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Settore agricolo: come prevenire il contagio da SARS-CoV-2?

Secondo alcuni dati Istat del 2018 sono più di 415.000 le imprese che svolgono le loro principali attività nel settore agricolo e zootecnico. L’84% di queste imprese è costituito da piccole aziende a gestione familiare con in media circa 2 componenti.

Di fronte alla pandemia di coronavirus, il settore agroalimentare dell’Unione europea sta dando prova di resilienza. Esso continua a fornire ai cittadini europei alimenti sicuri e di qualità elevata.

Gli agricoltori, i produttori se la filiera commercializzata di prodotti agricoli stanno tuttavia attraversando un momento difficile e sono sempre più sotto pressione.

Garantire la sicurezza alimentare resta una delle priorità della Commissione europea. Questa si è tenuta a stretto contatto con i paesi dell’UE e le loro organizzazioni settoriali per monitorare da vicino la situazione. La Commissione ha adottato i provvedimenti necessari per sostenere tutti gli operatori interessati.

Lo sviluppo rurale degli ultimi anni, con la conseguente crescita di imprese agricole e forestali. Nonché le politiche agricole con l’impulso anche della commissione europea. Possono essere considerate le leve grazie a cui il comparto ha acquisito sempre più valore aggiunto.

Tuttavia gestire una impresa agricola oggi più che mai è tutt’altro che facile. Questo è dovuto al contesto pandemico attualmente in corso. Ogni imprenditore agricolo che si tratti di prodotti alimentari o di produzione agricola è chiamato a dover gestire questo importante aspetto.

Garantire la sicurezza nel settore agricolo, oggi non vuol dire più garantire solo la sicurezza alimentare, la corretta gestione dei prodotti agroalimentari o del prodotto agricolo. Ogni azienda agricola può essere impattata in modo notevole dalla diffusione del Covid-19. Vediamo allora come le attività agricole possono tutelare la propria ed altrui sicurezza.

Rischi specifici nel settore agricolo

In generale l’agricoltura è uno dei settori a maggior rischio, sia per entità che per frequenza degli infortuni denunciati. Quindi prevede una particolare attenzione. Nonché un coinvolgimento degli Enti e delle Istituzioni che si occupano di elaborare le misure protettive e preventive per tutelare la salute e la sicurezza degli operatori agricoli.

Già all’interno del D.Lgs 81/08 vengono introdotti i concetti chiave generici per la tutela dei lavoratori agricoli. Nonché le disposizioni per i datori di lavoro e le misure preventive tecniche. Ma anche procedurali ed organizzative, e l’utilizzo dei dispositivi di protezione.

I rischi presenti in agricoltura racchiudono una vasta gamma di categorie, e riguardano sia gli infortuni che le malattie professionali.

Parlando dei rischi specifici, essi variano a seconda della tipologia di azienda agricola, della struttura dell’ambiente e dei macchinari presenti. Oltreché alle varietà di sostanze impiegate o prodotte.

I rischi specifici che vengono presi con maggior considerazione in campo agricolo sono quelli legati allo stress lavoro correlato. Il rischio biologico e chimico. Nonché i fattori di rischio legati alla postura ed alla movimentazione manuale dei carichi. Passando infine per rischio di incendio e da agenti fisici quali rumore e vibrazioni.

Le criticità nel settore agricolo

Il problema è che il rischio di contagio da agenti biologici, anche durante l’emergenza COVID-19, è spesso apparso come una problematica scarsamente considerata nel settore agricolo. Fatta eccezione per la zootecnia.

Tuttavia i lavoratori agricoli. Intesi tra loro i lavoratori subordinati, soci lavoratori o cooperative. Nonché familiari, lavoratori a tempo determinato, lavoratori stagionali e contratti a chiamata. Sono esposti a una molteplicità di rischi non sempre facilmente valutabili e gestibili con soluzioni semplici ed immediate.

Se nella fase attuale di emergenza sanitaria il rischio in agricoltura viene classificato come basso secondo i dati Inail di aprile 2020. Il contagio può derivare principalmente dalla distanza minima interpersonale non rispettata tra i lavoratori stessi, o tra i lavoratori e l’utenza.

A ricordarlo è la premessa/prefazione di un nuovo documento Inail. Il documento “La protezione da SARS-CoV-2 per i lavoratori agricoli” ha uno scopo preciso.

Orientare il lavoratore del settore agricolo e zootecnico verso quelle misure di mitigazione dell’esposizione al rischio da contagio e di diffusione, come vettore, del virus SARS-CoV-2.

Le criticità e la necessità di strumenti per la gestione di salute e sicurezza

Nel documento Inail si sottolinea come le criticità lavorative in agricoltura purtroppo sono esaltate dalla contestualità di due componenti. Da un lato lavorazioni molto diversificate e processi poco standardizzabili. Dall’altro personale ingaggiato non sempre informato/formato adeguatamente per effetto combinato principalmente di due fattori.

Cioè un reclutamento effettuato su base stagionale. Nonché una mano d’opera straniera con carenza linguistica. Si indica, in questo contesto, che è importante rendere fruibili, per gli operatori del settore, strumenti utili alla gestione della sicurezza e della tutela della salute.

Questo nel rispetto della normativa vigente, in una visione di indirizzo all’adozione di misure di prevenzione e protezione adeguate ed efficaci. Ad esempio igiene appropriata sul luogo di lavoro ed idonee misure di protezione individuale. Nonché gestione corretta delle attrezzature di lavoro.

