infortunio a scuola

Infortunio a scuola: preside ed rspp condannati

Per un infortunio a scuola un mese di reclusione con sospensione della pena e obbligo di risarcire il danno. E’ la pena inflitta a un dirigente scolastico e al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP). Ciò per non avere dato disposizioni per prevenire un grave infortunio accaduto ad un alunno precipitato al piano inferiore a seguito della rottura di un lucernario.

La pena era stata applicata dalla Corte d’appello di Potenza, che aveva confermato un’analoga pronuncia di primo grado. E adesso è stata confermata anche dalla quarta sezione penale della Corte di cassazione con una sentenza emessa il 12 settembre 2019, n. 37766.

Ecco come si sono svolti i fatti

Uno studente che aveva terminato l’ultimo anno di liceo classico si era recato a  scuola per assistere all’esame orale dei compagni. L’esame si teneva in un’aula al secondo piano dell’edificio, alla quale si accedeva da un corridoio quadrangolare che definiva, all’interno, un solaio sul quale si aprivano dei cupolini. La cui finalità era fare entrare luce al piano sottostante, il primo, adibito ad attività scolastiche.

I cupolini erano costruiti in materiale plastico (plexiglass) sottile pochi millimetri e non in grado di sostenere pesi superiori a 50 kg nè urti e non erano protetti da grate o da altri sistemi. L’unico accesso al solaio era costituito da una porta-finestra con telaio in alluminio che si apriva nel corridoio percorribile a chi si trovasse nella scuola. Porta-finestra che era antistante proprio l’aula nella quale quel giorno si svolgevano le prove di maturità.

La porta in questione normalmente era chiusa con un lucchetto di piccole dimensioni. Le chiavi del lucchetto erano normalmente riposte in una bacheca a disposizione di tutti il personale scolastico. Quel giorno, però, come era accaduto anche in altre occasioni in cui faceva molto caldo, la porta in alluminio era aperta. Questo per fare passare aria nel corridoio.

Lo studente, mentre si recava nell’aula, era inciampato in una sporgenza della porta (la battuta a terra) ed era caduto in avanti. Aveva quindi sfondato con il suo peso il fragile cupolino che era a soli 70 centimetri dalla base della porta. Era caduto al piano di sotto precipitando per più di sette metri con notevoli danni subiti. Nello specifico aveva riportando gravi lesioni, plurime fratture, sfregio permanente del viso ed indebolimento permanente della teca cranica.

L’iter processuale per l’infortunio a scuola

A causa di questi fatti il dirigente scolastico e il RSPP sono stati ritenuti responsabili dell’infortunio, per colpa, sia generica che specifica, sotto vari profili.

Ciò per avere omesso di valutare l’evento dannoso. Il rischio di caduta dall’alto nel documento di valutazione dei rischi della scuola non risultava gestito in modo adeguato. Questo aveva portato alla omessa adozione di tutta una serie di misure necessarie per gestire il conseguente rischio.

In particolare per avere omesso l’interdizione al luogo pericoloso ovvero per avere omesso di segnalare in maniera adeguata la situazione di pericolo relativa a tale accesso. Per avere omesso, inoltre, di informare in modo specifico e di addestrare il personale scolastico con riguardo alle modalità di apertura e di chiusura della porta di accesso. Nonché per aver omesso di disciplinare in modo adeguato la gestione delle chiavi di chiusura della porta-finestra che dava accesso al lastrico.

Infine, per avere omesso di segnalare il pericolo di caduta dall’alto attraverso i fragili cupolini sulla copertura in questione alla provincia. Ente tenuto per legge alla manutenzione dell’istituto scolastico, e anche per avere omesso di richiedere alla provincia interventi di manutenzione idonei a migliorare la situazione della sicurezza quanto, appunto, al rischio di caduta dall’alto.

L’analisi dell’infortunio a scuola

Analizzando questo caso di “infortunio sul lavoro”, avvenuto durante l’orario scolastico, è possibile sottolineare come sia stata individuata una responsabilità della scuola. Nelle figure della sicurezza del dirigente scolastico e del RSPP, per non avere adottato le misure di sicurezza finalizzate a ridurre il rischio in questione, tra cui l’obbligo di vigilare su tutta una serie di aspetti che purtroppo hanno portato al verificarsi dell’evento dannoso. Queste omissioni hanno concretizzato il fatto di non aver potuto impedire il fatto che purtroppo si è concretizzato.

Un altro aspetto che riteniamo fondamentale sottolineare è quello legato alla definizione di datore di lavoro per la sicurezza in quest’ambito. Infatti nelle pubbliche amministrazioni per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione del rapporto di lavoro.

La condizione necessaria per riconoscere in capo al dirigente la qualità di datore di lavoro è che questo sia dotato di effettivi poteri gestionali, decisionali e di spesa. Ne consegue che, qualora l’organo politico dell’ente locale sia imputato di una violazione in materia di sicurezza sul lavoro, nel caso in questione il ministero dell’istruzione, incombe sullo stesso il cosiddetto onere della prova dell’esistenza di un soggetto dirigente dotato di competenza nel settore, nonché dei mezzi per esercitare in concreto detta competenza.

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