rischio coronavirus

Rischio coronavirus e sicurezza sul lavoro

Come affrontare il rischio coronavirus? Occorre riflettere sull’emergenza causata dal virus SARS-CoV-2 per capire come procedere.

Le autorità sanitarie e i servizi sanitari su tutto il territorio nazionale. Nonché la presidenza del consiglio dei ministri lo scorso 17 maggio hanno fornito indicazioni per il contenimento della diffusione da covid 19. La misura di contenimento di fondo come negli altri paesi, resta quella del distanziamento sociale. La maggior parte di queste misure possono essere rispettate in modo abbastanza agevole ed erano già in vigore dal mese di aprile 2020. Tra queste anche la gestione dei casi di infezione che possono essere stati presenti in un certo ambiente.

Per capire come procedere e per affrontare alcuni dei temi più delicati. Ciò anche in relazione ai problemi applicativi correlati all’adozione di specifici provvedimenti e protocolli nei luoghi di lavoro. Analizziamo insieme un Working Paper prodotto dal titolo “Covid-19 e sicurezza sul lavoro: nuovi rischi, vecchie regole?

La normativa di prevenzione ha gli anticorpi per il rischio coronavirus

Il documento ricorda che la normativa di prevenzione, con particolare riferimento al D.Lgs. 81/2008, già contiene gli “anticorpi” necessari a fronteggiare il rischio coronavirus. Ciò anche a prescindere dalle indicazioni fornite dalla specifica normativa contrattuale.

Questa precisazione è funzionale al dibattito che si è subito aperto circa contenuti e modalità degli adempimenti di prevenzione imposti e/o suggeriti alle aziende dal nuovo rischio coronavirus.

Infatti l’emergenza ha determinato un incrocio/cortocircuito tra valenza “esterna” del rischio. Nonché ambito generale dei provvedimenti adottati d’urgenza dal Governo e dalle Parti sociali, e valenza “interna” ai luoghi di lavoro. Ciò con riguardo essenzialmente ai seguenti principali aspetti/problemi generali e particolari:

Sul piano generale:

  • natura ed efficacia delle “fonti” di previsione delle misure prescritte/suggerite;
  • natura generica (ambiente esterno) o specifica (riferita all’azienda) del rischio coronavirus.

Sul piano particolare, conseguente:

Rischio di contagio da nuovo coronavirus

È evidente, si premette, che giungere a delle conclusioni tecnico – giuridiche assistite da un sufficiente grado di certezza è arduo. Il tentativo è quindi di ipotizzare soluzioni che rispondano innanzitutto ad un criterio tale per cui risultino ragionevoli. Considerando l’obiettivo primario.

Almeno questo si ritiene indiscusso ed non discutibile, che è quello di tutelare la salute: dei lavoratori come dei cittadini. Ma cercando anche di renderlo compatibile con la necessità di non contemperare le esigenze produttive delle imprese.

Il documento richiama poi sia l’ art. 2087 c.c., sia la lettera n) dell’art. 2, co. 1, d.lgs. 81/08, che definisce la “prevenzione” come segue.

Il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro. Nonché l’esperienza e la tecnica. Per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno.

Quest’ultima definizione rende bene l’idea del rapporto reciproco, che c’è o può esserci tra i rischi ‘interni’ ed ‘esterni’ all’ambiente di lavoro.

Giacché, come nel caso di specie, il fattore di rischio è comune all’ambiente esterno. E da esso può essere trasportato all’interno dei luoghi di lavoro. Ma da quest’ultimo a sua volta, attraverso i lavoratori, può essere trasmesso all’esterno.

Come considerare il rischio coronavirus

L’autore si sofferma poi in particolare sul fatto se il rischio coronvirus vada considerato un rischio “generico”, esterno all’azienda, o “specifico” e dunque interno all’azienda. La questione va affrontata e risolta unitamente alla questione relativa alla Valutazione dei rischi ed al relativo DVR, dal momento che la prima questione si riflette sulla seconda.

Si ritiene che non sia del tutto valido sul piano tecnico. Bensì anche su quello dell’opportunità per le aziende. Cercare di far leva sulla natura esterna/generica del rischio Covid-19 per dedurne la non obbligatorietà di un aggiornamento della Valutazione dei rischi.

Anche il “solo comune buon senso” suggerirebbe in ogni caso alle aziende di fare tutto ciò che è opportuno e possibile per adeguare la gestione aziendale e del lavoro al nuovo rischio e ridurre il contagio.

