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Condizionatori e ricambi d’aria in casa e nei piccoli uffici

I condizionatori possono propagare il Covid-19? Quali attività occorre mettere in campo per tutelarsi? Se l’emergenza COVID-19 ha aumentato nella popolazione e tra i lavoratori il tempo di permanenza e lavoro in casa.

Ad esempio in modalità smart working. E’ giusto interrogarsi su come migliorare la qualità dell’aria che respiriamo in questi ambienti che sono diventati sia di vita che di lavoro.

E’ bene farlo anche in relazione all’utilizzo. Nonché alla manutenzione dei climatizzatori. Questo perché si comincia a considerare che quando useremo i climatizzatori nella stagione estiva l’emergenza COVID-19, benché diminuita, non sarà conclusa. Come utilizzare e gestire gli impianti in questa situazione?

Per affrontare questo tema analizziamo una pubblicazione Inail sul rischio microclima. In particolare nella parte in cui si tratta proprio la gestione dei condizionatori. Nonché del ricambio d’aria nelle case e nei piccoli uffici.

Ricordiamo che abbiamo già affrontato il tema pubblicando un articolo con informazioni sulla pulizia dei condizionatori. Nonché sugli impianti di trattamento aria per lo più relativo ad impianti a servizio di grandi spazi.

Covid-19 e condizionatori

La recente pandemia da COVID-19 ha aumentato il nostro tempo di permanenza in casa. In cui svolgiamo anche il nostro lavoro in modalità Smart Working. Ha limitato il lavoro dei professionisti alle sole attività che è possibile svolgere al chiuso dei propri uffici.

In questa fase ci è sembrato utile descrivere i più comuni impianti installati in questi ambienti. Nonché fornire dei consigli, su come utilizzarli al meglio. Ciò per evitare che possano diventare essi stessi causa di disagio.

I condizionatori e gli impianti in generale possono essere più o meno complessi. Occorre, in questo caso, fare una distinzione fra gli impianti che immettono aria dall’esterno ed impianti che ricircolano l’aria interna dei locali.

Entrambi effettuano una filtrazione meccanica e una regolazione della temperatura esterna e del valore di umidità.

Tipologie di impianti

Il primo tipo d’impianto, più costoso e complesso, raramente è installato in luoghi residenziali mentre può essere utilizzato anche in uffici di modeste dimensioni.

Il cuore dell’impianto è costituito da una unità che provvede a filtrare l’aria prelevata all’esterno. Ne regola la temperatura ed il tasso d’umidità. In seguito poi la immette nuovamente nei locali attraverso diffusori posizionati sulle pareti o sul controsoffitto.

L’aria esausta viene aspirata dalla stessa unità attraverso apposite griglie ed espulsa all’esterno. Per contenere i consumi energetici può essere ricircolata parte di questa aria oppure mediante opportuni scambiatori può essere trasferita parte dell’energia termica all’aria in ingresso.

Il secondo tipo di impianto. Denominato comunemente a split. E’ sicuramente più diffuso in abitazioni ed in piccoli uffici. Questo grazie al costo minore e alle minori complessità di installazione e manutenzione.

Questi apparecchi sono costituiti da unità esterna e da una unità interna che può essere installata sulle pareti o sul soffitto del locale da condizionare. L’aria del locale viene filtrata da punto di vista meccanico e termico. In seguito nuovamente diffusa nello stesso locale. Alcuni modelli più evoluti possono essere collegati all’esterno e fornire anche il ricambio dell’aria.

In questo tipo di condizionatori si utilizza, un ciclo frigorifero in cui un gas viene compresso e poi lasciato libero di espandersi. In questo modo si ottiene una cessione di calore nell’ambiente in cui avviene la compressione ed un raffrescamento nell’ambiente in cui avviene l’espansione. Nei modelli denominati a pompa di calore il ciclo di funzionamento può essere invertito per ottenere con lo stesso apparecchio il riscaldamento o il raffreddamento dell’aria del locale.

Aria esterna e termosifoni

Per completezza è opportuno ricordare che in molti ambienti, residenziali e per ufficio, sono installati impianti a termosifone. In questo caso l’acqua calda, prodotta da una centrale termica, raggiunge degli elementi radianti statici (radiatori) o provvisti di ventole.

I primi riscaldano l’aria per convezione mentre i secondi creano un ricircolo dell’aria del locale. Questi impianti sono in grado di regolare solo il riscaldamento dell’aria dei locali.

Sono richieste quindi altre installazioni per raffrescare l’aria. Nonché regolare gli altri parametri micro – climatici. E’ quindi necessaria l’apertura delle finestre per ricambiare l’aria. 

