vaccinazione anti covid

Vaccinazione anti Covid sul lavoro, siglato il protocollo

Vaccinazione anti Covid sul lavoro ai nastri di partenza. E’ stato siglato il Protocollo nazionale per l’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro.

La vaccinazione potrà essere somministrata, su base esclusivamente volontaria, in azienda da parte di operatori sanitari adeguatamente formati ed eseguita in locali idonei. In alternativa, i datori di lavoro potranno ricorrere a strutture sanitarie private o dell’INAIL. Con quali costi ed a carico di chi? Approfondiamo insieme!

Dopo aver molto discusso sul tipo di vaccino e sulla relativa somministrazione. Su persona con meno di 16 anni o più di 60 anni. Rispetto al dicembre 2020 sono stati fatti moti passi avanti nella diffusione del vaccino Covid-19.

Le dosi attualmente disponibili si rivolgono alle persone estremamente vulnerabili. Ciò secondo il piano strategico nazionale che prevede la somministrazione di due dosi di vaccino con intervallo di 21 – 28 giorni tra la prima dose e la seconda dose.

Una cosa è però chiara. Bisogna intervenire anche in ambito lavorativo. Vi sono infatti interi settori in cui il contagio si propaga anche attraverso l’attività svolta. Proprio per questo si è reso necessario il protocollo in questione.

Piani aziendali di vaccinazione anti Covid: finalità del protocollo

Il Protocollo nazionale per le vaccinazioni in azienda punta al coinvolgimento delle realtà produttive presenti sull’intero territorio nazionale. Ciò al fine di concorrere alla rapida realizzazione della campagna vaccinale.

Le imprese potranno sostenere, nel rispetto delle indicazioni fornite dal Piano vaccinale anti Covid-19, la campagna in atto in due modalità.

Direttamente, offrendo gli spazi aziendali dislocati nei diversi territori come punti di vaccinazione aggiuntivi e impegnandosi alla vaccinazione diretta del personale consenziente. Oppure indirettamente, attraverso il ricorso a strutture sanitarie private.

Analizziamo le due opzioni, con una doverosa premessa. Costituisce parte integrante del Protocollo in esame il documento recante “Indicazioni ad interim per la vaccinazione anti Covid-19 nei luoghi di lavoro”.

Il documento è stato adottato dal Ministero della salute e dal Ministero del lavoro. D’intesa con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Nonché con il Commissario Straordinario per il contrasto dell’emergenza epidemiologica e con il contributo tecnico-scientifico dell’Inail.

Ad esso, in aggiunta a tutte le altre prescrizioni e indicazioni adottate dalle Autorità competenti. Dovranno attenersi i datori di lavoro per la vaccinazione anti Covid nei luoghi di lavoro.

Vaccinazione diretta negli spazi aziendali

L’iniziativa di vaccinazione è rivolta a tutti i lavoratori. A prescindere dalla tipologia contrattuale che li lega all’azienda. Nonché ai datori di lavoro o ai titolari d’impresa.

La vaccinazione non è obbligatoria e verrà pertanto somministrata solo a favore di lavoratrici e lavoratori che ne abbiano fatto volontariamente richiesta. I datori di lavoro interessati. A prescindere dalla forza lavoro occupata, devono manifestare la disponibilità ad attuare piani aziendali per la predisposizione di punti straordinari di vaccinazione anti Covid nei luoghi di lavoro.

L’iniziativa può essere intrapresa singolarmente o in forma aggregata. Con il supporto o il coordinamento delle Associazioni di categoria di riferimento.

Nell’elaborazione dei piani aziendali. I datori di lavoro sono tenuti ad assicurare il confronto con il Comitato per l’applicazione. Nonché la verifica delle regole contenute nel Protocollo per gli ambienti di lavoro.

Questo pur considerando la specifica realtà aziendale nonché le particolari condizioni di esposizione al rischio di contagio. Il tutto con il supporto del medico competente. Ovvero con altri organismi aziendali previsti nei Protocolli di settore.

I costi per la vaccinazione anti Covid

Raccolte le adesioni dei lavoratori, i datori di lavoro. Anche per il tramite delle rispettive Organizzazioni di rappresentanza. Propongono il piano aziendale di vaccinazione all’Azienda Sanitaria di riferimento.

Andranno a specificare il numero di vaccini necessari. I costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, ivi inclusi i costi per la somministrazione, sono interamente a carico del datore di lavoro.

