permesso di lavoro

Permesso di lavoro e infortunio. C’è indennizzo?

Anche in occasione di un permesso di lavoro per motivi familiari si può avere un infortunio in itinere. In quanto tale è indennizzabile l’incidente mortale occorso al lavoratore nel tragitto da casa al luogo di lavoro al termine di un permesso per motivi familiari.

Come sappiamo l’infortunio sul lavoro, a differenza dell’infortunio non lavorativo, è un incidente collegato all’attività lavorativa svolta. L’infortunio, affinché il dipendente abbia diritto al risarcimento da parte dell’Inail. Quindi sia considerato lavorativo, non deve necessariamente verificarsi in azienda, ma può verificarsi anche in viaggio, se lo spostamento è necessario, ad esempio durante il tragitto casa – lavoro.

E’ fondamentale cioè valutare se il danno subito dal lavoratore sia riconducibile al concetto di occasione di lavoro. Ciò quale causa legittima di esposizione al rischio lavorativo che viene tutelato dall’istituto previdenziale.

Nel caso di specie possiamo dire che la fruizione del permesso di lavoro per motivi personali non è, di per sé, circostanza idonea a interrompere il nesso eziologico con l’attività lavorativa.

Le conseguenze secondo la giurisprudenza

Ne deriva che l’infortunio ricade nella copertura dell’Inail, non legittimata a invocare l’esistenza di un “rischio elettivo” idoneo ad escludere la prestazioni. La Cassazione ha raggiunto queste conclusioni con ordinanza n. 18659 depositata lo scorso 8 settembre.

Ciò in applicazione del principio per il quale l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere va esclusa solo in casi specifici. Cioè nel caso in cui, per effetto di impulsi personali, il lavoratore abbia compiuto una scelta arbitraria rispetto al normale tragitto casa – lavoro.

Il caso si riferiva all’infortunio mortale di un dipendente che rientrava al lavoro dopo un permesso per motivi familiari. In appello si era concluso che, poiché il rientro in azienda era riconducibile alla fruizione di un permesso di lavoro personale del lavoratore.

Si ricadeva dunque nella fattispecie del cosiddetto rischio elettivo. Su questa base la Corte d’appello di Venezia aveva respinto la domanda della moglie superstite, accogliendo la tesi contraria dell’Inail. Scondo cui la fruizione del permesso personale aveva interrotto il collegamento con la prestazione lavorativa, escludendo l’indennizzabilità dell’infortunio.

L’intervento della cassazione ed il chiarimento sul “permesso di lavoro”

La Cassazione afferma invece che la mera circostanza per cui il rientro sul lavoro sia avvenuto a seguito di un permesso per motivi familiari non interrompe il nesso rispetto all’attività lavorativa. La Corte osserva che tale fruizione realizza una sospensione dell’attività lavorativa che. Sul piano ontologico, non differisce dalle pause o dai riposi tra un turno di lavoro e quello successivo.

In un caso come nell’altro non viene meno il collegamento con il rapporto di lavoro. Ragion per cui l’infortunio che si realizza nel tragitto casa – lavoro è necessariamente ricompreso nella tutela Inail.

Ciò tanto nell’ipotesi della pausa e dei riposi, quanto come in quella dei permessi personali. Cioè se è pacifico, in altri termini, che in relazione alla fruizione del riposo giornaliero tra un turno di lavoro e quello successivo. L’infortunio in itinere è coperto dall’Inail.

Non vi sono plausibili ragioni sul piano logico per poter affermare che la medesima tutela vada esclusa. Se quello stesso infortunio si verifica al rientro da un permesso per esigenze di natura familiare. Ciò chiaramente a prescindere dalla durata del permesso.

Il permesso di lavoro è equiparabile a pause e riposi

Nello specifico il permesso, infatti, chiarisce la Cassazione, costituisce una fattispecie di sospensione dell’attività lavorativa nell’interesse del lavoratore. Questo ontologicamente non è differente dalle pause o dai riposi.

Si differenzia da questi ultimi soltanto per il suo carattere occasionale ed eventuale a fronte del connotato di periodicità e prevedibilità che è invece tipico degli altri.

Non si può quindi logicamente sostenere che il lavoratore che si allontani dall’azienda. Ovvero che vi faccia ritorno in relazione alla necessità di fruire del riposo giornaliero.

Non sia tutelato durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, per citare la lettera dell’art. 2, comma 3°, T.U. n. 1124/1965, cit.

Dunque, la nozione di rischio elettivo rilevante al fine di escludere l’indennizzabilità dell’infortunio in itinere va circoscritta al solo caso in cui il lavoratore.

In base a ragioni o ad impulsi personali, abbia compiuto una scelta del tutto arbitraria che abbia creato. Nonché comportato la necessità di affrontare una situazione diversa da quella inerente al percorso normale tra casa e lavoro.

Non essendosi i giudici territoriali attenuti a questi principi di diritto. La sentenza impugnata è stata pertanto cassata, è stato fornito il chiarimento di cui sopra in merito al in cui si fa riferimento al permesso di lavoro e c’è stato il rinvio alla Corte d’appello di Venezia, in diversa composizione, per il riesame della vicenda.

Una doverosa precisazione

Appare doveroso a questo punto fornire proprio un dettaglio sul cosiddetto “rischio elettivo”. Si tratta di un qualcosa che ha sicuramente a che fare con il comportamento tenuto dal lavoratore che deve essere rispettoso di alcuni principi.

A riguardo è possibile fare riferimento alla sentenza, ormai datata ma, al tempo stesso, ancora attuale. Dello scorso 22 febbraio 2012, con cui la Corte Suprema di Cassazione ha chiarito che l’incidente automobilistico accaduto al lavoratore durante il percorso di rientro al proprio domicilio.

In occasione della concessione di un permesso di lavoro retribuito concesso dall’azienda per motivi del tutto personali e non certo per motivi di lavoro. Seppur in conseguenza di un’attività lavorativa non rientra nella casistica degli infortuni in itinere.

La Corte di Cassazione infatti ha ritenuto che il permesso retribuito concesso dall’azienda, per permettere al lavoratore di passare a casa per il pranzo prima di recarsi alla visita ASL programmata. Seppur richiesta dal datore di lavoro stesso.

Ha lo scopo esclusivo di soddisfare un’esigenza del tutto personale del lavoratore ed in nessun modo può essere ricondotto ad una mera occasione di lavoro.

Mancava quindi secondo quanto si legge dalla sentenza il nesso tra l’incidente e l’assicurazione INAIL stipulata dall’azienda. L’INAIL quindi non è stata condannata a pagare l’indennizzo.