Gli impianti con immissione di aria esterna sono quelli in cui è necessario prestare maggiore attenzione all’igiene. Ciò perché nell’unità di trattamento e nelle tubazioni di collegamento ai diffusori, si possono verificare condizioni favorevoli alla creazione di funghi e batteri. In particolare quando c’è un accumulo di sedimenti e di umidità.

Questi impianti favorendo un ricambio continuo. Migliorano la qualità dell’aria eliminando più facilmente gli inquinanti indoor tra cui i solventi provenienti dagli arredi. Il radon proveniente dal suolo e dai materiali da costruzione. Nonché i vapori dei detersivi e i bioeffluenti.

Impianti condizionatori a split

Gli impianti condizionatori a split (dual split, trial split ecc) sono più facili da gestire. Ciò perché le parti a contatto con l’aria sono minori e quindi è più facile fare manutenzione. Questo tipo di impianti, però, non provvede al ricambio dell’aria dei locali.

È importante che le persone che usano l’impianto abbiano presente questo aspetto. Ciò perché, la necessità di conservare il benessere termico, può fargli dimenticare di aprire più volte al giorno le finestre. Così facendo però non si ricambia l’aria e non si allontanano gli inquinanti.

Quando questi apparecchi vengono installati in ambienti già in uso occorre scegliere con attenzione il punto in cui installarli.

Se il flusso d’aria colpisce direttamente gli occupanti. Infatti, questi saranno esposti ad un discomfort da corrente d’aria.

Esso è responsabile di malesseri anche importanti a carico della schiena. È preferibile installare gli apparecchi a soffitto.

Così facendo si ottiene una migliore diffusione dell’aria. Nonché una riduzione dei discomfort.

Il giusto comfort

Per ottenere il giusto comfort è importante scegliere correttamente i parametri termo – igrometrici che l’impianto deve conservare.

Le migliori condizioni di comfort termico si calcolano mediante indici come il PMV (predicted mean vote) suggerito dalla UNI EN ISO  7730. Si tiene conto anche delle condizioni di temperatura radiante. Nonché di umidità e velocità dell’aria.

Normalmente comunque si ottengono condizioni ottimali se d’estate non si imposta una temperatura inferiore a 26 °C. Pe l’inverno invece se non si imposta una temperatura superiore a 24 °C.

Anche la scelta del valore di umidità relativa è importante. Ciò perché, valori troppo bassi possono creare fastidi alla respirazione. Di contro, valori troppo elevati favoriscono il formarsi di muffe e funghi responsabili di allergie.

Un valore di umidità ottimale dovrebbe essere compreso nell’intervallo 40-60 %.

Negli impianti condizionatori con apporto di aria esterna è importante stimare il volume d’aria di ricambio. Per farlo bisogna tener conto del numero di persone presenti e del volume del locale.

Nei casi in cui è necessario aprire le finestre è più difficile stimare i volumi d’aria in ingresso. Può essere attendibile una stima dei tempi di apertura delle finestre basata sulla percezione olfattiva dell’aria esausta.

La situazione attuale sul legame condizionatori – Covid-19

La comunità scientifica sta ancora studiando le modalità di contagio del virus COVID-19. Al momento la principale via di trasmissione accertata è rappresentata dalle goccioline di saliva disperse nell’ambiente da chi è contagiato.

Molti dubbi ci sono ancora sul tempo in cui il virus è in grado di permanere attivo nell’aria. Nonché sulle superfici. Comunque, in un ambiente indoor, è sempre consigliabile un frequente ricambio dell’aria.

Ancor più efficace se associato ad una disinfezione delle superfici con soluzioni a base alcolica. La disinfezione dovrà interessare anche le parti accessibili degli impianti, mentre è sempre consigliabile rivolgersi a personale esperto per intervenire nelle parti interne.

Prima dell’utilizzo dei prodotti per la disinfezione. Cosa che dovrà avvenire in assenza di occupanti. E’ bene leggere attentamente quanto riportato nell’etichetta.

Meglio ancora nella scheda di sicurezza. Nonché utilizzare i DPI consigliati e arieggiare i locali prima del rientro degli occupanti.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) nel Rapporto 5/2020 consiglia anch’esso di aumentare la frequenza del ricambio dell’aria aprendo le finestre. Ovvero utilizzando gli impianti di ventilazione meccanica. Nonché di provvedere alla pulizia dei punti di immissione dell’aria.  

Un altro importante parere è stato espresso da AICARR. Si suggerisce di far funzionare gli impianti di ventilazione residenziali. Nonché degli uffici.

Fatta salva l’igiene dei locali e le azioni di distanziamento sociale. In presenza di impianti privi di apporti di aria esterna viene ribadita la necessità di aprire frequentemente le finestre.

Pubblicazioni AiCARR sui condizionatori

L’AiCARR ha infatti pubblicato sul suo sito alcune interessanti informazioni affidabili sulla relazione fra Coronavirus e impianti HVAC.

