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Clienti di bar e locali senza sicurezza non si entra

I clienti che non vogliono farsi misurare la temperatura non possono entrare al ristorante. La rilevazione della temperatura corporea non può essere imposta obbligatoriamente.

Chi però non è disposto a farsi verificare se sta sotto la soglia dei 37,5° non può pretendere di entrare nell’esercizio. E’ questo il bilanciamento degli interessi sintetizzato dal Garante per la protezione dei dati personali.

Il Garante ha rielaborato, con una infografica, le indicazioni per imprese del settore turismo e tempo libero. Fornisce informazioni su come trattare i dati dei clienti e turisti in relazione alla normativa emergenziale per fronteggiare il Covid-19.

Sono coinvolti tutti coloro che fanno ristorazione, le attività turistiche, attività ricettive, il commercio al dettaglio, centro sportivi, musei, autonoleggi, gestori di attività culturali e ricreative, cinema e spettacoli dal vivo. Ancora, parchi tematici, sagre e fiere, terme e centri benessere, sale giochi, discoteche.

Cosa viene richiesto a clienti e turisti

Sono interessati i clienti, turisti, tutte le persone che intendono fruire dei servizi offerti dagli operatori indicati.

L’infografica del Garante potrebbe anche essere presa così com’è e affissa agli accessi dei locali. Il Garante non manca di ricordare che tra le fonti di riferimento un posto di primaria importanza spetta al Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19. Nonché alle Linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative.

Ma  entriamo nel dettaglio. Primo tra tutti, l’obbligatorietà o meno di farsi prendere la temperatura. Secondo qualcuno la privacy impedirebbe che si prenda la temperatura all’accesso degli esercizi commerciali.

Ora, si noti che il Garante ha speso molto tempo, nei mesi dell’emergenza sanitaria da Covid-19, a spiegare che la privacy non può essere strumentalizzata da chi vuole tenere condotte illecite. Serve bensì a proteggere la riservatezza delle persone per bene.

In questo quadro la privacy non blocca la lotta alla pandemia e non è la tana di chi non vuole rispettare la legge. Il Garante spiega che sì il cliente può rifiutarsi di farsi misurare la temperatura e fornire i dati richiesti, ma solo rinunciando ad accedere ai luoghi dove si svolgono le attività commerciali, associative e ricreative. La privacy non è il lasciapassare per chi tiene condotte pericolose per sé e per gli altri.

Di seguito le informazioni fornite dal Garante

E’ possibile rilevare i dati?

Si, le disposizioni adottate per l’emergenza sanitaria da Covid-19 prevedono la possibilità di effettuare la misurazione della temperatura corporea nei confronti di lavoratori e clienti.

Il dato, però, non deve essere trascritto né conservato. Non deve essere associato ad altri dati personali e deve essere evitata la sua diffusione a terzi (es. altri clienti). E’ possibile raccogliere informazioni sullo stato di salute dei clienti mediante autodichiarazioni ed è anche possibile raccogliere i nominativi dei clienti.

Il cliente può rifiutarsi di fornire i dati richiesti?

Si ma rinunciando ad accedere ai luoghi ove si svolgono le attività commerciali, associative e ricreative, considerato che la rilevazione del dato è prevista dalle disposizioni emergenziali per l’accesso a tali attività.

Quali misure a tutela della riservatezza dei dati personali occorre adottare?

Evitare che la temperatura rilevata venga conosciuta da estranei (es. altri clienti), comunicandola, se richiesto, al solo interessato. Individuare all’interno della struttura commerciale, associativa o ricreativa i soggetti specificamente autorizzati ad effettuare la rilevazione della temperatura. Bisognerà provvedere ad acquisire solo i dati strettamente necessari, eventualmente tramite un’autodichiarazione relativa all’assenza di contatti con persone positive al Covid-19.

Nonché all’inesistenza di obbligo di quarantena e alla non provenienza da zone a rischio epidemiologico. Evitando in tutto ciò che i nominativi siano accessibili a persone non autorizzate. Compresi gli altri clienti. Ricorrendo, ad esempio, a moduli somministrati individualmente o per nucleo familiare.

E’ possibile conservare i dati? E se sì, per quanto?

No, i dati relativi alla temperatura dei clienti non possono essere conservati, neanche se la temperatura risulti superiore alla soglia indicata dalle disposizioni emergenziali. Invece quelli relativi alla stato di salute ed ai nominativi dei clienti, possono essere conservati nel rispetto dei principi generali di protezione dei dati. Comunque non oltre i 14 giorni come previsto dalle disposizioni emergenziali.

Si deve rendere ai clienti l’informativa sul trattamento dei loro dati personali?

Si, anche oralmente, indicando: come finalità la prevenzione dal contagio da Covid-19; come base giuridica l’implementazione dei protocolli di sicurezza anti contagio prevista dalle disposizioni emergenziali. Nonché che i dati relativi alla temperatura non vengono conservati. Ovvero, con riferimento alla durata dell’eventuale conservazione dei dati sullo stato di salute e sui nominativi, che i dati vengono conservati non oltre i 14 giorni come previsto dalle disposizioni emergenziali.

E’ possibile comunicare i dati a terzi. Ad esempio autorità pubbliche?

In merito alla temperatura no, visto che non è prevista la possibilità di registrare il dato. Per quanto invece riguarda le informazioni sullo stato di salute. Nonché i nominativi la risposta è sì. Nei limiti in cui sia necessario a collaborare con ‘autorità sanitaria per motivi di prevenzione della salute pubblica.

Cosa si rischia in caso di violazioni della disciplina in materia di protezione dei dati personali?

Le sanzioni pecuniarie previste dal Regolamento europeo.