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Medici Competenti e Covid-19. Indicazioni dalla SIMLI

I Medici Competenti si trovano a dover affrontare la nuova fase 2. La Società Italiana di Medicina del Lavoro. Quale supporto. Ha pubblicato un documento che valuta i vari aspetti inerenti la pandemia da SARS-CoV-2. Pubblichiamo di seguito il documento e l’addedum con il commento al nuovo Protocollo condiviso del 24 aprile 2020.

Ruolo dei medici competenti e malattia Coivd-19 – Ambito non sanitario

I luoghi di lavoro saranno uno snodo cruciale nel contrasto al contagio ed i medici competenti vi svolgeranno una funzione centrale. Il loro supporto ai lavoratori ed ai datori di lavoro sarà determinante nel progettare le misure preventive e nel contribuire a che la loro applicazione possa mantenersi integrale.

Il contenimento della circolazione virale richiederà anche uno scambio regolare di informazioni tra aziende ed autorità politica e sanitaria. Così come tra MC, Medici di Medicina Generale e Dipartimenti di prevenzione. Auspichiamo che il loro flusso sia regolato in maniera uniforme per tutto il territorio nazionale.

Al compito ora visto. Che sarà centrale per lungo tempo. Si affiancheranno la delicata gestione dei lavoratori cosiddetti “fragili”.

Nonché la riattivazione delle attività di sorveglianza sanitaria. Ciò in condizioni di aumentata sicurezza per gli operatori e per i lavoratori.

Ai medici competenti, poi, non sfugge quale significato psicologico e sociale rivesta per le persone la conoscenza della propria situazione immunitaria.

Per questo motivo offrono la loro disponibilità a concorrere alla progettazione. Nonché allo sviluppo degli studi necessari per la validazione dei test sierologici, chiedendo di essere consultati in fase di progettazione.

Tale attività dovrebbe inscriversi all’interno di un protocollo di studio rigoroso ed adottato secondo indicazioni univoche del legislatore nazionale. Non è questa la sede opportuna per dilungarsi sulle criticità comunque insite in questa scelta. Ci limitiamo, perciò, a segnalare le sole due più rilevanti. L’inquadramento contrattuale privatistico dei medici competenti e la cornice di risorse all’interno della quale si svolgeranno queste attività.

Ruolo dei medici nella stesura dei Protocolli di sicurezza anti-contagio

I protocolli di sicurezza anti-contagio hanno la duplice finalità di garantire adeguati livelli di protezione per i lavoratori. Nonché di scongiurare un nuovo arresto dell’azienda. Ciò a seguito della diffusione del contagio al suo interno.

I medici competenti hanno già ampiamente fatto esperienza e collaborato al recepimento aziendale del cosiddetto Protocollo condiviso. Le indicazioni seguenti si limitano a riepilogarne i contenuti salienti. La riapertura delle attività produttive sarà programmata utilizzando uno strumento di valutazione predisposto dall’INAIL e basato sui parametri di esposizione, prossimità ed aggregazione.

Le indicazioni fornite da INAIL dovranno essere calate nelle singole realtà produttive. Ciò con il fondamentale contributo dei medici competenti. Questi in molte situazioni rappresentano l’unica figura tecnica a supporto del datore di lavoro.

Volendo schematizzare, la riapertura si svilupperà in due momenti: ripresa e prosecuzione. La ripresa dovrebbe avvenire prevedendo una fase di progettazione e verifica delle misure per la messa in sicurezza del luogo di lavoro.

La fase di prosecuzione richiederà un continuo impegno di tutta la comunità aziendale affinché non si attenui l’attenzione alle misure di contrasto al contagio. In entrambe si prevede di coinvolgere le rappresentanze aziendali dei lavoratori. Si useranno le competenze del Servizio di Prevenzione e Protezione, oltre a quelle dei medici competenti.

Fase di ripresa e medici competenti

La fase di ripresa potrebbe necessitare del rientro in azienda di un numero di lavoratori limitato. Solo in seguito crescente. In funzione ad un riavvio selettivo di singoli reparti o funzioni aziendali.

I lavoratori dovranno essere informati e formati sulle misure di prevenzione adottate in Azienda e sulle corrette modalità di utilizzo e di smaltimento dei presidi di protezione.

Fondamentale, inoltre, sarà il dialogo con i lavoratori. Questi, vanno informati in merito all’obbligo di rimanere a casa in isolamento in caso di comparsa di sintomi sospetti. Nonché di contattare prontamente i medici di medicina generale e le autorità sanitarie.

Si raccomanda di effettuare informative multilingue in caso di presenza di lavoratori stranieri. Appare necessario predisporre protocolli operativi per la gestione di casi sintomatici durante l’orario di lavoro. Nonché collaborare con i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL per la ricerca dei contatti di lavoratori sospetti. Ovvero confermati COVID19 positivi.

Altre indicazioni

Fondamentale la sanificazione degli ambienti frequentati dal caso sospetto o confermato. La nuova gestione aziendale potrà prevedere una nuova modulazione delle turnazioni e dei livelli produttivi. Ciò con definizione di un numero massimo di persone nello stesso ambiente di lavoro. Nonché favorendo orari di ingresso ed uscita scaglionati.

Il lavoro agile è da considerare la modalità ordinaria dell’attività lavorativa ogni qualvolta possibile. Bisogna limitare i contatti con i fornitori esterni e l’accesso ai visitatori ed utenti.

Cardini delle misure di prevenzione sono il rispetto della distanza massima possibile. Un uso estensivo della mascherina chirurgica e il lavaggio frequente delle mani con acqua o soluzione alcolica.

