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Infortuni Covid, approvate le tutele per i datori di lavoro

In tema di infortuni covid è stata formulata la norma che solleva il datore di lavoro dalla possibile responsabilità penale nel caso in cui un proprio lavoratore contraesse il Covid-19. Le Commissioni riunite Finanze e Attività Produttive hanno approvato un emendamento (il 27.08) al Decreto cosiddetto “liquidità”. Che dovrà passare al vaglio delle camere.

Ad oggi se un lavoratore si ammala di Covid 19 scatta l’infortunio Inail sul lavoro e il datore di lavoro è esposto a responsabilità amministrative, civili e penali.

Quali responsabilità per i datori di lavoro in caso di infortuni da Covid-19?

Gli obblighi di sicurezza e prevenzione (art. 2087 c.c.) per la tutela da Covid-19 della salute del lavoratore sono stati estesi fino a rendere il datore di lavoro responsabile di una pandemia.

Così il terrore di fare impresa ha costretto la politica in questi ultimi giorni a intervenire ben 2 volte.

La prima, mercoledì 20 maggio. Quando l’Inail con la circolare n. 22 chiarisce che il giudizio di “ragionevole probabilità” che lega l’infortunio della contrazione del virus all’attività lavorativa. E’ totalmente avulso da ogni valutazione in ordine alla imputabilità di eventuali comportamenti omissivi in capo al datore di lavoro che possano essere stati causa del contagio.

La seconda, sempre per correre al ripar in tema di infortuni Covid, è arrivata la notte di giovedì 21. Quando le commissioni riunite Finanze e Attività produttive della Camera approvano un emendamento al decreto liquidità (D.L. 8 aprile 2020, n. 23) del seguente tenore:

Ai fini della tutela contro il rischio di contagio da SARS-CoV-2, i datori di lavoro pubblici e privati adempiono all’obbligo di cui all’articolo 2087 del Codice civile mediante l’applicazione delle prescrizioni contenute nel protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 24 aprile 2020 fra il Governo e le parti sociali e successive modificazioni e integrazioni, e negli altri protocolli e linee guida di cui all’articolo 1, comma 14, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, nonché mediante l’adozione e il mantenimento delle misure ivi previste. Qualora non trovino applicazione le predette prescrizioni, rilevano le misure contenute nei protocolli o accordi di settore stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.

Quale gestione potrebbero avere quindi gli infortuni da Covid-19?

Le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro quindi, saranno garantite dall’imprenditore che rispetta le regole fissate dai protocolli di settore. In primis, quello firmato lo scorso 24 aprile da Governo e parti sociali, dedicato alle attività produttive. Ma non solo.

L’articolo fa riferimento anche a tutti i protocolli che sono stati e potranno essere adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle Regioni. Ad esempio quelli contenuti nell’ultimo DPCM, che ha fissato le regole da seguire a partire dallo scorso 18 maggio.

In parole semplici la politica si sta muovendo per affermare il principio che in tema di infortuni Covid, se un lavoratore si ammala di Covid 19 scatta automaticamente la sola copertura Inail e non anche la responsabilità del datore di lavoro. Questa potrà escludersi laddove il datore di lavoro dimostri di avere rispettato i protocolli di sicurezza del caso.

Qualora venisse approvato in sede di conversione, assumerebbe valore normativo. Come esplicitamente richiesto dal mondo delle imprese.

Ciò che già aveva chiarito l’Inail tramite alcune circolari. Ovvero che il rispetto dei protocolli per la sicurezza dei lavoratori garantisce la tutela da parte del datore di lavoro contro il rischio di contagio da Covid-19, sollevandolo dall’eventuale responsabilità penale.

Vediamoci chiaro

Bene, ma attenzione, non si tratta di uno scudo, quanto di una pezza.

Infatti la responsabilità oggettiva del datore di lavoro per il semplice fatto del lavoratore infettato è esclusa dalla giurisprudenza (da ultimo Cass. civ. Sez. lavoro Ord., 11/02/2020, n. 3282).

Il datore di lavoro è responsabile nella misura in cui è in colpa e per gli infortuni da Covid 19 questa si valuterà, stando all’emendamento, esclusivamente sul rispetto dei protocolli (art.1 co.14 D.L. 16 maggio 2020, n. 33).

Questa esclusività ossia questa precipua perimetrazione dell’area di responsabilità non è però scevra di insidie.

Infatti le misure di sicurezza previste nei protocolli da previsioni astratte devono calarsi al caso concreto e quindi declinate sulla specificità dei luoghi e delle condizioni di lavoro.

I datori di lavoro, i lavoratori, gli stessi organi accertatori sapranno muoversi senza incertezze?

Occorreranno competenza e autorevolezza al momento dell’accesso di verifica in azienda in seguito ad infortuni covid da parte degli accertatori perché questi vaglieranno l’intera organizzazione del ciclo lavorativo. La formazione e l’informazione del lavoratore.

Nonché le direttive di servizio impartite (Cass. civ. Sez. VI Ord., 15/05/2020, n. 8988). Così ritenere non sia stato rispettato il protocollo di sicurezza è un attimo.

Di qui la sospensione immediata dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. In base all’art.1 co.15 D.L. 16 maggio 2020, n. 33.

Nonché e il dover rispondere di sanzioni amministrative consistenti in pagamenti di somme importanti e giorni assai significativi di chiusura (art.2 D.L. n.33/2020, Art.4 D.L. 25/03/2020 n.19). Quindi le conseguenti responsabilità civili (azione di regresso da parte dell’Inail) e penali (lesioni e omicidio colposi aggravati), insomma il fine vita di un imprenditore.

Lo stato attuale in sintesi

Il chiarimento, ricordiamo, avrà effetto solo nel momento in cui il Decreto liquidità sarà convertito in legge. Nel frattempo, gli imprenditori dovranno accontentarsi delle circolari pubblicate dall’Inail.

L’ultima, la n.22 del 20 maggio, che ha avuto il “parere favorevole del Ministro del Lavoro”. Specifica che “le patologie infettive” come il Covid-19 contratte in occasione di lavoro sono da sempre inquadrate e trattate come infortunio sul lavoro

Ciò poiché la causa virulenta si equipara alla causa violenta propria dell’infortunio, anche quando i suoi effetti si manifestino dopo un certo tempo.

Il lavoratore che ha contratto il Covid-19 è quindi tutelato dall’Inail, beneficiando dell’indennità per inabilità temporanea assoluta anche nel periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria.

Ma dato che, per ammissione dello stesso Istituto, è difficile o impossibile stabilire il momento contagiante. Per definire una responsabilità penale del datore di lavoro bisognerebbe provarne una condotta quantomeno colposa. Identificata cioè nella violazione degli obblighi che si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali.