infortunio su macchinario insicuro

Macchinario insicuro, rispondono in tre

La responsabilità, in caso di infortunio sul lavoro, non è limitata solamente al datore di lavoro. Infatti, se il dipendente è vittima di un sinistro provocato dal vizio del macchinario insicuro che utilizza, oltre al datore di lavoro, sono pienamente responsabili sia il produttore che il progettista del macchinario insicuro, qualora l’evento dannoso derivi dall’inosservanza delle misure infortunistiche previste per la progettazione e la fabbricazione della macchina stessa.

Quindi, il datore di lavoro risponde penalmente se non elimina le fonti di pericolo per i propri dipendenti che utilizzano il macchinario insicuro e qualora non adotti moderni strumenti che garantiscano la massima sicurezza per questi ultimi. E’ quanto ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 33263 del 24 luglio 2019.

Macchinario insicuro: la vicenda

I giudici della Suprema corte si sono espressi in merito alla responsabilità, per il reato previsto e punito dall’art. 113 c.p. e dall’art. 590, commi 1, 2 e 3 c.p.; del datore di lavoro di un’impresa di costruzione di macchinari, in cooperazione colposa con il dipendente (progettista del macchinario insicuro).

Nel caso di specie, la Corte d’appello di L’Aquila attribuiva ai predetti soggetti una responsabilità per colpa; consistita in imperizia, imprudenza, negligenza, oltre che violazione della normativa antinfortunistica di cui agli artt. 23 e 70 del D.Lgs 81/2008 (Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro).

In particolare, al datore di lavoro veniva contestato di aver fornito alla lavoratrice un macchinario insicuro. Privo dei requisiti di sicurezza di cui ai punti 1.3.7 e 1.3.8 dell’Allegato I del DPR 459/1996. Al dipendente-progettista invece; di aver progettato e costruito il macchinario senza le opportune distanze di sicurezza imposte per impedire il raggiungimento di zone pericolose con gli arti superiori.

Accadeva che una dipendente dell’impresa, nell’effettuare un’operazione di estrazione di un capo di tessuto dalla stiratrice, riportasse delle lesioni agli arti superiori. Da queste lesioni derivava una incapacità di svolgere l’ordinaria attività lavorativa per un tempo superiore a 40 giorni con perdita della funzionalità dell’arto.

Contro la decisione dei giudici di merito, consistente alla pena di un mese di reclusione ciascuno; ricorrevano in Cassazione il datore di lavoro e il dipendente-progettista.

La difesa

Innanzitutto il datore di lavoro evidenziava l’impossibilità di difesa. Egli infatti era avuto conoscenza del procedimento penale solo in seguito all’avviso di conclusione delle indagini, cioè dopo il dissequestro della macchina. Quindi, il datore di lavoro non sarebbe stato messo in condizione di poter verificare l’integrità della macchina stiratrice al momento dell’incidente.

Per di più, sottolineavano i ricorrenti, la Corte d’appello avrebbe del tutto ignorato l’improprio utilizzo del macchinario da parte della lavoratrice, nonostante le indicazioni del datore di lavoro. Nel caso in questione, infatti, sarebbe stato manomesso il macchinario da parte di un dipendente che, rimuovendo pericolosamente la bassa di protezione, permetteva la fuoriuscita dei capi dal lato anteriore della macchina.

La sentenza

I giudici della suprema corte, nel confermare totalmente la pronuncia del secondo grado di giudizio, respingono il ricorso del datore di lavoro e del dipendente-progettista. In particolare, in merito alla mancata possibilità di esercitare il diritto di difesa per non aver potuto visionare il macchinario insicuro dissequestrato. Infatti la Cassazione ha chiarito che nessun accertamento irripetibile è stato effettuato durante il sequestro e, previa autorizzazione, ben avrebbe potuto l’eventuale interessato visionare la stiratrice.

Allo stesso modo, sostengono gli ermellini, è infondata la denunciata manomissione del macchinario. In primo luogo perché esclusa dalle testimonianze ma soprattutto perché irrilevante, dal momento che dall’attività istruttoria è emersa l’inidoneità della macchina stiratrice alla prevenzione di infortuni fin dall’inizio.

Infatti, risulta ampiamente dimostrato come la macchina in questione presentasse fin dall’origine dei vizi. Tali vizi compromettevano la sicurezza dei lavoratori addetti alle attività di stiratura e piegatura.

Tuttavia, concludono i giudici di legittimità; la responsabilità viene meno nella sola ipotesi in cui l’accertamento di un elemento di pericolo nella macchina sia reso impossibile per le speciali caratteristiche della stessa. Per esempio, allorquando il vizio riguardi una parte non visibile e non raggiungibile della macchina.

Macchinario insicuro: quali conclusioni

In conclusione, dallo studio della sentenza, possiamo dire che è sempre necessario valutare i rischi legati all’utilizzo delle macchine e valutare la presenza di eventuali vizi palesi. Vi invitiamo infine alla lettura di altri interessanti articoli, in particolare sull’importanza del DVR quale strumento di prevenzione e all’importanza di valutare adeguatamente i rischi per tenere sotto controllo e ridurre al minimo gli infortuni.

Articolo tratto da ItaliaOggi