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Approccio alla sicurezza. Il modello burocratico funziona?

Vediamo perché l’approccio alla sicurezza di tipo burocratico – normativo non è quello migliore da seguire. Analizziamo insieme pregi e difetti di una sicurezza basata su questo modello.

Il giusto approccio alla sicurezza sul lavoro

Come sappiamo la sicurezza in azienda è fatta dalle persone che vi operano all’interno. Nonché, soprattutto, dalla testa che hanno. Spesso ed a più riprese abbiamo posto l’accento sulla importanza che ha la salute e sicurezza sul lavoro e su come fare per migliorarla sempre più.

In più di una circostanza abbiamo fatto riferimento alla cultura della sicurezza quale base su cui poter costruire un solido sistema di gestione della sicurezza in azienda.

Chiediamoci ora però quali possono essere i vari tipi di approccio alla sicurezza sul lavoro? Certamente il primo che viene in mente è quello di tipo burocratico – normativo.

Di cosa stiamo parlando? Di un modo di fare sicurezza tale per cui si fa solo quello che è previsto dalla legge, nulla di più e, nella migliore delle ipotesi, nulla di meno.

Il modello burocratico – normativo

Le aziende che si basano su questo tipo di approccio alla sicurezza dunque porranno grande attenzione a tutte le novità normative per non farsi mai trovare impreparate.

Non solo, andranno a verificare che quanto prescritto dal D.Lgs 81/08 in materia di sicurezza sia rispettato. Tutto ciò chiaramente per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro e ridurre al minimo gli infortuni e le malattie professionali.

Ovviamente faranno una bellissima valutazione dei rischi aziendali. Magari facendosi aiutare in questa attività anche da più di un esperto. Arrivando ad avere un documento “enciclopedico” che, a prescindere dal contenuto da “tanta sicurezza”. Fosse solo perché è bello “pesante”, insomma è un qualcosa che puoi toccare con mano, che vedi.

E quando vedi un numero sconfinato di faldoni su una mensola tutti belli, voluminosi ed ordinati … bhé la cosa fa la sua figura e viene quasi da dire che l’approccio alla sicurezza sia quello giusto! Come dire: “l’abito fa’ il monaco!”.

No aspetta un attimo, la cosa non era così. Il detto era esattamente l’opposto: “l’abito non fa’ il monaco!”. Ma allora dove sta la verità?

Come spesso accado “nel mezzo”. D’altro canto i detti popolari non esistono per caso.

Pregi e difetti di questo approccio

Sia chiaro, adottare un punto di vista burocratico – normativo non è da considerarsi una cosa negativa. Come tutte le cose può può diventarlo se si viaggia con i paraocchi.

Cioè se questo è l’unico approccio utilizzato in azienda e quindi ci si basa solo su questo modello. Di fatto gli aspetti positivi di questo modello risiedono nel fatto che l’azienda farà grande attenzione a tutto il vasto panorama normativo.

Quindi, di base, si presuppone l’esistenza di una o più persone dedicate a questa attività. Questo è certamente un aspetto positivo infatti quantomeno è indice del fatto che l’azienda è attenta a queste novità normative e cerca di “essere al passo”.

Se però ci fermiamo a riflettere su questo modello intravediamo alcune debolezze. La principale di queste è senza dubbio data dal fatto che non si tenderà verso alcun miglioramento in autonomia. Cioè in assenza di un “impulso” normativo esterno non sarà adottato alcun miglioramento.

Capiamo bene quindi che questo approccio alla sicurezza è limitante perché, di fatto, riporta la sua gestione al 1994 o poco dopo. Cioè a quanto previsto dall’allora D.Lgs 626/94.

Non dobbiamo dimenticare infatti che uno dei grandi passaggi epocali tra il “vecchio” D.Lgs 626/94 ed il “nuovo” D.Lgs 81/08 è stato il cambio di approccio alla gestione della sicurezza. La vecchia norma prevedeva infatti un approccio “reattivo”. La nuova invece ne prevede uno di tipo “proattivo”.

Approccio reattivo Vs approccio proattivo

La differenza è sostanziale e non certo trascurabile. L’approccio reattivo previsto dal D.Lgs 626/94 prevedeva tutta una serie di compiti in capo al datore di lavoro. Questo quindi era chiamato a fare fronte a tutta una serie di attività, non poche per la verità, svolte le quali però poteva ritenere “concluso” il suo compito.

Con un modello di questo tipo dunque quand’è che si andava a “rimettere mano” alla sicurezza? Solo in caso di novità normative, quindi nel caso in cui vi fossero nuovi requisiti da soddisfare oppure a seguito di infortuni, tipicamente infortuni gravi, che si verificavano in azienda.

Quello che mancava cioè era un riesame periodico finalizzato al miglioramento continuo cosa che è stata rafforzata molto con l’entrata in vigore del D.Lgs 81/08.

Il nuovo testo unico in materia di sicurezza infatti prevede ora che l’azienda non si culli sugli allori ma periodicamente, senza bisogno dover aspettare eventuali infortuni o obblighi normativi cogenti, si attivi per monitorare la possibilità di ridurre ulteriormente i vari fattori di rischio presenti al suo interno.

I chiarimenti

Si tratta dunque di una netta distinzione e di un segno di discontinuità rispetto al passato che non può e non deve passare sotto traccia, oggi le aziende sono chiamate a gestire la sicurezza sul lavoro non più solo come un “adempimento cartaceo” o come un qualcosa che una volta fatto non ha più bisogno di attenzione per i prossimi due lustri.

Tutt’altro, bisogna “essere sempre sul pezzo” e dimostrare che, in funzione del passare del tempo; quindi, dell’evoluzione tecnologica legata sia ai dispositivi di sicurezza che alle attrezzature di lavoro utilizzate, ad esempio, si garantisce via via un livello di sicurezza sempre migliore.

Tale concetto è stato sottolineato nel “nuovo” testo unico sulla sicurezza perché vi è stata la presa di coscienza del fatto che la sicurezza in azienda, così come tante altre cose, va gestite come un vero e proprio processo aziendale. Cioè un asset con la sua autonoma vita all’interno dei vari processi aziendali.

In quanto tale, se non gestita e seguita in modo costante nel tempo tenderà irrimediabilmente a calare. Questo è di fondo il motivo per cui un approccio alla sicurezza basato in via esclusiva sul modello burocratico – normativo non darà i migliori risultati.

Conclusioni

Per quanto appena detto possiamo dunque ritenere che tutte le aziende farebbero quindi bene, sì ad utilizzare questo tipo di modello in azienda ma arricchendolo ed integrandolo con altri strumenti altrettanto importanti.

Questi strumenti, a ben vedere, di fatto, rispecchiano poi i compiti che la norma assegna a ciascuno degli attori che compongono la “squadra della sicurezza”. Su tutti la figura del datore di lavoro che, nella azienda in cui ricopre tale ruolo è chiamato a garantire, ancor prima che il rispetto di quanto previsto dalla norma in materia di sicurezza, il fatto che i propri lavoratori operino effettivamente in condizioni di sicurezza.

Questi due aspetti non sempre coincidono infatti un conto è dire di “aver rispettato tutti gli obblighi previsti dal D.Lgs 81/08”, sempre ammesso che ci si riesca tenuto conto della complessità della norma. Altra cosa, ben diversa, è dire che i lavoratori operano nelle migliori condizioni di sicurezza possibili che sono cioè quelle tali da minimizzare tutti i possibili fattori di rischio.

A riguardo basti fare riferimento all’art. 2087 del codice civile ed alle misure di sicurezza innominate. Per ora concludiamo la analisi di questo possibile approccio alla sicurezza sperando di aver fornito dei validi spunti di riflessione.

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