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Datori di lavoro, Covid-19 ed esonero di responsabilità

Il sistema prevenzione su cui è innestata la tutela contro gli infortuni sul lavoro è imperniato sulla regola generale e primaria fissata dall’articolo 10 del Testo unico Infortuni. In base a tale articolo l’assicurazione Inail esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile. Ciò a meno che lo stesso non abbia riportato condanna penale per il fatto sul quale l’infortunio è derivato. Approfondiamo insieme la questione!

Si viene così a determinare un equilibrio economico e giuridico tra esigenze di tutela indennitaria e risarcitoria del lavoratore. In rapporto alle responsabilità dei datori di lavoro, ipotizzabili solo per casi di colpa. Oppure negligenza o altre ipotesi di imputabilità.

In questi termini, e in via generale, il lavoratore può intentare azione civile di risarcimento danni nei confronti del datore di lavoro solo quando si tratti di fatti ben specifici.

Ad esempio fatti imputabili ai datori di lavoro. Oppure ai suoi incaricati o dipendenti che costituiscano reati per violazioni di norme sulla prevenzione degli infortuni. Oppure per i quali sia stata emessa una sentenza di condanna.

Ancora, fatti in relazione ai quali il giudice abbia liquidato un danno in misura superiore all’ammontare delle prestazioni erogate dall’Inail. Cioè il cosiddetto danno differenziale.

Fermo questo principio fondamentale, peraltro oggetto di discussioni in dottrina e, parzialmente, anche in giurisprudenza, ma tuttora vigente. Quantomeno nel rispetto delle regole del gioco da parte di tutti i soggetti coinvolti nel sistema di tutela.

Le responsabilità per i datori in caso di contagio da Covid-19

In questo periodo di emergenza sanitaria per il Covid-19, anche per evitare una imputazione di responsabilità quasi oggettiva in capo alle imprese ed ai rispettivi datori di lavoro. E’ stato raggiunto un compromesso per regolare gli ambiti di responsabilità e contenerli in un perimetro che tenga conto della eccezionalità della situazione complessiva.

In accordo con il Governo, il 14 marzo 2020 sindacati e imprese hanno firmato un protocollo. Questo ha l’obiettivo di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori dal possibile contagio da nuovo coronavirus.

Il protocollo è stato poi integrato il 24 aprile 2020 e l’applicazione delle relative prescrizioni comporta l’adempimento dell’obbligo previsto dall’articolo 2087 del Codice civile. Questo ai fini della tutela contro il Covid-19.

Dunque la responsabilità dei datori di lavoro è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge. Oppure di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche. Da qui il riferimento all’articolo 2087 cc le quali nel caso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 si possono rintracciare nei protocolli. Oppure nelle linee guida governative e regionali, succedutesi in questo periodo.

Il rispetto delle misure di contenimento, se necessario a escludere la responsabilità civile dei datori di lavoro, secondo il principio generale dell’art. 10 del Testo unico sugli Infortuni, non è certo utilizzabile.

Questo almeno dal punto di vista delle argomentazioni, contro il titolare del rapporto di lavoro. Col fine di invocare un addebito per omessa tutela infortunistica nei casi di contagio Covid-19, in assenza di colpa accertata.

Questo perché non è possibile pretendere negli ambienti di lavoro il “rischio zero”. Infatti di per sé il pericolo di una lavorazione o di una attrezzatura non è eliminabile. Circostanza questa che conferma l’indipendenza logico – giuridica del piano assicurativo da quello giudiziario.