lavoratori positivi

Lavoratore positivo e riammissione: nuovi chiarimenti

Forniti chiarimenti per il rientro al lavoro del lavoratore risultato positivo al Covid-19. La polmonite da Covid richiede la verifica dell’idoneità alla mansione. Infatti, il lavoratore che si è ammalato sviluppando un’infezione respiratoria con necessità di ricovero può riprendere il lavoro previa visita medica d’idoneità. Ciò a prescindere dalla durata dell’assenza di malattia.

Lo precisa il ministero della salute nella nota prot. n. 15127/2021, in cui aggiorna le procedure di rientro dei lavoratori dopo l’assenza per Covid, alla luce del protocollo del 6 aprile scorso. Facciamo chiarezza.

I problemi pratici

Nelle ultime settimane tantissime aziende si sono trovate, loro malgrado, a doversi districare tra le difficili e sottili casistiche legate alle misure anti contagio. Negli ambienti di lavoro infatti sappiamo bene che il rientro di lavoratori risultati positivi al Covid può avvenire solo a determinate condizioni.

Questo per garantire adeguate misure di salute e sicurezza. Tuttavia il quadro normativo attuale presentava alcune zone d’ombra nonostante si fosse già intervenuti a riguardo grazie ad una circolare del ministero della salute precedente.

Oltre all’uso della mascherina chirurgica che è equiparata a tutti gli effetti ad un DPI infatti. In caso di sintomi di infezione respiratorie che evidenzino mediante tampone molecolare o antigenico positività al Sars CoV-2 il lavoratore dovrà essere sottoposto ad un periodo di isolamento.

Fin qui, la situazione appare chiara. Il problema si presenta però in relazione al rientro. Non sempre appaiono chiare infatti le condizioni in cui il lavoro potrà essere ripreso in presenza.

L’obiettivo è chiaramente quello di garantire nel miglior modo possibile la sicurezza sul luogo di lavoro. A tal fine si è fatto ricorso a varie figure professionali quali il medico competente ove nominato. Ovvero a strutture accreditate o autorizzate dal servizio sanitario per la ricezione di tamponi che diano risultati negativi.

Tuttavia è innegabile il fatto che non sempre le cose sono andate come avrebbero dovuto. Con l’ultima nota del ministero si è andati dunque a meglio definire quali devono essere le condizioni e le regole da seguire per la riammissione al lavoro.

Lavoratori positivi con sintomi gravi e ricovero

Il primo caso riguarda le situazioni più gravi. Si tratta di lavoratori positivi con polmonite o infezione respiratoria acuta grave. Questi potrebbero presentare ridotta capacità polmonare, anche fino al 20 – 30 %. Ancora, ci riferiamo a soggetti che sono stati ricoverati in terapia intensiva, i quali possono continuare ad avere disturbi rilevanti.

In entrambe le ipotesi, spiega il ministero, il medico competente, se nominato, previa presentazione di certificazione di negativizzazione. Effettua la visita medica “precedente alla ripresa del lavoro a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai 60 giorni continuativi”. Ciò per verificare l’idoneità alla mansione. Nonché per valutare eventuali profili di rischiosità.

La visita è dovuta indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia. Anche se non superiore ai 60 giorni.

Lavoratori positivi sintomatici

Il secondo caso riguarda sempre lavoratori con sintomi di malattia, ma più leggeri. Quindi diversi dal precedente caso. I lavoratori in questo caso possono rientrare in servizio dopo l’isolamento di almeno 10 giorni. Senza considerare anosmia e ageusia o disgeusia che possono prolungarsi nel tempo.

Il tutto accompagnato da test negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi. Ai fini del rientro, il lavoratore trasmette, anche in via telematica, al datore di lavoro per il tramite del medico competente. Ove nominato. Il certificato di negativizzazione.

Lavoratori asintomatici

Il terzo caso riguarda lavoratori positivi ma asintomatici. Questi possono rientrare al lavoro dopo un isolamento di almeno 10 giorni e test negativo.

Ai fini del rientro, il lavoratore trasmette, anche in via telematica, al datore di lavoro per il tramite del medico competente. Ove nominato. Il certificato di negativizzazione.

Tali lavoratori. Cioè lavoratori positivi ma guariti come certificato da tampone negativo. Qualora abbiano contemporaneamente nel proprio nucleo familiare convivente casi ancora positivi. Non vanno considerati alla stregua di “contatti stretti”.

Lavoratori positivi a lungo termine

Il quarto caso riguarda i soggetti che. Pur continuando ad essere positivi. Non hanno sintomi da oltre una settimana.

Tranne, come indicato anche prima, ageusia e/o disgeusia e anosmia. Questi possono interrompere l’isolamento dopo 21 giorni.

Tuttavia, in applicazione del principio di massima precauzione. Vale quanto disposto dal recente Protocollo del 6 aprile 2021. Possono infatti essere riammessi al lavoro dolo dopo la negativizzazione del tampone.

Il lavoratore trasmette il referto, anche in modalità telematica, al datore di lavoro, per il tramite del medico competete, se nominato.

Lavoratore contatto stretto

Infine, il lavoratore che sia un contatto stretto di un caso positivo informa il proprio medico curante che rilascia certificazione di malattia. Ciò salvo che non possa essere collocato in regime di lavoro agile.

Per la ripresa della attività lavorativa, il lavoratore deve aver fatto una quarantena di dieci giorni. Nonché avere un tampone con referto di negatività. Di questo ne darà informazione al proprio datore di lavoro peri l tramite del medico competente, se nominato.

Assenza dal lavoro Covid-19: malattia INPS

È opportuno ricordare che, a seguito dell’emergenza COVID-19, i periodi di quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva, sono equiparati alla malattia ai fini delle prestazioni economiche INPS.

Peraltro, i periodi citati non concorrono ai fini del superamento del periodo di comporto, previsto dai singoli contratti collettivi nazionali di lavoro.

Con esclusivo riferimento ai lavoratori “fragili”, come previsto dall’art. 15 del Decreto Sostegni, sino al 30 giugno 2021 l’assenza dal lavoro è equiparata a ricovero ospedaliero, qualora la prestazione non possa essere resa in smart working.

Assenza dal lavoro Covid-19: smart working semplificato

La possibilità di applicare il lavoro agile, senza necessità di un apposito accordo tra azienda e dipendente, è attualmente previsto sino al prossimo 30 aprile. È tuttavia allo studio dell’esecutivo Draghi la proroga dello smart working “semplificato” sino al 30 giugno 2021 o, in alternativa, al 30 settembre 2021.