Ed è dunque prioritario informare gli operatori del settore agricolo e zootecnico sui rischi derivanti dal contagio da SARS-CoV-2. Ciò ai fini dell’implementazione delle misure idonee di prevenzione e protezione nella situazione pandemica attuale.

E’ necessario applicare tempestivamente tutte le misure di prevenzione e controllo. L’obiettivo è quello di eliminare o ridurre al più basso livello possibile la presenza del virus in azienda per evitare la sua diffusione e limitarne i contagi.

Tutto questo può avvenire attraverso un processo di formazione, informazione e collaborazione tra tutte le figure professionali coinvolte nel sistema di gestione della salute e della sicurezza.

Il rischio biologico in agricoltura e il virus SARS-CoV-2

Si indica che nel settore agricolo sono vari i fattori che possono favorire lo sviluppo e la diffusione di agenti biologici. Tra questi il tipo di attività, il processo o la fase lavorativa. Ma anche le materie prime utilizzate, il cattivo funzionamento e la manutenzione degli impianti di trattamento aria.

Per passare poi al microclima, alle scarse condizioni igienico – ambientali. Nonché al contatto diretto e/o indiretto con fluidi biologici animali e umani. Concludendo dunque con valutazione sulla presenza e sul numero di occupanti.

In particolare questi ultimi fattori di rischio, sono quelli che maggiormente favoriscono la trasmissione tra persone di microrganismi e in particolare di virus respiratori.

Tra l’altro se nell’allegato XLIV del D.lgs. 81/2008 il settore agricolo e zootecnico rientra tra le attività lavorative che possono comportare la presenza di agenti biologici. L’attuale pandemia relativa al nuovo coronavirus suggerisce di porre particolare attenzione al rischio biologico anche in questo ambito lavorativo. Mettendo quindi in atto quanto emanato dagli Organismi di riferimento nazionali e internazionali.

I comportamenti da adottare con l’esterno nel settore agricolo

Un capitolo della guida è dedicato specificamente ai rapporti con gli utenti esterni, nei punti vendita aziendali o nelle attività di trasporto dei prodotti agricoli.

Nel primo caso, si ricorda l’uso costante di mascherina chirurgica e guanti e il distanziamento di almeno 1 metro. Si rammenta, tra l’altro, l’obbligo di non toccare i prodotti esposti e di igienizzare periodicamente tastiere di pagamento e touch screen.

Nella consegna fuori azienda dei prodotti. Invece, viene chiesto ai trasportatori di non condividere lo stesso mezzo di trasporto. Oppure, se ciò non è possibile, di sanificare accuratamente la cabina di guida.

Dispositivi di protezione, distanziamento, pulizia delle mani

Chiudono la pubblicazione un riassunto esauriente sui dispositivi di protezione individuale, sul modo corretto di adoperarli e di smaltirli nei rifiuti e una check-list di auto verifica veloce.

I due allegati finali propongono, infine, la misura del distanziamento interpersonale corretto nei diversi ambienti lavorativi. Nonché un utile riepilogo sia sul lavaggio delle mani con acqua e sapone, sia sulla loro igienizzazione con soluzioni alcoliche.

Si segnala, a questo proposito, che i coronavirus sono virus respiratori che circolano tra gli animali. Prevalentemente mammiferi e uccelli. Alcuni di essi possono infettare l’uomo.

Il coronavirus responsabile dell’attuale pandemia, denominato SARS-CoV-2, è un nuovo virus che causa una patologia infettiva denominata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “COVID-19’”.

Ulteriori chiarimenti

Come già ricordato in vari documenti la via principale di trasmissione del virus è quella respiratoria per inalazione di goccioline (droplets). Queste emesse attraverso starnuti, tosse o semplicemente parlando. Entrano in contatto con le mucose degli occhi, del naso o della bocca di una persona che si trova a breve distanza (meno di un metro). Pertanto, la trasmissione tra persone del SARS-CoV-2 può avvenire a seguito di un contatto stretto con un soggetto infetto.

I droplets possono poi contaminare anche superfici e attrezzature di lavoro che a loro volta rappresentano un veicolo di trasmissione del microrganismo.

Anche nel settore agricolo dunque, è possibile infettarsi anche dopo aver toccato superfici od oggetti, ove sia presente il virus. Portando poi le mani contaminate verso la bocca, il naso o gli occhi.

Il periodo di incubazione. Cioè l’intervallo di tempo che passa tra il contagio e i primi sintomi della malattia varia. Secondo le attuali conoscenze. Da 2 ad un massimo di 14 giorni.

Il documento riporta poi i principali sintomi del COVID-19 e ricorda che in alcuni casi la malattia può progredire verso forme più serie. Queste possono richiedere un ricovero ospedaliero. Ad esempio, insufficienza respiratoria, polmonite, sepsi e shock settico.

Hanno maggiori probabilità di sviluppare forme gravi gli anziani (età superiore ai 70 anni). Nonché i soggetti con malattie preesistenti (es. diabete, cardiopatie, ipertensione).

Infine gli immuno – compromessi per patologie congenite o acquisite, per trattamento con farmaci immunosoppressori (es. cortisonici), a seguito di trapianti.

Cliccando sul pulsante di seguito è possibile scaricare il documento prodotto dall’Inail: