misure anticontagio pubblica amministrazione

Misure anticontagio pubblica amministrazione. Quali novità?

Quali sono le misure anticontagio per la pubblica amministrazione in base all’ultimo DPCM? Vediamo insieme quali sono le novità e come cambiano le cose per il settore.

Le misure anticontagio per la pubblica amministrazione

Per fronteggiare l’aggravarsi della emergenza sanitaria in atto nel nostro paese è arrivato il DPCM 24 ottobre 2020. Nel testo si vedono alcune misure anticontagio pensate ad hoc per il settore della pubblica amministrazione.

Si tratta sicuramente di uno di quei settori importanti su cui si è discusso molto. Sia in ambito sindacale in cui CGIL CISL e UIL hanno fatto sentire a ragione la propria voce. Sia in ambito politico con il Governo sempre molto attento alla situazione.

La funzione pubblica riveste infatti un ruolo di fondamentale importanza e se a causa della situazione epidemiologica da Covid-19 dovesse arrestarsi. L’intero Paese rischierebbe un gravissimo contraccolpo. Di contro però rappresenta un elemento di criticità dovuto a possibili situazioni di aggregazione delle persone.

Per scongiurare quindi il più possibile i rischi di un ulteriore peggioramento della situazione. Nonché per garantire comunque la continuità dei servizi sono state fin dall’inizio dello stato di emergenza pensate opportune misure anti contagio.

Il punto della situazione

Ricordiamo infatti che ormai lo stato di emergenza in Italia è iniziato nel gennaio scorso e, salvo ulteriori proroghe, dovrebbe terminare dopo un anno. Cioè nel gennaio 2021.

A febbraio 2020 è “iniziato l’incubo”. Abbiamo infatti scoperto che il Covid-19, cosa che ritenevamo assolutamente inverosimile, era già a casa nostra e viaggiava veloce. Così si è cercato di correre ai ripari con tutti i vari decreti che si sono succeduti in questi mesi.

Per quanto riguarda le misure anticontagio per la pubblica amministrazione ricordiamo la direttiva n 2 del 12 marzo 2020 col fine di emanare una direttiva per rendere univoca in tutto il mondo del pubblico impiego la norma dell’art. 1 punto 6 del DPCM dell’11 marzo 2020.

Ciò che dicevano il Dpcm citato e la Direttiva n. 2 della Ministra Dadone è molto semplice. Nella necessità assoluta e primaria di gestire l’emergenza sanitaria da Covid-19.

La cui preoccupante diffusione impattava in modo drammatico sulle strutture sanitarie nazionali che rischiavano il collasso. Era stata presa una decisione netta. Si modificava “temporaneamente” il mondo del lavoro pubblico.  L’ordinaria attività lavorativa nella pubblica amministrazione diveniva lo smart working, il lavoro agile.

Si è arrivati così ad aprile 2020 e poi è arrivato il decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020 che, appunto, all’articolo 263 ha previsto lo smart-working per i dipendenti della Pubblica Amministrazione con riferimento poi ad ulteriori decreti.

Senza dilungarci ulteriormente andiamo a vedere le misure anti contagio ad oggi previste per il settore:

Le riunioni

L’ultimo DPCM chiarisce bene che nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono a distanza. Ciò a meno che sussistano motivate ragioni. Il DPCM poi raccomanda “fortemente” di svolgere a distanza anche le riunioni private.

Dunque la regola e lo standard vuole riunioni a distanza. L’eccezione può essere rappresentante da riunioni in presenza. In questo caso però bisognerà dimostrare di avere dei validi motivi per procedere in tal senso.

Informazioni all’ingresso dei locali

Quali misure anticontagio, seppur non in modo espresso per la pubblica amministrazione. Il DPCM chiede di esporre all’ingresso dei locali pubblici e aperti al pubblico. Nonché in tutti gli esercizi commerciali.

Un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo. Questo chiaramente sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti.

Si ritiene necessario quindi predisporre un cartello all’ingresso ed uno per i vari locali “particolari” per gli uffici pubblici. Quali ad esempio nei luoghi in cui si fa la pausa caffè, si ricevono eventuali persone esterne o in eventuali sale d’aspetto e così via.

Per quanto riguarda le stanze “interne”, dove invece operano in via esclusiva i dipendenti, non si ritiene opportuno adottare ulteriori modifiche in quanto queste non rientrano nella definizione di “aree aperte al pubblico”.

Allegato 19 e misure antincontagio per la Pubblica Amministrazione

Il DPCM chiede che negli uffici delle PA siano esposte presso gli ambienti aperti al pubblico. Ovvero di maggiore affollamento e transito. Le informazioni sulle misure di prevenzione igienico sanitarie di cui all’allegato 19.

Si tratta in pratica delle ormai “famose” indicazioni di carattere generale che sono in vigore dall’inizio dell’emergenza.

E per le soluzioni disinfettanti?

Chiaramente, la conferma di cui al punto precedente, è parimenti valida per il punto in questione. Il DPCM infatti pacificamente richiede che nelle pubbliche amministrazioni. Nonché in tutti i locali aperti al pubblico sono messe a disposizione degli addetti, nonché di utenti e visitatori soluzioni disinfettanti per l’igiene delle mani;

Ingresso scaglionato tra le misure anticontagio per la Pubblica Amministrazione

Tra le indicazioni contenute nel decreto si prevede anche uno scaglionamento degli ingressi per le Pubbliche Amministrazioni: “Massima flessibilità di lavoro, spiega il ministro Dadone, con turnazioni alternanza di giornate lavorate in presenza e da remoto, comunque nel rispetto delle misure sanitarie e dei protocolli di sicurezza, anche prevedendo fasce di flessibilità oraria in entrata e in uscita”.

“Dobbiamo evitare, scrive sui social Dadone, un nuovo lockdown generalizzato. I cittadini e le imprese non possono scegliere se rivolgersi o meno alle Pa e per questo è importante coniugare le esigenze di salute e sicurezza di tutta la nostra comunità con la necessità di garantire servizi sempre accessibili e di qualità. Questo deve essere chiaro: è la sfida che attende ogni amministrazione e ogni singolo dipendente pubblico del Paese”.

Quando si deve indossare la mascherina?

Per quanto riguarda i dispositivi di protezione. Anche per la Pubblica Amministrazione il decreto conferma l’obbligo di portare sempre con sé la mascherina e l’obbligo di indossarla anche al chiuso, in luoghi diversi dall’abitazione.

Fermo restando chiaramente quanto previsto nei Protocolli in vigore. C’è l’obbligo di indossarla anche nei luoghi all’aperto, a meno che non sia garantito l’isolamento da persone non conviventi. E comunque nel rispetto delle linee guida anti contagio per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, comprese le linee guida per il consumo di cibi e bevande. Il decreto raccomanda l’uso della mascherina anche in casa, in presenza di persone non conviventi.

Nuove regole per lo smart working

Ciascuna Amministrazione pubblica, con immediatezza, assicura su base giornaliera, settimanale o plurisettimanale lo svolgimento del lavoro agile “almeno al 50%” del personale impegnato in attività che possono essere svolte secondo questa modalità. Può farlo in modalità semplificata ancora fino al 31 dicembre 2020.

Gli enti, tenendo anche conto dell’evolversi della situazione epidemiologica, assicurano in ogni caso le percentuali più elevate possibili di lavoro agile, compatibili con le loro potenzialità organizzative e con la qualità e l’effettività del servizio erogato.

Lo smart working si svolge di norma senza vincoli di orario e luogo di lavoro, ma può essere organizzato per specifiche fasce di contattabilità, senza maggiori carichi di lavoro. In ogni caso, al lavoratore sono garantiti i tempi di riposo e la disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. Inoltre, i dipendenti in modalità agile non devono subire penalizzazioni professionali e di carriera.

Il lavoratore agile alterna giornate lavorate in presenza a giornate lavorate da remoto, con una equilibrata flessibilità e comunque alla luce delle prescrizioni sanitarie vigenti e di quanto stabilito dai protocolli di sicurezza.

Data l’importanza della continuità dell’azione amministrativa e della rapida conclusione dei procedimenti, l’ente individua comunque ulteriori fasce temporali di flessibilità oraria in entrata e in uscita rispetto a quelle adottate.

I criteri nell’organizzazione dello smart working

Le Amministrazioni pubbliche adeguano i sistemi di misurazione e valutazione della performance alle specificità del lavoro agile. Il dirigente, verificando anche i feedback che arrivano dall’utenza e dal mondo produttivo, monitora le prestazioni rese in smart working da un punto di vista sia quantitativo sia qualitativo.

Le Amministrazioni si adoperano per mettere a disposizione i dispositivi informatici e digitali ritenuti necessari, ma comunque rimane consentito l’utilizzo di strumentazione di proprietà del dipendente.

Nella rotazione del personale, la PA fa riferimento a criteri di priorità che considerino anche le condizioni di salute dei componenti del nucleo familiare del dipendente, della presenza di figli minori di 14 anni, della distanza tra la zona di residenza o di domicilio e la sede di lavoro, ma anche del numero e della tipologia dei mezzi di trasporto utilizzati e dei relativi tempi di percorrenza.

La PA favorisce il lavoro agile per i lavoratori disabili o fragili anche attraverso l’assegnazione di mansioni diverse e di uguale inquadramento. In ogni caso, promuove il loro impegno in attività di formazione.