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RSPP e sicurezza sul lavoro. Chi è e cosa fa?

RSPP chi è costui? Spesso, quando si parla di RSPP, si fa riferimento ad una figura fantomatica considerato un pò a cavallo tra un “tappa buchi” e uno “jolly aziendale”.

Insomma una persona di fiducia “buona” in tante circostanze. In realtà le cose sono molto più complicate di così. Proviamo insieme a fare chiarezza.

Cosa vuol dire RSPP

Anzitutto partiamo letteralmente dall’acronimo; il suo significato sta per Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione RSPP. Sembra una cosa importante ed in effetti lo è o, meglio, lo sarebbe. Se non fosse per il fatto che tante volte non viene data la giusta importanza a questo ruolo.

Dunque, già dal nome capiamo che si tratta di una sorta di manager. Un manager che ha a che fare con il “Servizio di Prevenzione e Protezione” dell’azienda. Bene, siamo sulla strada giusta.

Cosa deve fare

Fondamentalmente questa figura deve collaborare con il datore di lavoro dell’azienda per portare avanti le varie attività in materia di sicurezza sul lavoro. Potrà fare ciò andando, al tempo stesso, a coordinare in qualità di responsabile, il cosiddetto Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP).

E qui, la cosa inizia a complicarsi. Anzitutto corre l’obbligo di dare un chiarimento. Non a caso abbiamo evidenziato la parola “collaborare”.

Già questo è un aspetto fondamentale. Infatti notiamo che spesso, con grande faciloneria, il datore di lavoro medio tende a rivolgersi ad una persona affidandogli il ruolo di RSPP.

Facendo ciò, molto “ingenuamente”, crede di non avere più alcuna responsabilità in materia di sicurezza. Quindi pensa che da qual momento in poi, qualunque cosa dovesse accadere all’interno della sua azienda in materia di sicurezza. Mai nessuno andrà a bussare alla sua porta per fargli qualche domanda. Quindi non avrà alcuna responsabilità.

Chiariamo quindi subito un concetto: la nomina di un RSPP, che è una cosa obbligatoria. Infatti in tutte le aziende con almeno un lavoratore deve esserci un RSPP. Non va in alcun modo a togliere responsabilità in capo al datore di lavoro.

Se il nostro caro datore di lavoro vuole tentare di ridurre (non annullare) le proprie responsabilità in materia di sicurezza dovrà ricorrere allo strumento della delega di funzioni. Questa è cosa ben diversa dalla nomina di un RSPP. Va gestita con molta attenzione e, soprattutto, dovrà essere un qualcosa di reale e non di “fittizio” come spesso capita di vedere. A riguardo chiaramente ci fermiamo perché lo strumento della delega non è l’oggetto di questo articolo.

La collaborazione

Dunque in cosa si esplica questa collaborazione? Partendo dal presupposto che il responsabile sia una persona competente in materia di sicurezza. Questo dovrà aiutare il datore di lavoro nella valutazione dei rischi presenti sul luogo di lavoro. Nel caso collaborerà con il medico competente per portare avanti tale attività.

Il RSPP andrà poi ad indicare, in funzione dei rischi, le conseguenti misure per la sicurezza da adottare. Non solo, si preoccuperà di redigere le varie procedure di sicurezza per le diverse attività aziendali. Ancora, si dovrà preoccupare degli aspetti formativi. E’ infatti chiamato a proporre i programmi di informazione e formazione dei vari lavoratori.

Partecipa inoltre alla riunione periodica. Cioè quell’incontro fatto almeno una volta all’anno con l’obiettivo di fare il punto della situazione in materia di sicurezza.

Tutto questo a parole sembra facile ma in realtà è ben più complesso. Infatti si presuppone una ottima conoscenza degli ambienti di lavoro e delle lavorazioni per poter individuare tutti i fattori di rischio. Inoltre sarà necessaria una ottima conoscenza della materia per poter indicare soluzioni adeguate alla natura dei rischi presenti.

Sintetizzando al massimo infatti potremmo dire che questi sono i due aspetti peculiari del buon RSPP. L’individuazione dei fattori di rischio presenti e l’indicazione delle misure di sicurezza adeguati per tali fattori.

Il coordinamento del SPP

Il coordinamento dei membri del Servizio di Prevenzione e Protezione è l’altro grande compito del RSPP. Si tratta di un’altra di quelle attività tutt’altro che facili. Infatti a questa figura si chiede in sostanza di gestire ed interfacciarsi con tutte le varie altre figure che, in sostanza, hanno un ruolo nella sicurezza aziendale.

Primo fra tutti il medico competente, ma non solo. Infatti sarà necessario coinvolgere anche dirigenti e preposti per garantire un adeguato livello di sicurezza. Ancora, sarà importante confrontarsi con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

E’ importante coinvolgere e valorizzare tutte queste figure guardandole per quello che sono. Cioè delle preziose risorse che possono aiutare ad aumentare il livello di sicurezza aziendale. Non esiste chiaramente un vedemecum che indichi precise modalità da seguire per il coordinamento o frequenze ed intervalli di incontri da svolgere. Ad eccezione della riunione periodica.

Sarà cura e attenzione del RSPP portare avanti questa attività nel miglior modo possibile. Facendo attenzione a poter dimostrare in ogni momento il corretto svolgimento di tale attività.

Quali requisiti deve avere il RSPP

Premesso il fatto che su ciascuno di questi paragrafi si potrebbe fare un articolo a parte. Possiamo dire in questa sede che i requisiti professionali che deve possedere il RSPP variano in funzione della casistica in cui si ricade.

Infatti il ruolo di RSPP può essere affidato dal datore di lavoro ad una persona esterna all’azienda oppure ad un dipendente aziendale. Ancora, in funzione delle tipologie di aziende, possono essere RSPP, in alcuni casi, i datori di lavoro stessi.

Sostanzialmente i requisiti richiesti per poter ricoprire l’incarico sono due. Il primo è relativo al caso in cui il datore di lavoro decida di affidare l’incarico ad un consulente esterno oppure ad un dipendente interno. Infatti, è previsto che quest’ultimo sia in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma.

L’altro requisito riguarda invece la frequenza ad un corso di formazione specifico. Qui la differenza è che la strutturazione del corso e la conseguente durata è diversa in funzione della situazione. Nel caso di dipendenti e consulenti esterni il riferimento normativo è l’ accordo stato regioni dello scorso 7 luglio 2016.