Lo strumento a supporto dei medici competenti prevede che la necessità di lavorare ad una distanza inferiore ad un metro deve essere prima valutata. E’ da considerare una modalità non ordinaria. Impone l’uso degli strumenti di protezione e deve riguardare il numero strettamente necessario di lavoratori.

Lavoro impiegatizio e affollamento

Per le postazioni di lavoro di tipo impiegatizio. E’ necessario ridurre al minimo la presenza degli operatori negli uffici comuni ed in maggior misura negli ambienti “call center”. Nonché per le modalità di lavoro “coworking”.

È necessario limitare anche il numero di persone presenti alle riunioni ed ai corsi di formazione, prediligendo l’utilizzo di strumenti informatici. Nel lavoro di tipo operativo sarà necessario valutare l’opportunità di modificare le postazioni. Nonché le linee di produzione e gli ambienti se contraddistinti da insufficiente distanziamento o da temperature non ottimali. Ovvero, in funzione della possibilità di formazione di aerosol, da elevata umidità o da calpestio bagnato.

Bisogna sempre fare attenzione, nell’analisi dei protocolli di sicurezza anti-contagio aziendali, alla gestione degli spazi comuni. Ad esempio mense e aree fumatori e ristoro. Spogliatoi, bagni e depositi. Ancora, ascensori, montacarichi, ecc.

Ove necessario bisogna prevedere modalità sicure di raggiungimento del posto di lavoro e di ritorno presso l’abitazione.  Tra gli strumenti di protezione, il documento a supporto dei medici competenti ricorda che, vi sono anche schermature rigide tra i lavoratori.

La valutazione dei dispositivi di protezione

La possibile interferenza tra gli strumenti di protezione personale necessari per il Covid-19 con i DPI ex D. Lgs. 81/08 va prima normata al fine di evitare perdite di efficacia.

Particolare attenzione durante la formazione andrà posta alla possibilità che i presidi, se utilizzati scorrettamente, possano essere una fonte di infezione. Ricordiamo:

  • L’inutilità di utilizzare mascherine e facciali mantenendo la barba.
  • Che la loro efficacia diminuisce con l’uso.
  • Il divieto di togliere questi presidi (p.e. fumo, bere, mangiare) senza sostituirli.
  • La necessaria cura per evitare che le mani alla rimozione dei presidi si contaminino nel toccarne la parte anteriore.
  • L’importanza dell’immediato smaltimento dei presidi da attuarsi con procedure corrette e con successivo lavaggio delle mani.
  • Che le mascherine non possono essere di tipo civile (di solo tessuto). Bensì di tipo medico ed almeno di tipo II e che. Per deroga legislativa.
    Possono non avere la marcatura CE. Pur dovendosi comunque verificare la scheda tecnica. L’uso delle mascherine deve essere continuo durante l’attività di lavoro promiscua con altri lavoratori.
  • Che l’utilizzo dei guanti, ove necessari, non deve indurre ad attenuare la più rigorosa osservanza delle misure di igiene delle mani. Estrema enfasi infine va posta sulla l’opportunità assoluta di abbandonare l’abitudine tabagica.

Il documento a supporto dei medici competenti prevede che per la fornitura degli strumenti di protezione personale. Nonché per l’erogazione della formazione. Per microimprese ed aziende di piccola dimensione. Potrà essere utile il supporto delle associazioni di rappresentanza e degli enti bilaterali.

Pulizia e igiene degli ambienti

La ripresa delle attività produttive deve essere preceduta da un intervento di sanificazione. Mentre i successivi devono avere cadenza in rapporto al rischio dell’attività svolta e comunque almeno ogni due settimane.

Le mascherine, e gli eventuali altri strumenti di protezione monouso necessari per il Covid-19 andrebbero raccolti in contenitori separati adeguati, ed inattivati ad es. con ipoclorito di sodio, prima dello smaltimento.

Pur consapevoli della incerta efficacia della rilevazione all’ingresso in azienda della temperatura corporea. Tale misura risulta necessaria anche come ulteriore occasione quotidiana di informazione breve e di deterrenza per i soggetti.

I quali pur lievemente sintomatici. Si rechino al lavoro. Il valore legale di 37,5 °C andrà interpretato in funzione del luogo (interno o esterno) dove viene rilevato.

Una particolare enfasi deve essere posta riguardo alle misure di aerazione periodica degli ambienti. Nonché di controllo dei ricambi d’aria. Ovvero di verifica della salubrità dei sistemi di trattamento dell’aria.

L’utilizzo promiscuo di qualunque oggetto presente nell’ambiente di lavoro deve essere ridotto al minino. Deve prevedere l’utilizzo di guanti e comportare la pulizia dell’oggetto da parte dell’ultima persona che lo ha usato.

Pulizia e disinfezione di apparecchi, attrezzature e strumenti, deve essere affidata al lavoratore che le utilizza e deve essere eseguita a ogni fine o cambio turno.

I lavoratori addetti alle pulizie vanno considerati a rischio aumentato di contagio. Come tali vanno protetti con gli appropriati DPI.

Differenziando la tipologia della protezione respiratoria a seconda delle attività.

Sempre guanti e camice. Mascherine FFP2 e nel caso visiera per gli addetti alla sanificazione. Mascherina chirurgica per gli addetti alle pulizie. Ancora, copricalzari negli ambienti che lo richiedono.

L’uso della FFP2 andrà comunque previsto in caso di intervento di pulizia e sanificazione di ambienti ove ha soggiornato un soggetto Covid positivo.

Fase di prosecuzione e medici competenti

Occorreranno periodici interventi di formazione per la verifica della corretta adozione delle procedure progettate e dell’uso degli strumenti di protezione personale. Dovrà continuare la rigorosa osservanza di tutte le misure di protezione definite nella “fase di ripresa”.