rischio covid nelle carceri

Rischio Covid nelle carceri, come contrastarlo?

Non c’è dubbio che il rischio covid nelle carceri, trattandosi di un ambiente confinato, non possa essere trascurato. Vediamo insieme come andare a gestirlo in questa seconda ondata anche in base alle circolari del Ministero. Nonché memori di quanto accaduto con la prima ondata del marzo scorso.

Il rischio covid nelle carceri italiane

Se pensiamo ad esempio al sovraffollamento delle strutture di alta sicurezza. Nonché al fatto che gli ambienti sono spesso in condizioni strutturali e igieniche precarie. Ancora, al fatto che vi è presenza negli Istituti di molte persone con patologie pregresse croniche o in cattive condizioni di salute. Tutto questo ci fa capire bene come la situazione nelle strutture penitenziarie durante una pandemia può essere critica.

Difficile fornire dati precisi, che sono, tra l’altro, soggetti a continua mutazione con l’evolversi del contagio. Proprio riguardo a questo tema analizziamo le misure predisposte dal Ministero della Giustizia. Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede ha infatti recentemente sottoscritto due circolari a riguardo.

Il protocollo quadro per la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro

Partiamo dalla circolare n. 0375802 del 23 ottobre scorso. Si tratta di un documento che trasmette un importante “Protocollo Quadro” sottoscritto dal Ministero e dai sindacati.

Il Protocollo Quadro ha l’obiettivo di sintetizzare e definire linee guida condivise. Questo in coerenza con i provvedimenti normativi nazionali e regionali. Al fine di garantire la salute e sicurezza sul luogo di lavoro, a tutela delle lavoratrici, dei lavoratori e della cittadinanza.

In tale protocollo relativo alla gestione del rischio covid nelle carceri vengono declinate, in termini generali, le misure di prevenzione del rischio contagio in carcere. Nonché le misure igieniche e sanitarie di protezione per i dipendenti ed i soggetti esterni.

I primi due punti

Rimandando ad una lettura integrale del Protocollo Quadro sul rischio covid nelle carceri riprendiamo parzialmente i primi 4 punti relativi ad alcuni degli obblighi dei datori di lavoro:

  • I datori di lavoro, a qualsiasi livello di competenza, vorranno attivare tutte le necessarie segnalazioni con le aziende sanitarie competenti. Ciò per favorire ogni tipo di supporto e di intervento in modo permanente e costante.
    Anche sotto forma di accordi e protocolli. Richiedendo di fornire istruzioni sanitarie precise. Nonché di indicare le misure, anche da un punto di vista gestionale, più urgenti. Nonché incisive e coerenti con il contesto ed il sistema penitenziario.
  • Dovranno, ove non abbiano già provveduto, aggiornare ed integrare il documento di valutazione dei rischi con il coinvolgimento del responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
    Nonché del medico competente e dei rappresentanti dei lavoratori della sicurezza. Provvedendo ad identificare, durante il periodo di emergenza, misure organizzative, di prevenzione e protezione adeguate al rischio da esposizione a SARS‐CoV‐2.
    Questo nell’ottica della tutela della salute dei lavoratori e dell’utenza. In merito al rischio covid nelle carceri bisognerà porre particolare attenzione alla categoria dei lavoratori fragili. Nonché dei dipendenti genitori di figli minori, in conformità alle specifiche previsioni normative in materia.

Gli altri due punti

  • I datori di lavoro dovranno fornire al personale di polizia penitenziaria dettagliate informazioni dal punto di vista sanitario sulla situazione emergenziale ed i suoi sviluppi. Nonché sulle misure preventive e sanitarie da adottare, mediante la diffusione di circolari ed avvisi. Oppure attraverso incontri e riunioni anche con il medico competente. Sarà, inoltre, garantita adeguata formazione del personale, anche a distanza;
  • In relazione ai dispositivi di protezione individuale, in sede di integrazione del documento di valutazione dei rischi. I datori di lavoro dovranno garantire la dotazione di appropriati dispositivi di protezione individuale sulla base delle indicazioni del medico competente. Ciò in relazione alle singole attività che devono essere svolte nel contesto lavorativo penitenziario. Nonché nel settore minorile.

Il Protocollo riporta poi diverse altre indicazioni in merito a: rilevazione temperatura corporea e orario di lavoro. Ancora, salubrità e sanificazione degli ambienti, distanziamento interpersonale, quarantena, riunioni, formazione, …

Il monitoraggio dei casi di COVID-19 e le nuove misure da adottare

Veniamo, infine, alla circolare n. 0401524 del 10 novembre 2020. Circolare che ha per oggetto il monitoraggio dei casi di Covid 19 e le nuove misure da adottare.

La circolare indica che alla luce della attuale situazione di rischio covid nelle carceri relativa alla pandemia nel nostro Paese. In considerazione delle conseguenze che possono verificarsi anche all’interno degli istituti penitenziari. Sono state convocate molteplici riunioni. Sono poi state diramate apposite circolari.

A riguardo si fa riferimento, ad esempio, alla circolare 22 ottobre 2020, n. 373655 riguardo alla possibilità. Nel rispetto dei prìncipi di proporzionalità, gradualità e temporaneità degli interventi. Di ridurre e/o sospendere in parte le occasioni di contatto tra la popolazione detenuta e le persone provenienti dall’esterno.

Si ricorda poi la necessità che ogni provvedimento regionale riformuli e aggiorni periodicamente, specifici piani di intervento.

Con la presente nota si indica che appare poi necessario prevedere ulteriori misure. L’obiettivo è prevenire ed evitare che la eventuale comparsa di plurimi casi di positività. All’interno di un medesimo istituto. Possa determinare il diffondersi massivo del virus all’interno dello stesso.

In tale direzione, occorre quindi individuare alcune prescrizioni minime. Queste al verificarsi del raggiungimento di uno specifico numero di contagi all’interno dì un medesimo istituto dovranno necessariamente essere adottate.

Le soglie in merito al rischio covid nelle carceri

Sono indicate due soglie. Si arriva alla prima soglia in caso di raggiungimento della percentuale di positivi al covid (tra personale penitenziario e detenuti di un medesimo istituto) pari al 2% del totale.

Rimandiamo alla lettura integrale della circolare che parla anche della seconda soglia. In caso di raggiungimento della percentuale di positivi, tra personale e detenuti di un medesimo istituto, pari al 5% del totale. Questo prevede ulteriori prescrizioni e restrizioni.

Si indica, in conclusione, che nella scelta delle misure, evidentemente più radicali. Da adottare nell’ambito di tale seconda soglia, si terrà conto del maggior numero dei casi di positività tra il personale. Nel qual caso si rafforzeranno in particolare le disposizioni a questo relative.

Oppure tra la popolazione detenuta, nel qual caso si potenzieranno le misure concernenti altre attività. In ogni caso tutti i provvedimenti di sospensione delle attività adottati dovranno essere preceduti da adeguate attività di informazione della popolazione detenuta. Avranno la durata di 15 giorni, al termine dei quali essi potranno essere confermati, ove la soglia percentuale menzionata risulti ancora raggiunta. Ovvero revocati, anche parzialmente, in caso contrario.