scenari d'incendio

Scenari d’incendio, come identificare quelli possibili?

Nel Codice di Prevenzione Incendi una parte molto rilevante è dedicata alla sezione “Metodi” ed ai relativi scenari d’incendio. Vediamo insieme come procedere nel elativo utilizzo ed identificare quelli possibili.

Analizziamo un documento prodotto dall’Inail in merito ai “metodi” antincendio ed all’utilizzo delle soluzioni legate all’ingegneria antincendio. Valutiamo in particolare come procedere nella scelta degli scenari d’incendio.

La sezione M del Codice di Prevenzione Incendi descrive in dettaglio la metodologia di progettazione dell’ingegneria della sicurezza antincendio. Ovvero la progettazione antincendio prestazionale.

L’applicazione dei principi dell’ingegneria della sicurezza antincendio consente di definire soluzioni idonee al raggiungimento di obiettivi progettuali mediante analisi di tipo quantitativo.

Nel secondo capitolo della sezione, viene descritta la procedura di identificazione, selezione e quantificazione degli scenari d’incendio di progetto. Questi sono impiegati nell’analisi quantitativa da parte del professionista antincendio che si avvale dell’ingegneria della sicurezza antincendio. Sono inoltre fornite indicazioni per eseguire la verifica del raggiungimento degli obiettivi di sicurezza antincendio per le attività.

La progettazione antincendio

La progettazione della sicurezza antincendio nelle attività che sono soggette alle visite ed ai controlli dei Vigili del Fuoco. Nonché nei luoghi di lavoro. Al fine di ridurre l’insorgenza di un incendio e di limitarne le conseguenze. E’ sancita dal DPR 1 agosto 2011 n. 151 per le attività soggette.

Mentre invece nei luoghi di lavoro è prescritta dall’art. 17 del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i. Se le misure correlate a tale progettazione possono essere individuate a partire da un approccio progettuale di tipo prescrittivo o di tipo prestazionale.

Il Codice di prevenzione incendi si propone come promotore del cambiamento, privilegiando l’approccio prestazionale. In grado di garantire standard di sicurezza elevati mediante un insieme di soluzioni progettuali, sia conformi che alternative.

A sottolineare in questi termini la valenza del codice di prevenzione incendi e a soffermarsi sugli “scenari d’incendio per la progettazione prestazionale”. Sezione “M.2 del Codice di prevenzione incendi” è il documento “Metodi per l’ingegneria della sicurezza antincendio. Focus sui Metodi del Codice di prevenzione incendi”. Pubblicato dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici dell’Inail.

In particolare il capitolo dedicato agli scenari d’incendio per la progettazione prestazionale descrive la procedura di identificazione. Selezione e quantificazione degli scenari d’incendio di progetto.

Questi sono gli scenari impiegati nell’analisi quantitativa da parte del professionista antincendio che si avvale dell’ingegneria della sicurezza antincendio. Fornisce altresì indicazioni per eseguire la verifica del raggiungimento degli obiettivi di sicurezza antincendio per le attività.

Si ricorda che gli scenari d’incendio rappresentano la descrizione dettagliata degli eventi che possono ragionevolmente verificarsi in relazione a tre aspetti fondamentali che sono le caratteristiche dell’incendio. Nonché le caratteristiche dell’attività e degli occupanti.

L’identificazione dei possibili scenari d’incendio

Si indica che il primo passo della procedura consiste nell’identificare tutti i possibili scenari d’incendio che possono svilupparsi durante la vita utile dell’attività. In relazione a ciò si debbono considerare tutte le condizioni di esercizio ragionevolmente prevedibili.

Ad esempio allestimenti temporanei, diverse configurazioni spaziali dei materiali combustibili, modifica delle vie di esodo e dell’affollamento.

Si sottolinea che per individuare gli scenari d’incendio, il professionista antincendio può sviluppare uno specifico albero degli eventi. A partire da ogni evento iniziatore pertinente e credibile. Il processo può essere svolto in maniera qualitativa, oppure in maniera quantitativa se sono disponibili dati statistici desunti da fonti autorevoli e condivise.

Ogni scenario d’incendio identificato deve essere compiutamente ed univocamente descritto in relazione ai suoi tre aspetti fondamentali. Cioè le caratteristiche dell’incendio, le caratteristiche dell’attività e le caratteristiche degli occupanti.

Inoltre nella fase di identificazione degli scenari. Il professionista antincendio deve tenere conto degli incendi che hanno interessato edifici o attività simili a quella in esame mediante analisi storica.

Dovrà inoltre descrivere l’evento iniziatore caratterizzato da un focolare d’incendio e dalle condizioni dell’ambiente circostante. La propagazione dell’incendio e dei prodotti della combustione.

