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Tra protocolli e responsabilità, la dura vita del DDL

In questi ultimi mesi tra protocolli anti contagio ed eventuali responsabilità il datore di lavoro è chiamato a fare particolare attenzione. Infatti è evidente quanto sia necessario riflettere sull’impatto dell’emergenza Covid-19 in materia di salute e sicurezza e di diritto sul lavoro.

Torniamo oggi ad analizzare, pur considerando che la normativa emergenziale è in continua evoluzione, gli obblighi che gravano sul datore di lavoro. Ciò al fine di realizzare la dovuta protezione del dipendente dal rischio di contagio da Covid-19 nei luoghi di lavoro.

Il saggio che analizziamo è quello della rivista dell’Osservatorio Olympus, Diritto della Sicurezza sul Lavoro. L’indagine è incentrata sul rapporto tra l’art. 2087 c.c. e le misure di sicurezza previste dai Protocolli. Si valutano, tra gli altri, le modalità di assistenza, gli ausili diagnostico terapeutici ed il ruolo della azienda sanitaria.

Esso conclude che tali misure identificano in via esclusiva gli obblighi del datore di lavoro per la prevenzione del contagio da Covid-19.

Le norme e i protocolli di riferimento riguardo all’emergenza COVID-19

L’indicazione data è che tutto nasce dall’art. 1, comma 14, del d.l. 16 maggio 2020, n. 33, convertito con l. 14 luglio 2020, n. 74. In forza di tale riferimento si prevede che le attività economiche, produttive e sociali devono svolgersi nel rispetto dei contenuti dei protocolli.

Ovvero di linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi. Il tutto nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali.

In assenza di quelli regionali trovano applicazione i protocolli o le linee guida adottati a livello nazionale. Lo stesso art. 1 indica inoltre che il mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle linee guida che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.

Le recenti novità normative relative ai protocolli

Altro elemento importante è quello offerto dall’art. 29-bis, del d.l. 8 aprile 2020, n. 23 convertito con l. 5 giugno 2020, n. 40. Con tale riferimento il il legislatore ha ritenuto di precisare un aspetto molto importante.

Cioè che ai fini della tutela contro il rischio di contagio da Covid-19. I datori di lavoro pubblici e privati adempiono all’obbligo di cui all’articolo 2087 del codice civile mediante l’applicazione delle prescrizioni contenute nei protocolli.

Cioè il protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del COVID-19 negli ambienti di lavoro. Sottoscritto il 24 aprile 2020 tra il Governo e le parti sociali, e successive modificazioni e integrazioni. Nonché negli altri protocolli e linee guida di cui all’articolo 1, comma 14, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33.

Nonché mediante l’adozione e il mantenimento delle misure ivi previste. Qualora non trovino applicazione le predette prescrizioni, rilevano le misure contenute nei protocolli o accordi di settore stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Il rapporto tra l’art. 2087 del Codice civile e la normativa emergenziale

In definitiva per l’individuazione degli obblighi gravanti sul datore di lavoro si deve verificare se la normativa speciale. Operando in modo analogo al meccanismo ordinario proprio dell’art. 2087 c.c. e del TU n. 81/2008.

Ne costituisce una specificazione predisposta dal legislatore per prevenire il rischio di contagio da coronavirus. Questa rende ripetitiva e, per questo inapplicabile, la tutela apprestata in via generale.

Insomma si tratta di capire se l’articolazione di protocolli e di un microsistema congegnato dal legislatore per formare una disciplina speciale di contrasto al Covid-19. Organizzando le norme in funzione della varietà degli interessi da proteggere e degli equilibri da salvaguardare. Possa al suo interno annoverare anche una sistema di protezione del rischio da contagio nei luoghi di lavoro sostitutivo di quello, altrimenti operante in base alle norme ordinarie (cioè l’art. 2087 c.c. ed il TUS).

Il punto non è se questo rischio grava sul datore di lavoro. Piuttosto quali sono le misure di prevenzione prescritte dal legislatore. Muovendo dal presupposto scontato che, sul piano generale, la tutela dell’art. 2087 c.c. concorre con quella del D.Lgs n. 81/2008.

Ciò però non implica necessariamente che le norme ad hoc della legislazione speciale per il contrasto al Covid-19 si integrano con quelle ordinarie. Anziché operare in loro sostituzione.

Le conseguenze

Le implicazioni di tale alternativa non sono di poco conto. Infatti, se si dovesse ritenere applicabile anche l’art. 2087 c.c. Ciò comporterebbe che l’adempimento dovuto dal datore di lavoro.

In merito alla predisposizione delle misure di prevenzione al rischio di contagio andrebbe misurato anche con riferimento alle cosiddette misure innominate. Cioè tutte quelle che, sebbene non espressamente previste, sono ritenute (secondo l’art. 2087 c.c.) ‘necessarie’ per tutelare il lavoratore ‘secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica.

Tuttavia “la strada tracciata dal legislatore in ordine alle misure di prevenzione del rischio di contagio da COVID-19 appare sufficientemente chiara, specialmente a seguito dell’art. 29-bis della l. n. 40/2020”. Infatti, come abbiamo visto, con quest’ultima norma “il legislatore ha voluto non solo individuare e circoscrivere tali misure facendo rinvio ai Protocolli (in tutte le loro articolazioni: nazionale, settoriale, regionale, aziendale), ma anche assumere espressamente posizione circa la loro interazione con l’art. 2087 c.c.”.

Gli obblighi e alle responsabilità che gravano sul datore di lavoro

Riguardo in definitiva alla domanda iniziale relativa agli obblighi e alle responsabilità che gravano sul datore di lavoro l’autore indica che è possibile concludere come segue.

Il doveroso rispetto delle ‘prescrizioni’ dei Protocolli, insieme alle altre norme speciali espressamente richiamate dal legislatore.

Come ad esempio l’art. 16 del d.l. n. 18/2020 per quanto riguarda l’obbligo di indossare le mascherine. E’ idoneo ad escludere la responsabilità del datore di lavoro nei confronti del dipendente contagiato dal virus.

Questo senza che la verifica di tale responsabilità possa essere condotta applicando anche l’art. 2087 c.c.. Proprio perché le misure di prevenzione previste dai Protocolli. Nonché la vigilanza in ordine alla loro applicazione.

Esauriscono gli obblighi a carico del datore di lavoro sostituendosi all’art. 2087 c.c. per quanto riguarda il presidio del rischio di contagio da Covid nei luoghi di lavoro.

In definitiva tali riferimenti normativi e giurisprudenziali evidenziano, quindi, la coerenza con la scelta compiuta dal legislatore.

Condensata nel combinato disposto degli artt. 29-bis della l. n. 40/2020 e 1, comma 14, del d.l. n. 33/2020 di contrasto al Covid-19. Questi danno vita ad un microsistema aperto agli apporti di una pluralità di soggetti.

Tale microsistema è focalizzato sulla prevenzione anziché sulla prospettiva risarcitoria. Come deve essere di fronte ad un’emergenza sanitaria dov’è in gioco la salute pubblica. Cioè nelle sue inevitabili connessioni con il contenimento del rischio di contagio nei luoghi di lavoro.

Rimandiamo alla lettura del saggio che riporta ulteriori dettagli sulla normativa e sui protocolli in materia Covid-19. Puoi scaricarlo cliccando sul pulsante di seguito.