqualvolta venga in rilievo il tema della prevedibilità delle circostanze che hanno determinato l’evento lesivo a carico di un lavoratore.

Deve affermarsi la non eccentricità e la prevedibilità del comportamento del lavoratore quando il comportamento negligente della vittima consista nell’elusione del meccanismo di sicurezza della macchina. Costituendo ciò un ordinario accadimento fortuito, controllabile e intuibile in anticipo.

Sintesi

Con la sentenza Cass. Pen., Sez. IV, 20 febbraio 2020, n. 6567, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi, nel caso in esame, su una questione di grande importanza nella materia della sicurezza, riguardante la possibilità di esonerare da responsabilità il datore di lavoro per l’infortunio occorso ad un lavoratore dipendente in presenza di comportamenti negligenti o colposi.

La Corte d’appello aveva confermato la sentenza di primo grado, che aveva condannato il datore di lavoro per aver messo a disposizione del lavoratore una attrezzatura inidonea ai fini di sicurezza in quanto priva di sistema in grado di impedire in modo efficace l’accesso alle zone degli elementi mobili.

Cosa è successo?

La vicenda processuale segue, come anticipato, alla sentenza con cui la Corte di appello aveva confermato la sentenza emessa dal Tribunale in primo grado. Questa aveva condannato il legale rappresentante di una S.p.A., per aver messo a disposizione di un lavoratore una attrezzatura – impianto per la produzione di pannelli nobilitati – inidonea ai fini di sicurezza.

Questo in quanto priva di sistema in grado di impedire l’accesso alle zone degli elementi mobili, così cagionando al lavoratore lesioni gravi consistite in “trauma cranio non commotivo, scalpo del cuoio capelluto, plurime ferite lacere al volto e distacco parziale dell’orecchio destro, con conseguente incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni”.

Il ricorso, non basta un divieto per impedire l’accesso

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato. In particolare sostenendo, tra i vari profili di legittimità, per quanto qui di interesse, che tutti i testimoni avevano osservato che sussisteva un divieto assoluto di entrare nella macchina durante il funzionamento.

Inoltre nel corso degli anni nessun lavoratore l’aveva mai violato prima del giorno del fatto. Inoltre, il passaggio delle fotocellule da parte della persona comportava il blocco della macchina.

L’infortunio avveniva in un momento in cui le lavorazioni erano ferme e l’impianto non era in funzione. Si versava, quindi, secondo la tesi difensiva, in un caso di comportamento abnorme del lavoratore, avendo egli violato in modo consapevole le cautele impostegli, ponendo in essere una situazione di pericolo non prevedibile e non evitabile tale da impedire ogni ragionevole tutela.

Sentenza della Cassazione e motivazioni

La Cassazione, nel disattendere la tesi difensiva. Ha affermato il principio di cui in massima.

In particolare ha rilevato che non era possibile inquadrare nell’ambito delle condotte connotate da esorbitanza il comportamento tenuto dal lavoratore. Non essendosi realizzato in un ambito avulso dal procedimento lavorativo a cui era stato addetto. Atteso che la macchina era in movimento.

L’operaio vi stava lavorando e i sistemi di blocco erano agevolmente eludibili. Per cui l’imputato non aveva provveduto a predisporre un sistema per impedire materialmente l’accesso.

Precedenti in giurisprudenza

Quanto ai precedenti, il principio di diritto affermato dalla Cassazione merita di essere ribadito, rivestendo particolare interesse con riferimento al tema affrontato.

Per meglio comprenderne l’importanza, deve essere ricordato che in materia di infortuni sul lavoro, la condotta esorbitante e non prevedibile, colposa del lavoratore, idonea ad escludere il nesso causale, non è solo quella che esorbita dalle mansioni affidate al lavoratore.

Bensì anche quella che, nell’ambito delle stesse, attiva un rischio eccentrico od esorbitante dalla sfera di rischio governata dal soggetto titolare della posizione di garanzia (Cass. pen., Sez. IV, n. 5007 del 28/11/2018, dep. 2019, M., CED Cass. 275017).

Nello stesso senso, si è affermato che, in tema di prevenzione, perché la condotta colposa del lavoratore possa ritenersi idonea ad escludere il nesso di causalità tra la condotta del datore di lavoro e l’evento lesivo, è necessario non tanto che essa sia non prevedibile.

Bensì piuttosto che sia tale da attivare un rischio eccentrico o esorbitante dalla sfera di rischio governata dal soggetto titolare della posizione di garanzia (Cass. pen., Sez. IV, n. 15124 del 13/12/2016, dep. 2017, G., CED Cass. 269603).

Bisogna impedire fisicamente l’accesso al lavoratore

Pertanto, in tema di causalità, la colpa del lavoratore, concorrente con la violazione della normativa di sicurezza ascritta al datore di lavoro ovvero al destinatario dell’obbligo di adottare le misure di prevenzione, esime questi ultimi dalle loro responsabilità solo allorquando il comportamento anomalo del primo sia del tutto estraneo al processo produttivo o alle mansioni attribuite.

Si risolve cioè in un comportamento del tutto esorbitante e non prevedibile rispetto al lavoro posto in essere, avulso da ogni possibile intervento e prevedibile scelta del lavoratore (Cass. pen., Sez. IV, n. 16397 del 05/03/2015, G., CED Cass. 263386).

A ciò deve aggiungersi che la condotta imprudente o negligente del lavoratore, in presenza di evidenti criticità del sistema di tutela approntato dal datore di lavoro, non potrà mai spiegare alcuna efficacia esimente in favore dei soggetti destinatari degli obblighi di sicurezza.

Tali disposizioni, infatti, sono dirette a difendere il lavoratore anche da incidenti che possano derivare da sua colpa dovendo, il datore di lavoro, prevedere ed evitare prassi di lavoro non corrette e foriere di eventuali pericoli (Cass. pen., Sez. IV, n. 10265 del 17/01/2017, M., CED Cass. 269255; Id., Sez. IV n. 22813 del 21/4/2015, P., CED Cass. 263497).

In ogni caso, è stato più volte chiarito che la contestazione originaria non concerne il mancato addestramento del lavoratore ad eseguire una manovra pericolosa. Ovvero di avergli ordinato di eseguirla.

Bensì la messa a disposizione di una attrezzatura inidonea ai fini della sicurezza. Ciò in quanto priva di un sistema in grado di impedire l’accesso alle zone pericolose durante il funzionamento degli elementi mobili del macchinario.