L’azione degli impianti tecnologici e di protezione attiva contro l’incendio. Le azioni eseguite dai componenti della squadra aziendale dedicata alla lotta antincendio presenti nell’ambiente. Ancora, la distribuzione e comportamento degli occupanti.

La selezione degli scenari d’incendio di progetto

Se nel primo passo della procedura generalmente viene identificato un elevato numero di scenari d’incendio prevedibili nell’attività. L’obiettivo di questo secondo passo della procedura consiste nel ridurre il numero degli scenari d’incendio al minimo numero ragionevole.

Questo al fine di alleggerire il successivo lavoro di verifica delle soluzioni progettuali. In particolare il professionista antincendio seleziona gli scenari d’incendio ed estrae il sottoinsieme degli scenari d’incendio di progetto.

Dovrà esplicitare nella documentazione progettuale i motivi che portano ad escluderne alcuni dalla successiva analisi quantitativa. In ciò facendo riferimento agli alberi degli eventi già sviluppati nel precedente passo o con altre modalità. Il professionista antincendio seleziona i più gravosi tra gli scenari d’incendio credibili.

Si indicano poi una serie di informazioni importanti. Anzitutto che gli scenari d’incendio di progetto così selezionati rappresentano una condizione notevole per l’attività. Cioè rappresentano un livello di rischio d’incendio non inferiore a quello compiutamente descritto dall’insieme di tutti gli scenari d’incendio.

In secondo luogo che le soluzioni progettuali. Rispettose delle soglie di prestazione richieste nell’ambito degli scenari d’incendio di progetto, garantiscono quindi lo stesso grado di sicurezza anche nei confronti di tutti gli altri scenari d’incendio.

L’importanza degli obiettivi

Si sottolinea poi che la selezione degli scenari d’incendio è fortemente influenzata dall’obiettivo che il professionista antincendio intende raggiungere.

Ad esempio se si intende principalmente perseguire la salvaguardia degli occupanti durante la fase di esodo, possono essere selezionati scenari d’incendio quali ad esempio un incendio di breve durata. Con crescita veloce, che è accompagnato da elevata produzione di fumo e gas di combustione.

Ad esempio, l’incendio di un mobile imbottito. Esso risulta più critico di uno che rilascia maggiore potenza termica, ma che ha una crescita lenta e dura più a lungo. Anche se quest’ultimo sollecita termicamente in modo più severo gli elementi costruttivi presenti.

Oppure un incendio di limitate dimensioni. Che però si sviluppa in prossimità delle vie di esodo di un locale ad alta densità di affollamento. Questo può risultare più pericoloso di uno che emette una maggiore potenza termica. Ma che però si origina in un ambiente confinato e che si trova lontano dalle zone dove è prevista la presenza di occupanti.

Segnaliamo inoltre che riguardo alla sezione M.2. Cioè agli scenari d’incendio per la progettazione prestazionale del Codice di prevenzione incendi il documento Inail si sofferma anche sulla descrizione quantitativa degli scenari d’incendio di progetto.

Sulla durata degli scenari d’incendio di progetto. Sulla stima della curva HRR che rappresenta l’energia termica emessa da un focolare o da un incendio per unità di tempo. Nonché sul focolare predefinito.

La salvaguardia della vita

L’ultimo capitolo della sezione metodi riguarda la salvaguardia della vita umana. La progettazione ideale dovrebbe assicurare agli occupanti di raggiungere un luogo sicuro senza neanche accorgersi degli effetti dell’incendio.  Non sempre è applicabile, in particolare per gli occupanti che si trovano nel compartimento di primo innesco dell’incendio.

A riguardo sono definiti due tempi ben distinti. ASET (available safe escape time) che è il tempo che passa tra l’innesco e l’istante in cui le condizioni diventano tali da rendere gli occupanti incapaci di salvarsi.

Ciò comporta la valutazione quantitativa degli effetti dell’incendio. In termini di esposizione a gas tossici asfissianti e irritanti, perdita di visibilità per fumi, esposizione al calore per irraggiamento e convezione.

L’altro tempo considerato è RSET (required safe escape time). Cioè il tempo tra che passa tra l’innesco ed il momento in cui gli occupanti raggiungono un luogo sicuro. Il calcolo, dipende dalle interazioni tra incendio, edificio e occupanti. E’ complesso calcolarlo con esattezza dovendo considerare anche le situazioni comportamentali degli occupanti, non facilmente quantificabili.

Chiaramente dovrà risultare sempre ASET > RSET per garantire la sicurezza. Cioè il tempo in cui permangono condizioni non incapacitanti per occupanti deve essere superiore al tempo necessario perché possano raggiungere luogo sicuro. La differenza tra ASET (available safe escape time) e RSET (required safe escape time) rappresenta il margine di sicurezza.