L’associazione aveva già pubblicato alcuni contributi e un protocollo per la riduzione del rischio da diffusione del sars-cov2-19 mediante gli impianti di ventilazione esistenti. In tale documento suggeriva ai tecnici alcuni interventi:

  1. Aumento della portata d’aria.
  2. Forzatura serrande in sola aria esterna.
  3. Spegnimento o by-pass del recupero di calore.
  4. Mantenimento del setpoint umidità relativa al di sopra del 40%
  5. Funzionamento in continuo dell’immissione di aria esterna.
condiizonatori esistenti

Data la confusione sul tema del ruolo dei condizionatori nella diffusione della pandemia. Generata da malintesi se non addirittura da indicazioni false. AiCARR ha ritenuto necessario pubblicare un ulteriore documento che chiarisce meglio la sua posizione sul tema della diffusione del SARS-CoV2-19. Nonché della sua relazione con gli impianti di ventilazione.

Dopo avere analizzato i possibili meccanismi del contagio. Il documento fornisce indicazioni, basate solo su evidenze scientifiche, circa la gestione degli impianti di ventilazione per la prossima estate e il prossimo inverno. Si parte dal presupposto che il virus, seppure con intensità differente, potrà ancora essere in circolazione.

Il riferimento è agli impianti esistenti. In particolare: impianti a servizio delle residenze e impianti a tutta aria a servizio di un unico ambiente.

Nonché impianti a tutta aria a servizio di grandi edifici. Ancora, impianti a tutta aria con ricircolo di zona a servizio di pochi ambienti in un’unica proprietà e impianti ad aria primaria. Come per i precedenti documenti, sono esclusi gli impianti speciali, quali quelli ospedalieri, che sono oggetto di una dettagliata analisi a parte.

Quali informazioni

AiCARR ha inoltre pubblicato un ulteriore documento. Dedicato solo agli ambienti del settore sanità. In questo indica un protocollo per la riduzione del rischio da diffusione del SARS-CoV2-19 mediante gli impianti di trattamento e ventilazione in ambienti sanitari.

Tale documento si pone a completamento del documento di protocollo per la riduzione del rischio da diffusione del SARS-CoV2-19 mediante gli impianti di trattamento e ventilazione esistenti. Pubblicato il 18 marzo scorso.

Il nuovo documento è rivolto ai tecnici del settore. Nonché alle direzioni sanitarie. Fornisce indicazioni su come operare sugli impianti condizionatori esistenti.

Ovvero su quelli di nuova costruzione in siti extra – sanitari. Fornisce inoltre indicazioni legate alle problematiche relative alle attività degli operatori addetti alla gestione e manutenzione degli impianti.

Dopo avere precisato che le soluzioni suggerite dal protocollo sono di natura straordinaria e provvisoria. Nonché influenzate dalla disponibilità e dal reperimento di materiali. Oltreché l’eventuale deroga alle prescrizioni della legislazione e normativa vigente dovrà essere prima concessa dalla direzione sanitaria.

Il documento fornisce indicazioni dettagliate su sette interventi che sono la messa in depressione degli ambienti. La gestione dell’espulsione ed il ricircolo dell’aria ambiente. Ancora, i moduli di terapia intensiva e la pulizia dei terminali. Infine, la sostituzione dei filtri assoluti e lo spegnimento o by-pass dei sistemi di recupero del calore.

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Conclusioni

Chiaramente in questo articolo non ci siamo occupati di una comparazione tra condizionatori né abbiamo valutato le varie tecnologie di funzionamento. Ovvero la capacità in termini di BTU rapportando ad esempio modelli da 12000 btu h con altri. Anche volendo non abbiamo le competenze per farlo. Ci siamo limitati solo a valutare le precauzioni da adottare nei confronti di questi impianti ai fini della tutela tenendo conto della attuale emergenza sanitaria in corso.

Dunque che si tratti di condizionatore inverter o condizionatore fisso. Che si abbia a chefare con una qualunque tra le migliori marche come olimpia splendid, daikin, samsung ecc. Dal nostro punto di vista non è importante.

Alcuni climatizzatori fissi senza unità esterna sono dotati di tecnologia wi fi. Spesso è possibile avere questa funzione anche con schede di terze parti. Molti di questi impianti hanno tecnologia inverter con risparmio energetico e controllo del grado di umidità. Segnaliamo anche che bisogna fare attenzione a tutti gli impianti. Impianti idrici inclusi.

Concludiamo come sempre invitandovi a registrarvi alla nostra newsletter sicurezza lavoro per rimanere sempre aggiornati sulle varie attività e novità. Clicca sui pulsanti di seguito per scaricare le pubblicazioni AiCARR.