Si possono installare telecamere nei luoghi di lavoro

Si possono installare telecamere nei luoghi di lavoro?

Si possono installare telecamere nei luoghi di lavoro? Spesso ci si chiede se sia possibile installare un sistema di videosorveglianza a tutela del patrimonio aziendale. Un interpello del Ministero del lavoro fornisce interessanti chiarimenti a riguardo.

L’installazione di telecamere sul posto di lavoro può essere ritenuta necessaria per esigenze organizzative e produttive o per motivi di sicurezza del lavoro.

Il ministero ha chiarito che non c’è silenzio-assenso sulle richieste di autorizzazione all’installazione di impianti audiovisivi sui posti di lavoro. Occorre sempre l’emanazione di un provvedimento espresso, per via della diseguaglianza di posizione tra imprenditore e lavoratori.

Lo precisa il ministero del lavoro nell’interpello n. 3/2019, rispondendo al consiglio nazionale dei consulenti del lavoro. I consulenti hanno chiesto di sapere se opera il silenzio-assenso con riferimento alle richieste di autorizzazione all’installazione ed utilizzo di impianti audiovisivi e di altri strumenti di controllo ex art. 4, comma 1, legge n. 300/1970, sulla base della legge n. 241/1990 laddove dispone che il silenzio dell’amministrazione equivale ad accoglimento dell’istanza.

Il ministero chiarisce quando si possono installare telecamere nei luoghi di lavoro

Il ministero ricorda, innanzitutto, che le norme dell’art. 4 sono finalizzate a contemperare le esigenze del datore di lavoro con la tutela della dignità e riservatezza del lavoratore sul luogo di lavoro. Più in particolare, con tali norme si vuole evitare che l’attività lavorativa risulti impropriamente e ingiustificatamente caratterizzata da un controllo continuo e anelastico. , tale da eliminare ogni profilo di autonomia e riservatezza della persona nello svolgimento della prestazione di lavoro.

La norma dunque affida, in prima battuta, a un accordo con le rappresentanze sindacali la possibilità di impiego di un impianto di videosorveglianza. Analogo discorso vale, in generale, per tutti quegli impianti ed altri strumenti che consentano anche il controllo a distanza dei lavoratori.

In mancanza di accordo, l’istallazione è subordinata all’autorizzazione da parte dell’Ispettorato del lavoro al quale il datore deve formulare esplicita richiesta. Da ciò scaturisce, spiega il ministero, che per effetto dell’art. 4 citato non è data possibilità di installare e utilizzare gli impianti di controllo in assenza di un atto espresso di autorizzazione. Sia esso di carattere negoziale (cioè l’accordo sindacale) oppure amministrativo (il provvedimento dell’ispettorato).

Dunque, rispondendo alla domanda iniziale, se si possono installare telecamere nei luoghi di lavoro possiamo dire che questi dispositivi possono essere utilizzati. A patto però che sia sia preventivamente stipulato un accordo sindacale o vi sia un provvedimento dell’ispettorato in tal senso.

Tale interpretazione, aggiunge il ministero, è condivisa anche dalla giurisprudenza. Questa ha da ultimo sottolineato come vi sia una indiscutibile diseguaglianza e, di fatto, una maggiore forza economico-sociale da parte dell’imprenditore. Ciò dà conto quindi della ragione per la quale la procedura codeterminativa sia da ritenersi inderogabile. Potendo alternativamente essere sostituita dall’autorizzazione della direzione territoriale del lavoro (Cassazione, sentenza n. 22148/2017), in continuità con un orientamento interpretativo consolidato in materia.

Cosa fare prima di installare un impianto di videosorveglianza?

