scudo penale

Scudo penale se i sanitari lavorano senza DPI

Uno scudo penale per il datore di lavoro? Se gli operatori sanitari sono senza DPI chi risponde? Stanno rimbalzando un pò ovunque e aprendo un nuovo fronte di acceso dibattito le proposta di legge in tal senso.

Sono infatti arrivate due proposte a riguardo. Una del Pd e l’altra, poi ritirata, che aveva inizialmente visto, come primo firmatario Matteo Salvini in Senato.

Potrebbe cambiare il campo delle responsabilità dei datori di lavoro nei confronti dei professionisti della salute che regolarmente sono costretti a lavorare senza DPI o con dispositivi inadeguati o improvvisati.

Infatti la proposta di legge di Salvini e colleghi. Puntava a ridurre la responsabilità dei datori di lavoro nel caso in cui gli operatori sanitari dovessero contrarre il coronavirus.

Ad esempio per la cronica mancanza. Ovvero la non adeguatezza dei dispositivi di protezione nelle strutture sanitarie. Ciò a patto che il comportamento degli stessi datori di lavoro sia mirato a garantire la continuità dell’assistenza sanitaria.

Uno scudo penale per il settore sanitario

Ma Salvini non è il solo a muoversi in un terreno minato. Anche il Partito democratico nei giorni scorsi ha sollevato la questione.

Lo ha fatto con un emendamento al Cura Italia. Uno scudo penale mirato.

Pensato per esonerare il personale sanitario da responsabilità giuridiche in questa fase di pandemia. Medici e direttori generali. E la polemica parte.

Sta di fatto che mentre i medici stanno pagano un tributo altissimo in vite umane, nell’Italia dello scaricabarile, il cerino dei dispositivi di protezione che mancano, in mano di chi deve finire? A monte, quali sono le responsabilità oggettive della mancata prevenzione?

La proposta di Salvini

Ma ecco la proposta di Salvini che sarebbe andata a modificare il DDL n. 1766 introducendo lo scudo penale accennato. La riportiamo di seguito:

b) Dopo l’articolo 1 è inserito il seguente:

  1. Le condotte dei datori di lavoro di operatori sanitari e sociosanitari operanti nell’ambito o a causa dell’emergenza COVID-19, nonché le condotte dei soggetti preposti alla gestione della crisi sanitaria derivante dal contagio non determinano, in caso di danni agli stessi operatori o a terzi, responsabilità personale di ordine penale, civile, contabile e da rivalsa, se giustificate dalla necessità di garantire, sia pure con mezzi e modalità non sempre conformi agli standard di sicurezza, la continuità dell’assistenza sanitaria indifferibile sia in regime ospedaliero che territoriale e domiciliare.
  2. Dei danni accertati in relazione alle condotte di cui al comma 1, compresi quelli derivanti dall’insufficienza o inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale, risponde civilmente il solo ente di appartenenza del soggetto operante ferme restando, in caso di dolo, le responsabilità individuali.».

Le conseguenze dello scudo penale

Dunque l’emendamento proposto, con un colpo di spugna, potrebbe esonerare dalla responsabilità penale, civile, contabile e da rivalsa i datori di lavoro di operatori sanitari e socio – sanitari e tutti i soggetti preposti alla gestione della crisi legata alla emergenza coronavirus. Al contrario, rimane inalterata la responsabilità civile per “il solo ente di appartenenza del soggetto operante”. In altre parole, si prevede che non si possa agire nei confronti della dirigenza di strutture come case di riposo, ospedali, ASL, ma che si possa soltanto chiedere il danno all’ente stesso.

Uno scudo penale, dunque, per i dirigenti di tali strutture sanitarie, ma anche per “tutti i soggetti preposti alla gestione della crisi sanitaria”.

In seguito però si è chiarito che la proposta è stata ritirata. Il controverso emendamento in questione, come già anticipato, è stato ritirato dalla Lega stessa.

“Tutelare la vita e il lavoro di tutti coloro che sono in prima linea – ha dichiarato infatti stamattina Salvini – come medici, infermieri, operatori sanitari, dirigenti è e resta il nostro obiettivo. Per questo ritiriamo un emendamento su tutele e responsabilità che si presta a fraintendimenti, confidando che il governo si faccia carico della questione della difesa di chi sta lavorando in prima linea per salvare vite. Rimane valida, invece, la proposta della Lega che propone di detassare il 70 per cento degli stipendi di tutto il personale medico sanitario”.

La proposta del Pd

Ecco invece il testo “analogo” della proposta del Pd a firma Marcucci relativo allo scudo penale già proposto ancor prima della proposta a firma Salvini:

Per tutti gli eventi avversi che si siano verificati o abbiano trovato causa durante l’emergenza epidemiologica COVID-19 di cui alla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, le strutture sanitarie e socio sanitarie pubbliche e private e gli esercenti le professioni sanitarie – professionali – tecniche amministrative del Servizio sanitario non rispondono civilmente, o per danno erariale all’infuori dei casi in cui l’evento dannoso sia riconducibile:

a) a condotte intenzionalmente finalizzate alla lesione della persona; b) a condotte caratterizzate da colpa grave consistente nella macroscopica e ingiustificata violazione dei principi basilari che regolano la professione sanitaria o dei protocolli o programmi emergenziali predisposti per fronteggiare la situazione in essere; c) a condotte gestionali o amministrative poste in essere in palese violazione dei principi basilari delle professioni del Servizio sanitario nazionale in cui sia stato accertato il dolo del funzionario o dell’agente che le ha poste in essere o che vi ha dato esecuzione.

Rimane dunque ancora in piedi la richiesta del Pd di modificare il decreto Cura Italia. Da notare che l’emendamento del Pd elimina qualsiasi responsabilità civile e penale a meno di “macroscopiche colpe gravi”. Se venisse approvato questo emendamento, il termine macroscopico verrebbe interpretato diversamente da difesa e accusa, dando vita a discussioni eterne in fase processuale. E resta, come nel caso della proposta leghista, la possibilità di estendere la validità della norma anche alle figure politiche in eventuali casi di concorso nel reato.