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Azienda e sicurezza: ecco il nuovo protocollo Covid-19

Siglato il nuovo protocollo che ogni azienda deve rispettare. Iniziamo a leggerlo e valutiamolo insieme.

Chiariamo subito che le imprese private, che possono offrire beni o servizi. Nonché la pubblica amministrazione. Devono rispettare le indicazioni fornite nel protocollo. Per fare ciò l’azienda può essere chiamata a rivedere il proprio processo produttivo.

Leggendo il protocollo si comprende come dal punto di vista del complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio della propria attività è fissata in modo chiaro una cosa.

I beni economici possono essere portati avanti solo nel rispetto delle norme di sicurezza. Protocollo incluso. Nonché del codice civile (con riferimento all’art. 2087 in particolare).

Passando poi ai vari punti del protocollo, partiamo dal primo:

Punto 1 – Informazione in azienda

Il punto in questione non prevede stravolgimenti. Si prevede che ogni azienda. Attraverso le modalità più idonee ed efficaci. Informa tutti i lavoratori e chiunque entri in azienda circa le disposizioni delle Autorità.

Potrà consegnare e/o affiggere all’ingresso e nei luoghi maggiormente visibili dei locali aziendali, appositi depliants informativi. In particolare, le informazioni riguardano:

  • L’obbligo di rimanere al proprio domicilio in presenza di febbre (oltre 37.5°). Ovvero di altri sintomi influenzali e di chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria.
  • La conoscenza e l’accettazione del fatto di non poter fare ingresso. Ovvero di non poter permanere in azienda.
    Nonché di doverlo dichiarare subito laddove. Anche dopo l’ingresso. Sussistano le condizioni di pericolo.
    Ad esempio sintomi di influenza. Temperatura o provenienza da zone a rischio. Ancora, contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti, etc. Insomma in tutti quei casi in cui i provvedimenti dell’Autorità impongono di informare il medico di famiglia. Nonché l’Autorità sanitaria e di rimanere al proprio domicilio.
  • L’impegno a rispettare tutte le disposizioni delle Autorità. Nonché del datore di lavoro nel fare accesso in azienda. In particolare, mantenere la distanza di sicurezza. Oltreché osservare le regole di igiene delle mani e tenere comportamenti corretti sul piano dell’igiene.
  • L’impegno a informare in modo responsabile il datore di lavoro della presenza di qualsiasi sintomo influenzale durante l’espletamento della prestazione lavorativa. Avendo chiaramente cura di rimanere ad adeguata distanza dalle persone presenti.

A questo punto arriva la novità. Infatti la nuova versione del protocollo prevede che ogni azienda fornisce una informazione adeguata. Ciò sulla base delle mansioni e dei contesti lavorativi.

Con particolare riferimento al complesso delle misure adottate cui il personale deve attenersi. In particolare sul corretto utilizzo dei DPI per contribuire a prevenire ogni possibile forma di diffusione di contagio.

Quali novità?

Dunque i due primi importanti aspetti che emergono da questo primo punto sono i seguenti:

  • Bisogna informare i lavoratori circa l’obbligo di misurare la temperatura prima di lasciare il proprio domicilio per recarsi al lavoro. Così da garantire la verifica rispetto alla “temperatura di sicurezza” fissata nei 37,5 °C o meno.
  • E’ necessario fornire una adeguata informazione in merito alle misure adottate ed al corretto utilizzo dei DPI come indicato dal protocollo. Segnaliamo che qui il protocollo parla di informazione e non di formazione. Pertanto, questo vuol dire, nessun corso di formazione mirato o cose del genere che avrebbe solo un potenziale effetto negativo!

Punto 2 – Modalità di ingresso in azienda

Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea.

Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro. Le persone in tale condizione saranno isolate e fornite di mascherine.

Non dovranno recarsi al Pronto Soccorso e/o nelle infermerie di sede. Dovranno contattare nel più breve tempo possibile il proprio medico curante e seguire le sue indicazioni.

Il datore di lavoro informa il personale. Nonché chi intende fare ingresso in azienda. Della preclusione dell’accesso in determinate condizioni.

Cioè a chi negli ultimi 14 giorni. Abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19. Ovvero provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’OMS.

Per questi casi si fa riferimento al Decreto legge n. 6 del 23/02/2020, art. 1, lett. h) e i).

L’ ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi all’infezione da COVID 19 non sarà autonomo. Dovrà essere preceduto da un documento preventivo avente ad oggetto un certificato medico. Questo e rilasciato dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza. In esso deve risultare la “negatività” del tampone secondo le modalità previste.

Qualora, per prevenire l’attivazione di focolai epidemici. Nelle aree maggiormente colpite dal virus. L’autorità sanitaria competente disponga misure aggiuntive specifiche.

Come ad esempio, l’esecuzione del tampone per i lavoratori. Il datore di lavoro fornirà il massimo supporto.

Quali novità?

Abbiamo evidenziato in grassetto i due paragrafi “nuovi” che integrano il protocollo del 14 marzo scorso. Da questo punto dunque discendono le seguenti valutazioni:

  • Ancora una volta, in base al protocollo, emerge il fatto che non è obbligatorio misurare la temperatura dei lavoratori in ingresso all’azienda.
  • Per fare rientrare regolarmente in azienda un eventuale lavoratore risultato positivo sarà necessario ricevere prima che ciò avvenga il relativo certificato medico. Questo sarà rilasciato dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza.
  • Si prevede inoltre che è nel pieno potere dell’autorità sanitaria competente disporre misure aggiuntive specifiche. Ad esempio l’esecuzione del tampone per i lavoratori. In tali ipotesi il datore di lavoro dovrà offrire il massimo supporto e disponibilità.
  • Per quanto detto al punto precedente, allo stato attuale, si deduce che le autorità sanitarie possono quindi prevedere misure aggiuntive specifiche.

Dunque alla domanda: “E’ possibile adottare misure aggiuntive specifiche in azienda?”. E’ possibile affermare che, una prima possibilità, prevede una cosa del genere laddove ciò fosse disposto dall’autorità sanitaria competente.

Un dubbio

Ci facciamo la seguente domanda: “E se in azienda il datore di lavoro volesse adottare, in autonomia, delle misure aggiuntive specifiche, può farlo?”. Per ora ci fermiamo qui. Risponderemo a questa domanda nei successivi articoli.

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