E’ invece a carico dei Servizi Sanitari Regionali territorialmente competenti la fornitura dei vaccini e dispositivi per la somministrazione (siringhe/aghi). Nonché la messa a disposizione degli strumenti formativi previsti. Oltreché, degli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite.

Il Protocollo sottolinea in più occasioni la natura volontaria dell’adesione all’iniziativa di vaccinazione aziendale. Le procedure avviate per la raccolta delle adesioni dei lavoratori interessati alla somministrazione del vaccino dovranno essere gestite ad hoc.

Non solo nel pieno rispetto della scelta volontaria del lavoratore, ma anche delle disposizioni in materia di tutela della riservatezza. Nonché della sicurezza delle informazioni raccolte. Si dovrà avere cura di evitare ogni forma di discriminazione.

Il ruolo del medico competente

Importante è il supporto fornito dal medico competente. Al medico competente spetta infatti un ruolo molto importante. Informare i lavoratori sui vantaggi e sui rischi connessi alla vaccinazione e sulla specifica tipologia di vaccino. Acquisire il consenso informato dei vaccinandi.

Ancora, effettuare il triage preventivo relativo allo stato di salute. Registrare le vaccinazioni eseguite mediante gli strumenti messi a disposizione dai Servizi Sanitari Regionali. Il tutto tutelando la riservatezza dei dati dei lavoratori.

Il vaccino viene somministrato da operatori sanitari secondo le prescrizioni sanitarie adottate per tale finalità. Questi devono essere in possesso di adeguata formazione per la vaccinazione anti Covid-19 e la stessa viene eseguita in locali idonei.

Per l’attività di somministrazione del vaccino il medico competente potrà avvalersi di personale sanitario in possesso di adeguata formazione.

Ricorso a strutture sanitarie private o dell’INAIL

In alternativa alla vaccinazione diretta, i datori di lavoro possono rivolgersi a strutture sanitarie private. A tal fine, possono concludere, anche per il tramite delle Associazioni di categoria di riferimento. Ovvero nell’ambito della bilateralità, una specifica convenzione con strutture in possesso dei requisiti per la vaccinazione, con oneri a proprio carico.

Resta sempre a carico dei Servizi Sanitari Regionali territorialmente competenti la fornitura dei vaccini. I datori di lavoro che, in base alle previsioni del T.U. Sicurezza sul lavoro (articolo 18 comma 1, lettera a) D.Lgs 81/08), non sono tenuti alla nomina del medico competente. Ovvero che non possano fare ricorso a strutture sanitarie private.

Possono avvalersi delle strutture sanitarie dell’INAIL. In questo caso gli oneri restano a carico dell’INAIL. Il datore di lavoro direttamente, ovvero attraverso il medico competente ove presente. Comunica alla struttura sanitaria privata o alla struttura territoriale dell’INAIL il numero complessivo di lavoratrici e lavoratori che hanno manifestato l’intenzione di ricevere il vaccino.

La struttura è tenuta a curare tutti i necessari adempimenti che consentano la somministrazione. Ivi compresa la registrazione delle vaccinazioni eseguite mediante gli strumenti messi a disposizione dai Servizi Sanitari Regionali.

Vaccinazione anti covid in orario di lavoro

Il tempo necessario per la vaccinazione eseguita in orario di lavoro è equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro. Mentre invece eventuali effetti collaterali nei giorni successivi alla somministrazione, che impediscano di svolgere l’attività lavorativa, saranno considerati malattia.

Corso di formazione

Ai medici competenti. Nonché al personale sanitario e di supporto coinvolto nelle vaccinazioni. E’ offerto, attraverso la piattaforma dell’Istituto Superiore di Sanità, lo specifico corso di formazione realizzato anche con il coinvolgimento dell’INAIL.

Scudo penale per i vaccinatori

Si ricorda che l’articolo 3 del decreto legge 1° aprile 2021, n. 44, ha escluso espressamente la responsabilità penale degli operatori sanitari somministratori.

Le fabbriche di comunità

Si segnala da ultimo che il 19 marzo 2021 si è conclusa la mappatura delle “fabbriche di comunità”, promossa da Confindustria. L’iniziativa, come si legge nel comunicato stampa di Confindustria, ha registrato l’adesione, su base volontaria, di oltre 7.000 realtà imprenditoriali.

L’adesione ha investito tutto lo stivale: il 75% delle imprese sono dislocate nel nord del Paese. Il 13% al centro e il 12% tra il sud e le isole. Inoltre, nell’85% dei casi, si tratta di imprese del Sistema Confindustria, ma si sono candidate anche realtà al di fuori dal perimetro associativo.