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La sanzione secondo dlgs 231/01 non scatta per default

La sanzione non scatta di default solo perché il datore di lavoro è colpevole dell’incidente sul lavoro. E’ inflitta solo quando l’azienda ha un interesse o un vantaggio per la mancata presenza delle misure di sicurezza. Questo in relazione al reato addebitato all’imputato.

Riprendiamo l’articolo sul dlgs 231/01 continuando a vedere i vari precedenti e valutando l’aspetto legato alla sanzione.

Quando è prevista la sanzione secondo il dlgs 231/01?

La mega sanzione 231 può essere irrogata nonostante il bollino blu di qualità dell’azienda. Per il decesso dell’operaio risponde anche l’impresa.

Questo perché sulla linea produttiva dove si verifica il sinistro sono imposti tempi stretti alla manutenzione per ridurre i costi. Si configura dunque la sanzione ex dlgs 231/01. Ciò perché il reato di omicidio colposo ascritto ai responsabili della società con violazioni delle norme di sicurezza risulta consumato a vantaggio dell’ente.

Non conta che il modello adottato sia conforme alle norme Bs Ohsas 18001:2007, uno standard in materia di salute e sicurezza sul lavoro, peraltro volontario. Il punto è che le indicazioni non risultano attuate in modo efficace. E’ quanto stabilito dalla sentenza 29539/19, pubblicata dalla quarta sezione penale della Cassazione.

Insieme alle condanne inflitte agli imputati diventa definitiva la sanzione di 54 mila euro. Questo in virtù degli articoli 5, 6, 7 e 21-septies, secondo comma del decreto legislativo 231/01.

L’incidente mortale si consuma al reparto verniciatura dell’acciaieria. La vittima, operaio esperto e capo turno, rimane incastrato nella linea di montaggio. Questa gli stacca un braccio e lo conduce alla morte. Il tutto perché il lavoratore rimuove la protezione senza fermare l’impianto per verificare se sono i rulli la causa del difetto rilevato sul nastro.

Pesa contro la società non aver attuato in modo corretto i sistemi di sicurezza e prevenzione. L’azienda non dispone l’interruzione dello scorrimento dei nastri per un tempo sufficiente per verificare e rimuovere, senza rischi per i lavoratori, la causa dei difetti di verniciatura. Stante ciò appare ragionevole la sanzione comminata.

Gli altri casi studio

La responsabilità dell’ente c’è perché la verifica sui rulli in movimento è un vantaggio per l’impresa. Accelera infatti la manutenzione e consente risparmi sul materiale di risulta. Sull’impianto di verniciatura e sull’attività del capo turno l’analisi dei rischi risulta svolta. Però devono ritenersi incomplete le istruzioni operative predisposte per l’attività di rilevamento dei difetti. L’attività di monitoraggio inoltre si rileva inadeguata rispetto ai pericoli esistenti.

L’impresa risponde secondo il dlgs “231” pure se la rete di protezione anti caduta non è montata. Ciò per guadagnare tempo sul cantiere. Il “risparmio” previsto dalla norma in questione in favore dell’impresa si sintetizza come segue. Riduzione dei tempi di lavorazione oltre che degli investimenti. Questo fa sì che scatti la sanzione ex dlgs 231/01. E’ quanto emerge dalla sentenza 16598/19, pubblicata dalla quarta sezione penale della Cassazione.

Così diventano definitive le condanne per lesioni colpose a carico del presidente del CdA. Per l’illecito secondo l’articolo 25-septies del decreto legislativo 231/01 per quanto riguarda la srl. L’operaio cade dal caminetto mentre sta rimuovendo lastre in eternit dal tetto di un capannone industriale. Anche le cinture di sicurezza si rivelano inadeguate. La responsabilità della società sussiste perché l’impresa non adotta un modello per lo svolgimento delle operazioni.

Gli aspetti da considerare per la sanzione secondo dlgs 231/01

Se la persona giuridica risponde con quando ha un interesse o un vantaggio dal reato presupposto, bisogna precisare alcune cose. Cioè che il primo aspetto richiede una valutazione ex ante mentre il secondo ex post. Il reato ben può essere commesso nell’interesse dell’ente senza procurargli alcuna utilità.

In questo caso non sono state predisposte tavole ponte. Viene infatti utilizzata una sola tavola per tutta la copertura. La circostanza denota la scelta del datore di lavoro di risparmiare sui costi. Questo nonostante gli obblighi di sicurezza che gravano sul datore di lavoro a tutela della salute dei dipendenti.

Ma il tempo è denaro e dunque anche riducendo solo il primo l’impresa ottiene un vantaggio. A fronte di ciò appare certa la previsione della sanzione prevista dal modello 231. L’attenuante ex articolo 12 del dlgs 231/2001 risulta inoltre negata perché per evitare l’incidente sarebbe bastato adottare soltanto le misure previste dalla normativa di sicurezza.