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Viaggi di lavoro, come tutelare i lavoratori?

In tema di viaggi di lavoro alcuni specialisti virologi hanno recentemente fornito delle indicazioni. Hanno infatti preso in esame quale possa essere il rischio, cui è esposto un lavoratore, che per ragioni professionali deve soggiornare in vari alberghi. Scopriamo di più.

Il biglietto da visita di ogni azienda attenta a queste tematiche parte dalla programmazione. I viaggi di lavoro possono infatti essere molto utili all’azienda ma possono anche essere fonte di grandi problemi. Soprattutto se non gestiti adeguatamente in questo periodo.

Che lo scopo del viaggio sia piacere o per motivo d’ affari cambia poco. E’ molto importante seguire alcune semplici regole quali ad esempio privilegiare carte di credito anziché contanti. Fornire in anticipo i documenti di viaggio in occasione di trasferte di lavoro e prevedere una adeguata polizza assicurativa.

In particolare durante un viaggio all’ estero risparmierete tempo visitando il sito delle compagnie aeree e ne seguirete le relative indicazioni. In particolare sul bagaglio a mano o sulla valigia per un viaggio. Ad esempio cosa mettere in valigia o come non dimenticare qualcosa. E’ importante avere sempre sotto controllo le regole da seguire.

I viaggi di lavoro ed il rischio Covid-19

L’esperienza ha dimostrato che le particelle virali possono sopravvivere per qualche tempo sui pulsanti di chiamata degli ascensori. Nonché sulle maniglie e su altre superfici, con le quali il lavoratore potrebbe entrare in contatto.

A questo proposito, l’ormai famoso CDC – Center for Disease and Control degli Stati Uniti, ha pubblicato uno specifico volumetto.

Come regola generale, le aree comuni di un albergo sono maggiormente a rischio, rispetto alle camere degli ospiti. Tuttavia vi sono comunque delle precauzioni che sia i dipendenti dell’albergo, sia i clienti, devono seguire per ridurre al minimo i rischi.

Appare evidente come la condivisione di un letto, di posate e di docce con soggetti ignoti. In particolare durante una pandemia. Possa essere oltremodo preoccupante. Ecco il motivo per cui molti professionisti del settore raccomandano di non pernottare in alberghi, se non strettamente necessario.

Gli studi in merito ed i rischi legati ai viaggi di lavoro

D’altra parte, altri esperti ritengono che il rischio di contagio di Covid-19 durante un soggiorno in albergo sia relativamente basso. Questo però a condizione che le camere siano state pulite con grande accuratezza.

In particolare, uno studioso, che ha analizzato i metodi di disinfezione delle superfici. Conferma che le aree comuni, come ristorante a lobby, siano più a rischio rispetto alle singole camere. Ciò dal momento che il coronavirus tipicamente si diffonde attraverso particelle aeree, piuttosto che per contatto su superfici contaminate.

Ecco perché gli specialisti raccomandano molta prudenza durante i viaggi di lavoro soprattuto nel soggiorno in albergo. Riducendo al minimo il contatto con altri ospiti e con il personale. Preferendo in ogni caso il soggiorno nella propria camera.

A questo proposito, vale la pena di ricordare come il già menzionato che il CDC ha esaminato le camere di albergo occupate da due pazienti, contagiati da coronavirus. Ha trovato che il materiale genetico del virus era presente sugli interruttori delle lampade, sui rubinetti, sui lenzuoli e sui cuscini, dopo 24 ore.

Tuttavia, sempre secondo questo studio, la componente virale presente su queste superfici probabilmente non può contagiare persone. Ciò a meno che tali persone non siano state già contagiate, seppure senza sintomi. Inoltre, durante questa analisi. I ricercatori hanno prelevato campioni dalle superfici delle camere, prima della pulizia e della sostituzione della biancheria.

Il virus può essere disattivato in modo assai efficace utilizzando appropriati disinfettanti. Quindi, se la camera è stata ben disinfettata, il rischio residuo è molto basso.

Ancora più importante, è il fatto che la ricerca abbia dimostrato come un’accurata pulizia dell’ambiente lo renda a basso rischio. Anche se in tale ambiente hanno sostato a lungo soggetti contaminati.

Altre indicazioni

Uno studio specializzato ha dimostrato che la durata di vita del virus sugli oggetti dipende dal tipo di materiale. Ad esempio, ci vogliono almeno tre giorni perché il virus abbandoni le superfici di plastica e di acciaio. Mentre invece altre ricerche hanno dimostrano come le particelle virali possano sopravvivere fino a due giorni su tessuti e fino a quattro giorni sul vetro.

Un’altra raccomandazione fatta dagli esperti in merito ai viaggi di lavoro è indirizzata al personale addetto al riassetto delle camere. Quando i lenzuoli e le federe vengono sostituiti, è meglio non agitare il tessuto. Questo per evitare che eventuali particelle di virus si disperdano nell’aria.

Il comportamento più corretto è quello di prelevare i tessuti, senza agitarli, e piegandoli del mezzo. Con questo accorgimento, la probabilità di diffusione di aerosol nell’ambiente è molto diminuita.

Infine, occorre ricordare che il rischio di esposizione al contagio è assai più elevato per il personale addetto al riassetto delle camere, rispetto ai clienti. Ecco il motivo per cui occorre educare in modo appropriato il personale coinvolto. Ciò con l’obiettivo di adottare e mantenere atteggiamenti estremamente prudenziali, durante l’attività quotidiana.