raccolta dei rifiuti

Raccolta dei rifiuti: quali sono i rischi per gli addetti?

In tema di raccolta dei rifiuti, se il riciclaggio dei rifiuti rappresenta sempre di più una svolta necessaria e può rappresentare anche una risorsa economica. Non siamo ancora a conoscenza degli effetti collaterali che una scelta di questo tipo ha sui lavoratori.

Partendo da questo assunto è partita l’iniziativa di verificare il nesso causale tra le attività, svolte dai dipendenti da alcune aziende impegnate nell’attività della pulizia urbana, e le patologie che con una certa frequenza li affliggono. In particolare lo studio è volto ad evidenziare la prevalenza di alcune patologie su determinate mansioni svolte dagli operatori ecologici ed offrire degli spunti di riflessione per una futura possibile valutazione di malattie professionali.

A ricordare in questi termini questo studio. Nonché a segnalare che in seguito sono state condotte altre ricerche in merito. Ad esempio da parte dell’Inail. E’ la Federazione italiana autonoma dipendenti enti locali.

Questa ha pubblicato uno studio comparato sull’attività porta a porta del lavoratore. L’obiettivo è quello di confrontare i vari dati raccolti per rilevare eventuali conferme o spunti critici rispetto alla precedente indagine svolta.

L’analisi dei rischi per la raccolta dei rifiuti

Riprendiamo dallo studio patrocinato da FIADEL alcune brevi indicazioni che possono fare luce sui rischi per la salute e la sicurezza degli operatori ecologici.

Si indica che l’analisi dei rischi per gli addetti alla raccolta dei rifiuti “porta a rilevare molteplici situazioni di rischio potenziale”.

Riportiamo alcune “oggettive condizioni quali:

  • il lavoro sulla strada;
  • le interazioni con macchine e attrezzature;
  • gli investimenti
  • agenti biologici;
  • agenti chimici
  • lo stress e la fatica.

Ma sono poi gli agenti fisici ad essere di particolare interesse per il presente studio. Infatti come confermato da dati INAIL la maggior parte delle patologie denunciate nell’ambito del comparto della raccolta di rifiuti possono essere ricondotte alla MMC.

E l’INAIL stessa rileva, in accordo con quanto già riscontrato che i danni più comunemente appurati sono a carico del tratto dorso lombare della colonna vertebrale. Nonché dei muscoli annessi. Oppure delle braccia o delle gambe.

Ricordiamo che nel settore della raccolta dei rifiuti sono vari i fattori di rischio specifico da MMC. Tra questi carichi troppo pesanti o difficili da afferrare. Ancora, instabili e non omogenei o di contenuto tale da richiedere che il movimento avvenga in maniera non ottimale.

Per esempio, carico lontano dal corpo, per evitare il rischio di tagli con oggetti presenti all’interno. Oppure presa non sicura per il rischio di schegge.

Inoltre – continua lo studio – occorre considerare il rischio connesso alla necessità di torsioni del busto o di movimenti a strappo (es.: lancio del sacco nel mezzo di raccolta, sollevamento in ambienti ristretti).

Inoltre lo spostamento dei cassonetti nel caso di caricamento posteriore prevede azioni ripetute di trascinamento e spinta.

I fattori peggiorativi e la MMC

Lo studio INAIL per gli addetti alla raccolta dei rifiuti rileva inoltre come i fattori peggiorativi consistono nella mancanza di:

  • attrezzature adeguate (sollevatori, ausili meccanici, sistemi di trasporto in grado di semplificare gli spostamenti, contenitori di volume ridotto o non troppo carichi, scivoli o pedane rialzate);
  • procedure di lavoro condivise;
  • turni di lavoro sostenibili e rotazione delle mansioni.

Tuttavia su questa indicazione gli estensori dello studio segnalano di non essere d’accordo e indicano. Riguardo alla loro precedente ricerca. Che la tabella probabilmente si ispira a concetti teorici che intendono pesi stabili, dell’ordine di pochi chilogrammi.

Tuttavia si discostano dalla realtà dove i pesi sono mediamente superiori a quelli ideali. Ed inoltre le posture non possono essere quelle ottimali. E molto più vicino alla realtà è valutare il rischio come elevato.

Fattori di rischio, sistemi di prevenzione e scelte di gestione per la raccolta dei rifiuti

Nel documento si indica che i principali fattori di rischio vanno ricercati nella postura. Nonché nella forza e nella ripetitività dei movimenti.

A questi si aggiungono fattori complementari quali l’uso di strumenti e attrezzature non adatti. Ovvero l’uso di DPI non adatti, le basse temperature, i carichi non omogenei ecc. E gli effetti dannosi sono principalmente rappresentati da, mal di schiena, ernia del disco e artrosi.

Inoltre le azioni critiche si riscontrano, ad esempio, nel traino, nella spinta, nel sollevamento, nel trasporto, nella flessione, nella raccolta ingombranti, nello spazzamento. Nonché nello spostamento dei cassonetti e dei sacchi, …

Si segnala poi che i sistemi di prevenzione da adottare sono rappresentati da un maggior uso di sistemi meccanici della raccolta e dello spazzamento. Nonché dall’adozione di mezzi a caricamento ribassato per piccoli contenitori di rifiuti (sacchi e cestoni).

Sono idonee anche le attrezzature di facile presa (grip ottimale) e con curvature ergonomiche che permettano di fare leva con tutte le braccia e non solo col polso.

Rimandiamo alla lettura integrale del documento che riporta poi ulteriori indicazioni sui fattori di rischio delle patologie a carico del sistema muscolo scheletrico legate al lavoro. Nonché sui riferimenti normativi e su vari altri aspetti correlati a postura, forza e ripetitività.

Conclusioni

In merito alla raccolta dei rifiuti il documento ricorda poi che l’indagine INAIL. Indicata a inizio articolo. Ha inoltre rilevato che le situazioni di rischio valutate sono spesso associate a scelte di gestione non fondate su una solida progettazione del servizio. Le conseguenze di questo si rispecchiano in carenze nella programmazione delle attività, spesso svolte in condizioni di emergenza.

Ed infatti le condizioni di esercizio. Nonché le carenze di manutenzione di macchine e mezzi. Ancora, le interferenze con il traffico veicolare e con gli utenti. Costituiscono spesso fattori amplificanti dei rischi e talora sinergici.

Al contempo, sono sintomi delle criticità da risolvere e della mancanza di conoscenza, da parte di aziende. Nonché delle Istituzioni e degli stessi cittadini, dell’importanza delle attività di igiene urbana.

In definitiva il mantenimento dell’igiene urbana costituisce attività di pubblico interesse da svolgersi senza pericolo per la salute dell’uomo. Nonché senza usare procedimenti o metodi dannosi per l’ambiente. Secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità e trasparenza.

Tuttavia la mancanza di comprensione di questi criteri da parte di tutti i soggetti coinvolti provoca situazioni dannose. Ciò non solo per l’ambiente ma anche per i lavoratori addetti. Ossia coloro i quali possono subire per primi gli effetti negativi di un’errata gestione del servizio.