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Strutture residenziali e Covid-19, le regole in Veneto

E’ evidente che per il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2 le strutture residenziali e semiresidenziali extraospedaliere dedicate ad anziani. Nonché disabili, minori, dipendenze e salute mentale hanno necessità di una particolare attenzione nelle strategie di sanità pubblica. Quali sono le regole in Veneto? Vediamole insieme…

Di solito quando parliamo di strutture residenziali stiamo parlando di persone più vulnerabili rispetto alla popolazione generale. Questo a causa delle peggiori condizioni di salute. In quanto maggiormente esposte a fattori di rischio quali fumo, uso di droghe, scarsa igiene. Nonché stress psico-fisico, cattiva alimentazione o pregresse patologie infettive e croniche.

Dunque sono da considerarsi anch’essi soggetti fragili e potenzialmente a maggior rischio di infezione da SARS-CoV-2. Senza dimenticare che nei luoghi chiusi il virus può essere introdotto e circolare tramite il personale lavorativo.

Ancora, i nuovi ingressi o i familiari in visita. All’interno di comunità chiuse, quali possono essere, ad esempio, anche le comunità educative per minori. I primi casi sospetti vanno tempestivamente diagnosticati per identificare rapidamente i focolai e garantire adeguate misure di contenimento.

A ricordare la necessità di una particolare attenzione verso alcune categorie di soggetti più vulnerabili all’emergenza Covid-19 sono le linee di indirizzo regionali pubblicate nella Regione Veneto con l’Ordinanza n. 61.

L’Ordinanza della Regione Veneto per le strutture residenziali

Si ricorda che tali linee di indirizzo fanno riferimento a quelle elaborate congiuntamente dalla Direzione Servizi Sociali della Regione del Veneto. Valutate con parere favorevole dal Comitato Scientifico “Covid-2019 in Regione Veneto.

In definitiva le presenti Linee di indirizzo costituiscono una versione ad interim. Forniscono indicazioni valide per la gestione dell’attuale scenario epidemiologico.

La cosa andrà poi rivalutata nel tempo in considerazione delle eventuali nuove indicazioni di carattere scientifico. Nonché delle raccomandazioni nazionali ed internazionali. Ed ancora in funzione dell’evoluzione dell’epidemia.

Cambiamenti significativi della situazione epidemiologica. Ovvero di altre variabili di contesto comporteranno l’aggiornamento del documento.

Le misure generali di prevenzione e mitigazione del rischio nelle strutture residenziali

Riprendiamo innanzitutto dal documento le indicazioni generali operative “fase 3”. Queste vanno adattate ad ogni singola struttura, individuando le misure più efficaci in relazione al contesto specifico.

Si parte dalle misure generali di prevenzione e mitigazione del rischio. Queste non sono “derogabili”. Ciò in quanto fattori di protezione ‘chiave’ in ogni contesto di comunità. Cioè strutture residenziali e semiresidenziali che offronto un servzio assistenziale e sanitario al proprio domicilio o con centri diurni per persone non autosufficienti.

Ancora, persone con disabilità, persone affette da patologie psichiatriche. Nonché persone con dipendenza da sostanze/gioco d’azzardo, minori. Includono diverse azioni e comportamenti igienico-sanitari standard rispetto ai quali l’ente gestore deve provvedere sensibilizzando gli ospiti/utenti e gli operatori.

Si indica poi che nell’obiettivo di garantire il distanziamento interpersonale.Nonché evitare assembramenti di persone all’interno delle strutture residenziali e semiresidenziali.

A tutela sia degli ospiti/utenti sia dei visitatori/fornitori. Si raccomanda che gli enti gestori, provvedano ad organizzare gli accessi alla struttura secondo criteri che riducano il più possibile il numero di persone compresenti. Rendendolo compatibile con gli spazi disponibili.

Le indicazioni sugli accessi di persone esterne

Venendo poi al tema legato agli accessi di persone esterne nelle strutture residenziali. Si indica che l’ente gestore deve porre in atto ogni possibile misura tesa ad evitare l’ingresso, anche temporaneo, nella struttura di casi sospetti/probabili/confermati di COVID-19. Questo in quanto ciò rappresenta un fondamentale aspetto di prevenzione e protezione.

In particolare, gli enti gestori devono provvedere ad adottare specifici protocolli per l’accesso di familiari e visitatori.

Concludiamo la presentazione delle linee di indirizzo ricordando che queste forniscono anche informazioni su:

  • sensibilizzazione e formazione dei visitatori;
  • rapporti con fornitori, manutentori e altri operatori esterni;
  • protocolli di monitoraggio;
  • norme specifiche per servizi residenziali e semiresidenziali per persone con disabilità;       
  • norme specifiche per servizi semiresidenziali dell’area salute mentale.

Le residenze sanitarie assistenziali sono state uno dei luoghi più colpiti dalla pandemia lo scorso mese di marzo. Le strutture che offrono attività sanitarie, socio sanitaria o socio assistenziale. Così come i centri specializzati per servizi di assistenza e cura della persona hanno purtroppo registrato molte vittime. Tra questi anche medici infermieristici riabilitativi.

Clicca sui pulsanti di seguito per scaricare il testo dell’ordinanza e le linee guida allegate: