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Indice Rt in aumento e possibili nuove zone

Indice Rt ancora in aumento e possibili nuove zone. Alcune Regioni starebbero pericolosamente “viaggiando” verso zone a maggior rischio. Vediamo insieme la situazione.

Sarebbero Emilia Romagna, Campania, Friuli Venezia Giulia e Veneto le quattro Regioni per cui l’Istituto superiore di sanità. Sulla base dei dati dell’ultimo monitoraggio, ritiene opportuno che siano anticipate le misure più restrittive rispetto alla zona gialla. Ciò sulla base del report, che indica le regioni entrate in scenario 4 a rischio moderato con alta probabilità di progressione.

Il ministero della salute valuta l’indice Rt regione per regione e comunque tutti i dati che arrivano dall’ISS. Tra questi anche i nuovi casi nelle ultime 24 ore su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è fare in modo che possano essere garantiti i servizi necessari a tutti i casi sintomatici e la tenuta del sistema sanitario.

Ormai la diffusione del virus è un dato di fatto. E’ stata mediamente superata la soglia dell’indice Rt di 1,5 per cui si valutano tutte le possibili misure di contrasto.

Si guarda all’indice Rt e non solo

Tutti i territori menzionati sono entrati nello scenario di massima gravità. Cioè quello a rischio moderato ma con alta probabilità di progressione. E quindi potrebbero finire presto in area arancione o rossa.

I governatori del Nord hanno deciso di muoversi subito e stanno lavorando a un’ordinanza comune che introduca una serie di misure più stringenti rispetto a quelle attualmente previste per le Regioni gialle.

Lo ha confermato il presidente emiliano Stefano Bonaccini, che ha sentito Zaia e Fedriga e il ministro Speranza per arrivare a ordinanze regionali il più possibile concordate. L’obiettivo di tutti è quello di fermare il contagio e invertire la curva pandemica.

Le possibili regioni in (semi) lockdown

Sta di fatto che presto le Regioni in semi-lockdown (arancioni e rosse) potrebbero diventare in tutto 14. Infatti dopo aver preso visione della valutazione dei vari parametri tra cui l’indice Rt ed aver firmato l’ordinanza per AbruzzoBasilicataLiguria e Toscana, che vanno ad affiancare Sicilia e Puglia in zona arancione.

Nonché quella che pone la provincia di Bolzano in zona rossa assieme a CalabriaLombardiaPiemonte e Valle d’Aosta.

Il ministro della Salute Speranza si è preso ancora qualche ora per valutare la situazione delle quattro Regioni sotto la lente dell’Iss. Queste potrebbero veder schizzare verso l’alto i propri parametri nei prossimi giorni e per le quali è necessario “anticipare” gli interventi.

Escluso, invece, un lockdown totale. Il governo vuole aspettare di vedere gli effetti della decelerazione frutto delle misure del Dpcm del 3 novembre sulla curva dei contagi e solo allora si deciderà.

La sinergia tra le regioni per ridurre l’indice Rt

I presidenti di Friuli, Veneto ed Emilia sperano quindi di evitare la collocazione in area arancione con ordinanze simmetriche. Queste saranno in arrivo già venerdì.

Riguarderanno forse la mobilità tra comuni e Province. Sul tavolo anche l’ipotesi di una nuova stretta per gli assembramenti sui lungomare o nei centri storici.

Dobbiamo essere estremamente attenti per evitare possibilità di contagio. Per questa ragione con i governatori dell’Emilia Romagna Bonaccini e del Veneto Zaia, stiamo ipotizzando e studiando misure per ridurre al massimo le possibilità di assembramenti. Si cerca di non toccare le attività economiche, già gravemente colpite dalla pandemia.

Nonché dalle misure restrittive già in essere, ha dichiarato Fedriga in un video diffuso in serata. Il governatore ha sottolineato che il virus più persone colpisce maggiore è la probabilità che arrivi alle persone fragili. Le quali hanno bisogno di ospedalizzazione e di terapia intensiva.

Invece, occorre ridurre la pressione sugli ospedali e sul sistema spesso gravato anche della ricerca del numero dei contatti della persona infetta. Ciò significa anche garantire tutte le altre cure e tutte le altre forme di assistenza, cioè tutto quello che Covid non è.

Lo spiraglio

Forse c’è anche un primo, esilissimo spiraglio di luce in fondo al tunnel. Dopo settimane di crescita esponenziale. Nell’ultima oggetto di monitoraggio (dal 26 ottobre al 1 novembre) si osserva una stabilizzazione dell’indice di contagio Rt.

Lo ha spiegato il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, al punto stampa al ministero della Salute sull’analisi epidemiologica, convocato dopo che lunedì in tarda serata è stato distribuito l’atteso report della Cabina di Regia che ha portato altre 5 regioni in “fascia arancione”.

Segnale positivo, dunque, se non altro in prospettiva. Tuttavia non bisogna abbassare la guardia perché la situazione è tutt’altro che rosea. L’Italia è in fascia 3 con tendenza alla 4. La più grave. Quasi tutte le Regioni sono a rischio alto o moderato.

Ha avvisato Brusaferro: “Ci troviamo oggi in una fase di mitigazione. Ovvero una situazione in cui sono necessarie misure sociali per rallentare i contatti tra le persone e quindi la diffusione del virus. Le raccomandazioni sono sempre mascherina, distanziamento e igiene delle mani, che restano le misure principali“.

Chiusura generale?

Insomma, l’ipotesi di quel lockdown generalizzato che l’ultimo Dpcm dovrebbe scongiurare, adesso è di nuovo sul tavolo. Nel governo cresce la preoccupazione.

Si tiene d’occhio la curva epidemiologica e si ragiona sulla necessità di misure ancora più severe, come la chiusura dei ristoranti il sabato e la domenica a pranzo. Nonché la sospensione di alcune attività commerciali, che hanno ottenuto deroghe nelle zone rosse.

Ma se alcuni ministri come Roberto Speranza e Dario Franceschini spingono per una stretta ulteriore. Il premier Giuseppe Conte vuole procedere con cautela. Non possiamo scardinare il meccanismo scientifico delle zone rosse, arancioni e gialle – è il suo ragionamento nelle riunioni riservate – Dobbiamo aspettare gli effetti delle misure.

Ci siamo dati un metodo scientifico e non possiamo metterlo in discussione sull’onda dell’emotività. L’obiettivo del governo è arrivare almeno al 15 novembre.

Soltanto domenica prossima sarà infatti possibile stabilire l’efficacia del nuovo meccanismo che, per contenere l’indice Rt, divide l’Italia in fasce di rischio.

Se in questi giorni la curva epidemiologica non avrà invertito la rotta, l’ipotesi più probabile è far entrare tutte le Regioni in zona rossa. In questo caso sarà indispensabile rivedere la lista dei negozi che possono rimanere aperti durante la giornata. Per farlo sarà necessario un nuovo Dpcm che, se dovesse esserci un’accelerazione politica, potrebbe essere discusso con Regioni e Cts già il prossimo fine settimana.