La normativa che regolamenta l’autorizzazione all’installazione e all’uso della videosorveglianza sui luoghi di lavoro ha quasi cinquanta anni. Nonostante questo però le sue disposizioni risultano ancora oggi frequentemente sconosciute ai datori di lavoro e agli stessi installatori. Vediamo dunque quali sono gli adempimenti che il legale rappresentante di un’azienda deve sbrigare prima di poter mettere in funzione l’impianto:

  • Posizionare correttamente le telecamere nelle zone in cui si ritiene necessaria la sorveglianza;
  • Nominare e formare un responsabile addetto alla videosorveglianza;
  • Informare i lavoratori fornendo un’informativa sulla privacy;
  • Affiggere cartelli ben visibili che avvisino il personale, i clienti e i visitatori della presenza di un sistema di videosorveglianza;
  • Predisporre misure idonee di sicurezza atte a garantire l’accesso alle immagini solo al personale autorizzato. Fatta salva la visione da parte delle autorità competenti per fatti delittuosi e utilizzabili esclusivamente a titolo di prova giudiziale.
  • Ottenere l’autorizzazione all’installazione di impianti audiovisivi.

Si possono installare telecamere nei luoghi di lavoro senza accordo sindacale?

Nel caso in cui il datore di lavoro sospetti di un suo dipendente potrà decidere di installare un sistema di videosorveglianza sul posto di lavoro.

A stabilirlo è stata la Cassazione che con la recente sentenza n. 4367/2018. Ha disposto che in alcuni casi nei il datore di lavoro può installare dei sistemi difensivi senza bisogno di chiedere preventivamente l’autorizzazione ai sindacati. Si tratta di quei casi in cui il patrimonio aziendale sia messo a rischio da comportamenti infedeli da parte del dipendente.
Se per esempio il datore di lavoro sospetta del proprio dipendente potrà installare delle telecamere. Qualora dalle registrazioni dovesse risultare che il lavoratore ruba sul posto di lavoro. E’ possibile usare le immagini che lo ritraggono mentre avviene il furto in un processo contro di lui.

La Cassazione ha infatti stabilito che il licenziamento del dipendente nel caso in cui si verifichi la suddetta ipotesi è una sanzione più che legittima.

Inoltre il datore di lavoro potrà utilizzare anche i fotogrammi scattati dai sistemi di ripresa a circuito chiuso come prova da utilizzare nel procedimento penale contro il dipendente.

Conclusioni

In conclusione quindi, in generale, non si possono installare telecamere nei luoghi di lavoro. Fino ad oggi l’orientamento giurisprudenziale maggioritario era diverso. Non si prevedeva infatti la configurazione del reato nel caso in cui il datore di lavoro si fosse preventivamente assicurato il consenso espresso di ciascun lavoratore. Era infatti importante avere in consenso per ogni lavoratore operante all’interno dei luoghi di lavoro in cui fossero installate le videocamere.

Secondo la recente pronuncia della Corte, invero, da oggi l’unico requisito richiesto per la legittima installazione delle telecamere di videosorveglianza riguarda un solo aspetto. Si tratta della presenza di un accordo previamente stipulato con i sindacati. Ovvero, alternativamente, la presenza di espressa autorizzazione da parte della Direzione Territoriale del Lavoro.

Non conta più quindi il mero consenso, seppur unanime, di tutti i lavoratori dell’impresa.

Considerazioni finali

Le ragioni sottese alla questione rispondono, in primo luogo, all’esigenza di rispettare il principio di legalità. Secondo tale principio il datore di lavoro è obbligato ad osservare le norme di legge per agire nella sfera della liceità.

In secondo luogo, ciò che mira a tutelare la norma, anche in sede penale, è l’interesse collettivo e superindividuale. Questo perché la condotta datoriale produce l’oggettiva lesione degli interessi collettivi di cui le rappresentanze sindacali sono portatrici.

Si potrà, infine, sottolineare che la condotta del datore di lavoro che agisca senza previo accordo sindacale e/o autorizzazione della DTL sarà anche censurabile ai sensi dell’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, nonché alla luce del Codice in materia di riservatezza e tutela dei dati personali.

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Articolo tratto da ItaliaOggi