rischio quarantena

Rischio quarantena: come gestirlo in azienda

Abbiamo già visto riguardo l’emergenza da Sars Cov-2 quanto legato al rischio isolamento e alla quarantena per le persone infette o potenzialmente contagiate. Si tratta di un importante strumento per interrompere le catene di infezione del nuovo coronavirus e contenerne la diffusione. Vediamo insieme la nota di Confidustria a riguardo.

Oggi torniamo di nuovo a parlare di rischio quarantena ma da un punto di vista diverso. Quello delle aziende che possono vedere nelle quarantene anche un rischio per le attività. Un rischio da prendere in considerazione e, se possibile, da ridurre con misure di prevenzione maggiori di quelle previste dalla normativa.

A parlare di questo “rischio da quarantena” è una recente nota di Confindustria, la più rappresentativa organizzazione di rappresentanza delle imprese produttrici di beni e/o servizi in Italia. In merito agli aspetti di salute e sicurezza disciplinati dal DPCM 3 novembre 2020 che seppur superato dal recente DPCM del 3 dicembre 2020 resta del tutto valido.

La nota di Confindustria e il rischio da quarantena

La nota di Confindustria vuole offrire maggiori informazioni con un “percorso di sicurezza” volto a mitigare il cosiddetto “rischio da quarantena”. Per evitare di avere personale “fermo” per 10 o 14 giorni.

Si indica, infatti, che l’aggravamento della situazione e la presenza di un numero rilevante di soggetti positivi al virus ma asintomatici, consigliano di contrastare il rischio da quarantena. Oggi particolarmente grave per l’impresa. Soprattutto nel momento in cui la produzione è attiva e vi sono segnali di ripresa.

In questo senso l’impresa soggiace al rischio da quarantena. Nel senso che, pur avendo rispettato le disposizioni in vigore un lavoratore risulti contagiato. Di conseguenza, l’Autorità sanitaria può disporre, in tutto o in parte, la quarantena per i colleghi di lavoro. Con conseguente blocco, totale o parziale, della produzione.

E poiché la quarantena dipende poi in gran parte dagli effetti del contact tracing, e fa riferimento alla nozione di contatto stretto. La logica della precauzione interviene soprattutto ad evitare che possano verificarsi contatti stretti. 

Il contatto stretto e la discrasia tra norme e contact tracing

Dopo aver riportato diverse indicazioni e commenti la nota di Confindustria ricorda che la situazione pandemica in Italia e nel mondo va aggravandosi. Tanto da rendere difficile il tracciamento dei casi. Questo rappresenta il principale strumento di conoscenza e prevenzione della diffusione esponenziale del contagio.

Si indica poi che nel ricordare che il distanziamento è la principale misura di sicurezza è ormai evidente la discrasia di coordinamento, tra le previsioni di legge, dei DPCM e dei Protocolli. I quali fissano in un metro la corretta distanza minima da mantenere. Ed il sistema del contact tracing, fondato sulla nozione di “contatto stretto” previsto dal Rapporto n. 53/2020 dell’ISS.

Le misure per prevenire il rischio di possibili provvedimenti di quarantena

In definitiva se il rispetto della legge è finalizzato a garantire distanze che sono ritenute adeguate nel contemperamento con le esigenze lavorative. Il concetto di contatto stretto è maggiormente cautelativo. In quanto finalizzato a riscontrare il maggior numero di soggetti coinvolti, soprattutto se asintomatici.

Come indicato precedentemente ne consegue, dunque, che l’azienda, pur avendo rispettato pienamente il dettato normativo, potrebbe andare incontro ad un coinvolgimento nel contact tracing. Per la presenza di contatti stretti secondo il documento ISS.

Dunque con conseguente potenziale adozione di misure di quarantena (individuale o collettiva) da parte delle Autorità sanitarie. Con evidenti riflessi negativi sull’operatività.

Insomma, continua la nota, la quarantena diviene un rischio da prendere in considerazione. Se del caso, da mitigare con misure cautelative maggiori rispetto a quelle previste nelle disposizioni di legge e nei protocolli.

Ed infatti molte aziende stanno già applicando, ove possibile, misure restrittive. Ciò con l’obiettivo di precludere il concreto verificarsi di ipotesi di contatti stretti.

Le misure

Si segnala che tra le misure finalizzate a prevenire possibili provvedimenti di quarantena si potrebbe pensare, ad esempio:

  • Di adottare un sistema aziendale di monitoraggio continuo mediante la periodica somministrazione di tamponi antigenici rapidi. Ovvero, quando saranno disponibili, tamponi salivari a tutti i lavoratori presenti in azienda. Così da tenere sotto controllo la presenza e la ulteriore diffusione del virus, prevenendo possibili contagi. Un investimento sicuramente oneroso, ma concreto strumento di prevenzione. Nonché testimone dell’impegno nel collaborare alla riduzione della circolazione del virus (in ambito aziendale ma anche sociale).
  • Laddove possibile, tarare l’organizzazione aziendale, per la parte del lavoro in presenza. Così da prevenire il contatto stretto ed il conseguente rischio quarantena. Dunque non solamente con il rispetto del metro di distanza. In questo senso, si potrebbe pensare di:
    • Ampliare a due metri il distanziamento tra le persone/postazioni di lavoro ovvero. Oppure in aggiunta organizzare la disposizione dei posti di lavoro evitando il contatto “faccia a faccia”.
    • Disporre l’uso permanente della mascherina chirurgica, anche nei luoghi di lavoro (es. open spaces) che non sono spazi comuni.
    • Per le ipotesi maggiormente a rischio (contatti continuativi ravvicinati) prevedere l’uso dei DPI (mascherine FFP2).

Si indica, infine, che con il rispetto di queste misure. Le quali si aggiungono a quelle consuete si può dunque ridurre la potenzialità che si verifichino “contatti stretti”. Inoltre, ancor prima, si riduce notevolmente la possibilità di diffusione del contagio.

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