la quarantena

La quarantena è considerata malattia? Cosa dice l’Inps

L’INPS, con il messaggio 9 ottobre 2020, n. 3653, fornisce indicazioni operative e chiarimenti per la quarantena. Indica meglio chi sono i lavoratori che hanno diritto alla tutela previdenziale della malattia, secondo le disposizioni previste dal decreto Cura Italia. Approfondiamo il discorso.

Nel messaggio 24 giugno 2020, n. 2584 l’Istituto ha già illustrato le prime istruzioni. Queste riguardano la gestione dei certificati medici prodotti dai lavoratori dipendenti privati durante il periodo dell’emergenza Covid-19.

La circolare fornisce chiarimenti su una serie di aspetti su cui sono state evidenziate criticità. Queste oggi risultano di particolare importanza dopo la nuova disposizione del CTS. Il quale riduce a 10 giorni la quarantena obbligatoria per i non sintomatici, i quali possono poi uscire con un solo tampone o test negativo.

Importante il focus sulla gestione fra le misure emergenziali sulla quarantena e la prassi nel mondo del lavoro. Un aspetto rilevante riguarda la gestione dei dipendenti che, pur non sintomatici, devono stare in quarantena. Ad esempio, perché sono stati a contatto con pazienti Covid, ma continuano a lavorare in smart working.

L’Istituto si rifà alle disposizioni contenute nell’articolo 26 del Decreto Cura Italia. Specifica le condizioni in cui, tenendo conto delle novità normative degli ultimi mesi, chi è in quarantena non ha più diritto alla tutela previdenziale della malattia.

L’isolamento e la quarantena

Anzitutto è bene chiarire che l’isolamento dei casi di infezione da Sars-CoV-2 si riferisce alla separazione delle persone infette dal resto della comunità. Questo per la durata del periodo di contagiosità, in ambiente e condizioni tali da prevenire la trasmissione dell’infezione.

La quarantena, invece, si riferisce alla restrizione dei movimenti di persone sane per la durata del periodo di incubazione. Queste potrebbero essere state esposte a un agente infettivo o a una malattia contagiosa. L’obiettivo è monitorare l’eventuale comparsa di sintomi e tracciare in breve tempo nuovi casi.

La quarantena non è malattia in caso di smart working

L’Inps parte da una premessa, chiarendo che cosa sono la quarantena e la sorveglianza per i soggetti fragili. Si tratta di misure molto spesso di tipo cautelativo volte a tutelare il lavoratore e la collettività dal rischio. Quindi non rappresentano necessariamente un’incapacità temporanea al lavoro (presupposto necessario per il riconoscimento della comune malattia).

Nell’attuale contesto emergenziale si sono attivate modalità alternative di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato. Ad esempio il lavoro agile o lo smart working.

In questo ambito, relativamente alla quarantena e alla sorveglianza, l’Istituto precisa che non è possibile ricorrere alla tutela previdenziale della malattia. Ovvero della degenza ospedaliera.

Nei casi in cui il lavoratore in quarantena o in sorveglianza perché soggetto fragile continui a svolgere. Sulla base degli accordi con il proprio datore di lavoro. L’attività lavorativa in modalità smart working presso il proprio domicilio.

In questa circostanza, infatti, non ha luogo la sospensione dell’attività lavorativa con la relativa retribuzione. In caso di malattia conclamata, invece, il lavoratore è incapace al lavoro. Quindi ha diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, compensativa della perdita di guadagno.

Quarantena per ordinanza amministrativa

Nei casi di ordinanze o provvedimenti di autorità amministrative che non consentano agli individui di allontanarsi dalla propria abitazione o dal proprio territorio. Quindi di recarsi al lavoro. Ciò al fine di contenere il diffondersi dell’epidemia chiaramente.

Non è possibile procedere con il riconoscimento della tutela della quarantena. Per definirsi quarantena deve infatti esserci un provvedimento dell’operatore di sanità pubblica.

Se quindi l’individuo dovesse venire a contatto stretto con soggetti positivi al coronavirus. Deve essere l’Asl, il medico generale o quello dell’ospedale a decidere tramite un provvedimento la quarantena del soggetto. Egli in questo modo può accedere alla tutela della malattia, e non quando invece è un Comune o una Regione a decretare la quarantena.

Ad ogni modo, i lavoratori possono fare domanda di accesso ai trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA.

Quarantena all’estero

Un altro caso frequente è quello di lavoratori assicurati in Italia. I quali, recatisi all’estero, sono stati oggetto di provvedimenti di quarantena da parte delle competenti autorità del Paese straniero. Si tratta di un altro caso in cui la quarantena non può essere considerata malattia dall’Inps.

Questo perché l’accesso alla tutela non può che provenire sempre da un procedimento eseguito dalle preposte autorità sanitarie italiane.

La quarantena non è malattia con la cassa integrazione

Altro motivo di esclusione per l’accesso all’indennità di malattia è la cassa integrazione. Il lavoratore che riceve la CIG non può chiedere la tutela della malattia anche se dovesse essere ricoverato in ospedale.

Ciò in quanto, viene specificato nella nota dell’Ente, c’è una prevalenza del trattamento di integrazione salariale sull’indennità di malattia.

Come spiegato dall’Inps infatti, la circostanza che il lavoratore sia destinatario di un trattamento di cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo). Ovvero straordinaria (Cigs), in deroga (Cigd) o di assegno ordinario garantito dai fondi di solidarietà determinando di per sé la sospensione degli obblighi contrattuali con l’azienda. Comporta il venir meno della possibilità di poter richiedere la specifica tutela prevista in caso di evento di malattia.

Covid, precisazioni Inps sui lavoratori fragili

Lo stesso vale anche per i soggetti definiti “fragili”. I quali in quanto tali continuino a svolgere in quarantena  l’attività lavorativa nella propria abitazione, sulla base degli accordi con il proprio datore di lavoro. Nei modi alternativi alla presenza in ufficio già previsti.

Spiega infatti l’Inps che per lavoratori fragili la quarantena e la sorveglianza non configurano un’incapacità temporanea al lavoro.

Ciò a causa di una patologia in fase acuta tale da impedire in assoluto lo svolgimento dell’attività lavorativa. Bensì situazioni di rischio per il lavoratore e per la collettività che il legislatore ha inteso tutelare equiparando. Ai fini del trattamento economico. Tali fattispecie alla malattia.

In caso di malattia conclamata chiarisce l’Ente nella nota. Viene invece assicurato il diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, compensativa della perdita di guadagno per l’individuo che non può svolgere il proprio lavoro.

Conclusioni

Ultimamente il livello di allarme delle terapie intensive è salito ed ogni caso confermato non fa che aggravare ulteriormente la situazione.

Per far fronte a questa situazione è intervenuta dapprima una circolare del ministero della salute. In seguito le ultime linee guida. Ciò ha meglio definito cosa si intende per contatto diretto e rivisto il periodo di quarantena portandolo da 14 giorni ad almeno 10 giorni.

Sono previsti, per la fine della quarantena, vari iter in funzione delle situazioni per le persone positive al covid. Ad esempio i casi positivi a lungo termine potranno interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi. Per i casi positivi sintomatici invece è previsto un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi.

Con la recente circolare l’Ente di previdenza fa un passo indietro rispetto a quanto riconosciuto finora ai dipendenti.

Con questa nuova nota l’Inps si cautela nel caso nuovi lockdown costringano i cittadini a dover effettuare la propria attività lavorativa a casa. Chiarisce inoltre che l’isolamento domiciliare non sarà tout court equiparato alla malattia.