rientro al lavoro

Rientro al lavoro del cittadino contagiato. Come procedere?

Come gestire il rientro al lavoro di un lavoratore contagiato? La legislazione emergenziale configura due diverse situazioni. La riammissione in comunità e il reintegro al lavoro. Approfondiamo insieme.

A partire dal luglio 2020, o meglio da agosto 2020, i contagi sono tornati ad aumentare. Questo obbliga a riflettere anche sulle misure per garantire la salute e sicurezza negli ambienti di lavoro. Può essere utile rivalutare le misure anti contagio sul luogo di lavoro. Di pari passo però bisogna valutare anche come gestire il rientro alla attività lavorativa sul luogo di lavoro di una persona colpita dal Covid-19.

La riammissione in comunità e il rientro al lavoro

La riammissione in comunità prevede che prima siano soddisfatti i criteri dettati dalla Circolare del Ministero della Salute n. 32850 del 12 ottobre scorso. Quindi che il cittadino sia autorizzato dall’Autorità ad interrompere l’isolamento o la quarantena.

Il rientro al lavoro dopo una positività necessita, invece, innanzitutto che il lavoratore presenti al datore di lavoro la certificazione di avvenuta negativizzazione del tampone. Dopo questo primo passo il lavoratore andrebbe anche sottoposto ad una “Visita di reintegro” da parte del medico competente.

Secondo i DPCM ed i decreti legge tale Visita di rientro al lavoro dovrebbe essere effettuata per tutti i lavoratori contagiati. La Circolare del Ministero della Salute n. 14915 del 29/04/2020, invece, prevede che vada effettuata solo per i soggetti che siano stati ricoverati.

È del tutto evidente che la Circolare in questione interveniva nel tentativo di mitigare le notevoli difficoltà operative generate dalle incertezze formali. Nonché dalle imprecisioni terminologiche contenute nel Protocollo condiviso.

Ancora, è forse anche inutile menzionarlo. La stessa citata Circolare del Ministero della Salute del 29 aprile ammetteva che possono essere procrastinate le visite mediche non “urgenti”. La necessità di questa cautela è stata recentemente ribadita in relazione all’attuale fase pandemica dalla Circolare Interministeriale n. 28877 del 04/09/2020.

Il ruolo del medico per il rientro al lavoro

Il medico competente, infine, deve svolgere la sua opera secondo i principi della medicina del lavoro e del Codice etico della Commissione internazionale di salute occupazionale (ICOH). Tra questi un ruolo centrale svolge la necessità di tenere conto dell’appropriatezza, della predittività e del costo economico e sociale degli accertamenti sanitari che egli dispone.

In sintesi, visite prive di una certa necessità clinico-preventiva non solo non sono urgenti. Bensì, se effettuate in maniera sistematica, possono ingiustificatamente contribuire alla diffusione del  SARS-CoV2.

Pare perciò, di poter affermare che una interpretazione rigidamente letterale della norma per il rientro al lavoro tradirebbe spirito e finalità che palesemente ne aveva motivato l’adozione. Ovvero la tutela sostanziale delle condizioni di salute dei lavoratori.

Il datore di lavoro per garantire la sicurezza sul lavoro deve essere messo in grado di adottare tutte le misure necessarie per la tutela del lavoratore contagiato. Affinché ciò sia possibile il lavoratore dovrà comunicare al medico competente qualunque variazione del proprio stato di salute.

Prova

Il medico competente tratterà le informazioni e la eventuale documentazione sanitaria correlata. Ciò sempre nel rispetto della normativa per la tutela dei dati personali. Tenendo in particolare considerazione la tipologia di rischi specifici a cui il lavoratore è esposto.

Valuterà quindi con il lavoratore se sussiste la necessità della visita di reintegro.

Ove sussista, che questi faccia richiesta di visita straordinaria ai sensi dell’art. 41 comma 2 lett. c del D. Lgs. 81.

È comunque ancora possibile che il lavoratore non faccia tale richiesta. In tal caso la Visita di reintegro deve essere effettuata comunque ed il medico competente dovrà renderne edotto il datore di lavoro.

La richiesta di Visita di rientro al lavoro, ai sensi del DPCM 3 novembre 2020 in vigore al momento, in questo caso sarà inoltrata dal datore di lavoro. A parere della SIML anche ad esito di tale Visita. Che come noto va effettuata anche quando non siano trascorsi più di 60 giorni di assenza continuativi dal lavoro per motivi di salute, andrà formulato un Giudizio di idoneità.

Ipotesi di algoritmo operativo

  1. Il datore di lavoro informa i lavoratori dell’obbligo di inviargli la certificazione di avvenuta negativizzazione come rilasciata secondo le disposizioni locali. Nonché di comunicare in via riservata al medico competente anche ogni altra variazione del loro stato di salute.
  2. Il lavoratore contatta il medico competente il quale acquisisce l’eventuale documentazione sanitaria. Quest’ultimo valuta con il lavoratore stesso la necessità di sottoporlo o meno a Visita di rientro al lavoro.
  3. Se la Visita è ritenuta necessaria:
    • Il lavoratore sottopone al datore di lavoro richiesta di visita straordinaria (art. 41 c. 2 lett. c);
    • Se il lavoratore non intende chiedere la vista straordinaria, il datore di lavoro sottopone al medico competente richiesta di Visita ai sensi del DPCM in vigore al momento.
  1. In entrambi i due ultimi casi. Nelle more della possibilità di effettuare la Visita in presenza. Il medico competente esprimerà un Giudizio di idoneità provvisorio contenente le prescrizioni. Ovvero limitazioni imposte dagli esiti di malattia Covid-19.
  2. Anche in caso tale Visita non sia ritenuta necessaria. In considerazione delle informazioni e della documentazione ricevuta. Il medico competente potrebbe comunque dover indicare al datore di lavoro misure aggiuntive di tutela.

In ogni caso, viste le diverse disposizioni territoriali. Si ritiene utile verificare comunque, dove possibile, l’orientamento in merito a tale procedura dell’Organo di Vigilanza locale. Ciò al fine di semplificare il comune lavoro.

Nonché di allegare alla Cartella sanitaria e di rischio la documentazione acquisita. Soprattutto di lasciare traccia al suo interno dei vari passaggi e delle motivazioni a loro sostegno.

Tale prassi non può che ritenersi assolutamente eccezionale ed utilizzabile nella sua irritualità esclusivamente in ragione del contesto emergenziale nel quale ci troviamo ad operare. Chiaramente si tratta solo di una considerazione che non vuole e non può rappresentare un iter validato.