responsabilità

La responsabilità del DDL per infortunio va provata

Per accertare la responsabilità del datore in materia di infortuni sul lavoro. Il lavoratore deve dimostrare l’esistenza del danno. Nonché la nocività dell’ambiente di lavoro e il nesso causale esistente fra questi due elementi.

E cosa deve dimostrare invece il datore di lavoro per uscirne indenne? vediamolo insieme…

Secondo la normativa il datore di lavoro può essere responsabile in caso di violazione di un obbligo previsto dalla legge. Ovvero se con le proprie azioni si rende responsabile di atto illecito.

Ad esempio quello di non aver informato sulle condizioni d’uso di una macchina. Possono essere diverse le situazioni che vedono chiamato a rispondere per responsabilità civile o penali un datore di lavoro. Se viene svolto con scarso senso di responsabilità possono risultare a rischio degli esseri umani.

Il principio generale alla base della responsabilità

Il datore, per non incorrere in responsabilità, deve dimostrare di avere adottato tutte le cautele necessarie a impedire il verificarsi dell’evento dannoso. Così la Cassazione, con la sentenza 11546 del 15 giugno 2020, ha ribadito un principio fondamentale sulla portata effettiva dell’art. 2087 cc.

In tema di Covid-19

Alcune riflessioni possono essere applicate anche alla tutela della salute dei lavoratori, nell’ambito della prevenzione dei contagi da Covid-19.

L’inserimento dell’obbligo di sicurezza nella struttura del rapporto obbligatorio. Secondo al Cassazione. E’ fonte di obblighi positivi a carico del datore.

Egli deve disporre un ambiente e una gestione del lavoro idonei alla protezione del bene fondamentale della salute. Tale da essere funzionale alla stessa esigibilità della prestazione lavorativa. Con la conseguenza che è possibile per il prestatore eccepirne il non adempimento e rifiutare la prestazione pericolosa (articolo 1460 del Codice civile).

Alla luce della sua formulazione “aperta”, la giurisprudenza consolidata è concorde nell’assegnare all’ art 2087 cc il ruolo di norma di chiusura del sistema di prevenzione. Operante cioè anche in assenza di specifiche regole d’esperienza o di regole tecniche preesistenti e collaudate.

Bensì volta a sanzionare. Anche alla luce delle garanzie del lavoratore. L’omessa adozione di tutte quelle misure e cautele atte a preservare l’integrità psicofisica e la salute del lavoratore nel luogo di lavoro. Il tutto sotto la diretta responsabilità del datore di lavoro.

La responsabilità secondo la norma di chiusura

Tenuto conto della realtà aziendale e della maggiore o minore possibilità di venire a conoscenza e di indagare sull’esistenza di fattori di rischio in un determinato momento storico.

Tuttavia, pur valorizzando la funzione dinamica che va attribuita all’art. 2087 cc. Ciò perché norma diretta a indurre l’imprenditore ad attuare un’efficace attività di prevenzione.

Garantendo la continua ricerca delle misure suggerite dall’esperienza e dalla tecnica più aggiornata. Col fine di garantire la sicurezza dei luoghi di lavoro.

E’ stato riconosciuto che la responsabilità datoriale non è suscettibile di essere ampliata fino al punto da comprendere. Sotto il profilo meramente oggettivo. Ogni ipotesi di lesione dell’integrità psico-fisica dei dipendenti e di correlativo pericolo.

Altre indicazioni

L’articolo 2087 non configura infatti una ipotesi di responsabilità oggettiva. Essendone elemento costitutivo la colpa. Intesa quale difetto di diligenza nella adozione delle misure idonee a prevenire ragioni di danno per il lavoratore.

Né si può desumere dalla disposizione un obbligo assoluto per il datore di lavoro di rispettare ogni cautela possibile. Diretta a evitare qualsiasi danno al fine di garantire così un ambiente di lavoro a “rischio zero”. Quando di per sé il pericolo di una lavorazione o di una attrezzatura non si può eliminare.

Così come non può pretendersi l’adozione di strumenti atti a fronteggiare qualsiasi evidenza che sia fonte di pericolo per l’integrità psicofisica del lavoratore.

Ove applicabile, un siffatto principio comporterebbe come conseguenza la responsabilità del datore di lavoro di qualunque evento lesivo. Pur se non prevedibile ed evitabile.

Nonostante l’ambito dell’articolo 2087 del Codice civile riguardi una responsabilità contrattuale ancorata a criteri probabilistici e non possibilistici.

Non si può dunque desumere, dal semplice verificarsi del danno, l’inadeguatezza delle misure di protezione adottate. E’ necessario che la lesione del bene tutelato derivi causalmente dalla violazione di obblighi di comportamento imposti dalla legge. Ovvero suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche in relazione al lavoro svolto.