radazione covid

Radiazione e Covid, che ruolo ha nel contesto pandemico?

Radiazione solare e covid, ci sono delle relazioni? Sole e caldo contrastano il coronavirus? È nota l’efficacia dei raggi UV contro virus e batteri con l’uso di lampade UV. Potrebbero essere efficaci anche contro il coronavirus?

Recenti ricerche hanno evidenziato come il virus SARS-CoV-2, responsabile dell’attuale pandemia, fosse presente in Italia già mesi prima del “paziente di Codogno”.

Perché, allora, gli effetti del Covid-19 durante la prima ondata si sono manifestati con maggior veemenza nelle regioni settentrionali. Nonostante il lungo periodo di libera circolazione antecedente il primo lockdown? Ancora, perché malgrado l’allentamento delle limitazioni durante l’estate 2020, la seconda ondata ha nuovamente colpito il territorio nazionale con la medesima disomogeneità geografica? È ragionevole pensare che ci siano condizioni, ambientali o di altro tipo, che giocano un ruolo nella diffusione e nelle conseguenze cliniche del virus in Italia?

Da questa domanda ha preso spunto uno studio scientifico, pubblicato, dopo un’attenta revisione, da parte di esperti internazionali del campo. Lo studio ha proprio ad oggetto il nesso tra la radiazione solare e l’incidenza Covid.

Il lavoro è stato coordinato da Henri Diémoz, ricercatore di Arpa Valle d’Aosta, e Giancarlo Isaia, Professore di Geriatria all’Università di Torino e Presidente dell’Accademia di Medicina.

Hanno, inoltre, partecipato ricercatori delle agenzie per la protezione dell’ambiente di Bolzano, Veneto e Piemonte. Nonché Puglia, dell’Università di Bologna e di Sapienza Università di Roma. Oltreché dell’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), della Città della Salute e della Scienza di Torino.

Lo studio condotto sul nesso radiazione – Covid-19

Lo studio ha preso in esame la distribuzione di infezioni da Covid-19. Decessi e tamponi positivi nelle diverse regioni italiane durante il primo periodo della pandemia (febbraio-maggio 2020).

Tali dati sono stati incrociati con diversi fattori ambientali, socio – demografici. Nonché con alcuni parametri clinici indicativi delle condizioni di salute pregresse dei pazienti.

Sorprendentemente, la variabile statisticamente più associata alla distribuzione dei casi Covid è risultata essere l’intensità della radiazione ultravioletta (UV) solare in arrivo alla superficie terrestre.

Valutata in tutte le regioni mediante rilevazioni sia satellitari che al suolo. Minore è la quantità di raggi ultravioletti. Tipicamente al nord del Paese. Maggiore è il numero di persone infette o decedute rispetto alla popolazione a causa del nuovo coronavirus.

Anche altre variabili correlano, sebbene in modo meno pronunciato, con la distribuzione dei casi. La temperatura dell’aria, il numero di residenti in RSA per abitante. Nonché la mortalità media per malattie cardiovascolari e diabete.

Al contrario, le concentrazioni di particolato fine (PM), l’umidità, le differenze di età media e di mortalità pregressa tra le diverse regioni. Così come gli eventi di cardiopatia ischemica. I quali sono tra le principali cause di morte in Italia. Non sono risultati associati in modo statisticamente importante alla distribuzione geografica dei casi.

Altre evidenze dello studio

Non si può escludere che la correlazione emersa tra la radiazione solare e le infezioni Covid (o i decessi). Dovuta al fatto che entrambi i fattori variano in modo esattamente opposto da nord a sud, possa essere casuale. Lo studio, infatti, di tipo statistico, non è in grado, per sua natura, di stabilire associazioni di causa-effetto tra le variabili.

La ricerca ha, però, il merito di suggerire linee di ricerca future e stimolare indagini di altro tipo, ad esempio cliniche. È noto, infatti, che la radiazione UV è potenzialmente in grado sia di neutralizzare direttamente il virus in tempi sufficientemente brevi.

Dell’ordine dei minuti/ore, in funzione delle condizioni di esposizione. Sia di favorire la sintesi, nell’organismo umano, di vitamina D. La quale, per le sue proprietà, potrebbe svolgere un ruolo antagonista dell’infezione e delle sue complicanze cliniche.

È suggestivo, e di notevole interesse, dunque, aver riscontrato una compatibilità tra i dati sperimentali a disposizione e queste ipotesi, peraltro corroborate da recenti evidenze scientifiche.

La ricerca radiazione – Covid

In questa ricerca, il ruolo di Arpa Valle d’Aosta, prima agenzia in Italia a creare e gestire una rete di misura UV. Nonché centro di riferimento in tale disciplina a livello internazionale, è stato determinante.

Esso è consistito nello stimare la radiazione ultravioletta solare in arrivo su tutto il territorio italiano. Arpa Valle d’Aosta ha, inoltre, diretto lo scambio di dati tra le agenzie di protezione dell’ambiente. In assenza di un coordinamento istituzionale nazionale in tale ambito.

Per sensibilizzare il pubblico sui molteplici effetti benefici della radiazione UV sull’organismo umano. Ma anche sui possibili rischi, partirà a breve in Valle d’Aosta il progetto SOUVENIR (SOlar UV Extensive Network for Information and Reporting).

Questo costituirà una rete di esperti nelle discipline tecnico – scientifiche (fisica dell’atmosfera, meteorologia), mediche (dermatologia) e socio – psicologiche (comunicazione del rischio). La connessione diretta con i numerosi stakeholders (enti locali, impianti di risalita e maestri di sci, unità sanitaria locale, Centro Funzionale, grande distribuzione). Nonché con il mondo dei media (testata giornalistica regionale) permetterà di estendere la platea di persone raggiunte tramite diversi canali.