Ciò tenendo conto delle disposizioni ricordate nel documento, ma anche di quelle ulteriori ritenute possibili ed applicabili, in ragione dalle specifiche produttive delle diverse realtà aziendali. Nonché delle competenze tecniche di cui le aziende si avvalgono (Servizio di prevenzione; Medico competente).

E in relazione ai principi su cui si fonda il sistema di prevenzione in azienda prefigurato dal d.lgs. n. 81/2008 pare davvero difficile che ciò possa avvenire senza documentare il nuovo assetto aziendale derivante dalla applicazione delle misure di prevenzione anti-contagio, seppure transitorio ed emergenziale. E, nel sistema normativo di prevenzione, tale aspetto come noto avviene nel Dvr, che è conseguente alla Valutazione del rischio.

A parere dell’autore ciò risponde anche all’interesse degli stessi datori di lavoro. Nella ipotesi in cui venga richiesto alle aziende di comprovare l’adozione di idonee misure di prevenzione da rischio coronavirus. In sede ispettiva o in giudizio.

Il piano di intervento e l’aggiornamento della valutazione dei rischi

Comunque anche sul piano tecnico – giuridico, prosegue il working paper, sussistono solidi argomenti per propendere per la tesi, diciamo, “più restrittiva”.

Ciò a partire da quanto indicato circa la natura del rischio Covid-19. Cioè che, pur essendo certamente un rischio (biologico) non (direttamente e strettamente) aziendale. Salvo ovviamente che per le aziende del settore sanitario. Ma esterno/generale.

Questo si trasforma in rischio (generico, ma aggravato) “interno” per i lavoratori che possono esserne esposti e, di conseguenza, va valutato dal datore come rischio (anche) aziendale.

Quindi, in questo senso, specifico. Non va anche in questa direzione l’Inail nel momento in cui conferma che. Se ne viene dimostrato il nesso eziologico con il lavoro (“occasione di lavoro”). E’ a tutti gli effetti da qualificare come infortunio sul lavoro.

Ebbene da una lettura sistematica del D.Lgs 81/08. La valutazione deve essere aggiornata nel momento in cui un qualsiasi fattore di rischio. Diverso o incrementato rispetto al pregresso assetto aziendale. Renda necessario un adeguamento delle misure di prevenzione, anche in termini di modifiche gestionali.

E pare che sia questo il caso anche del rischio coronavirus. Esso impone l’adozione di alcune misure minime di cautela. Indicate dalle disposizioni governative e di autonomia collettiva.

Ma che, invero, si potrebbe ritenere che i datori di lavoro comunque avrebbero potuto e dovuto adottare anche in assenza di queste ultime. Ciò sulla scorta delle (pur se recenti, incerte e scarse) conoscenze. Nonché esperienze tecnico – scientifiche. Peraltro quasi da subito divenute conoscenze comuni (distanziamento, misure igieniche, etc.).

Le indicazioni presenti al momento

Si ricorda che lo stesso INL, nella nota n. 89 del 13 marzo, indica che si ritiene utile, per esigenze di natura organizzativa/gestionale, redigere. Con il supporto del Servizio di Prevenzione e Protezione e con il Medico Competente.

Un piano di intervento o una procedura per un approccio graduale nella valutazione e attuazione delle misure di prevenzione, basati sul contesto aziendale, sul profilo del lavoratore. Ovvero soggetto a questi equiparato. Assicurando al personale anche adeguati DPI.

E il redattore ritiene che, in questo senso, non sia “tanto diverso”. Nella sostanza. Tale ‘Piano’ rispetto ad un aggiornamento del Dvr.

Certo, è anche comprensibile l’esigenza di non onerare troppo le aziende, in un momento già così complicato. Ma, a parte l’esistenza di procedure semplificate per le aziende più piccole. Anche considerando la, si spera, temporaneità del rischio coronavirus e delle relative misure.

Potrebbe essere sufficiente un aggiornamento “essenziale” nel DVR, con rinvio sia alle disposizioni governative (e contrattuali) sia, sul piano gestionale, ad un più articolato e dettagliato allegato/addendum. Ciò dovrebbe consentire anche, una volta terminata l’emergenza, e tornati ad un assetto fisiologico, di espungere più agevolmente le integrazioni dal Dvr.

Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del working paper che riporta ulteriori dettagli e riflessioni su altre “interferenze” dell’emergenza Covid-19 sul sistema di prevenzione aziendale.