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Nuove misure in arrivo per contenere i contagi

Per fronteggiare la seconda ondata si prospettano nuove misure con un nuovo DPCM che dovrebbe arrivare tra oggi o domani. Il governo si prepara infatti a una accelerazione per provare a invertire la curva dei contagi da Covid-19. Vediamo le misure su cui si sta discutendo.

Dopo il DPCM dello scorso 24 ottobre la nuova stretta con misure contro la pandemia su scala nazionale dovrebbe essere messa in cantiere questa sera. Dopo che il Presidente del consiglio Giuseppe Conte riferirà in Parlamento nel corso della giornata. L’appuntamento è fissato per le 12 a Montecitorio e alle 17 a Palazzo Madama.

Domenica di riunioni in vista delle nuove misure del Dpcm di lunedì

EDopo l’incontro di ieri con il ministro della salute Roberto speranza e quello degli affari regionali Francesco Boccia. L’obiettivo è scongiurare l’extrema ratio del lockdown nazionale, che resta per ora sullo sfondo. Nelle ultime 24 ore i nuovi contagi sono pari a circa 30.000 con un numero inferiore di tamponi analizzati però.

E’ stata dunque una domenica di lavoro per l’esecutivo. In mattinata è iniziata, in videconferenza, la riunione dei ministri Roberto Speranza (Salute) e Francesco Boccia (Affari regionali) con i rappresentanti di Regioni, Comuni (Anci) e Province (Upi).

Il tutto per incrociare l’ultima mappa delle zone critiche, fotografata dal Comitato tecnico-scientifico, con le misure già attuate e le possibili nuove iniziative di ulteriore chiusura a livello locale. Poi, nel pomeriggio, sarà la volta di capidelegazione e capigruppo. Passaggi considerati necessari da Conte che vuole provare a incassare la massima condivisione sulle nuove restrizioni.

Si lavora, tra l’altro, a nuove limitazioni ai negozi e a un freno agli spostamenti tra regioni. Con lockdown locali di due o tre settimane nelle zone rosse. Dove cioè l’indice Rt è più alto. Altro aspetto oggetto di discussione è la didattica a distanza.

Occhi puntati sulle aree metropolitane di Milano, Napoli, Genova, Torino, su porzioni del Veneto e su alcune regioni meridionali, a cominciare dalla Campania.

Le Regioni: limitare spostamenti over 70. Toti: no lockdown generali

Si prova, quindi, a stringere il cerchio con nuove misure. Il governo vuole introdurre ulteriori restrizioni, ma tra le Regioni non mancano i distinguo.

Tanto che, durante il confronto con Boccia e Speranza, alcuni governatori, in particolare quelli di Lombardia. Nonché Piemonte e Liguria. Avrebbero prospettato la possibilità di limitare gli spostamenti solo per le categorie più fragili, a partire dagli over 70.

L’ipotesi di un lockdown generalizzato non piace infatti a tutti. Tra i più critici c’è il governatore della Liguria, Giovanni Toti. Il Paese non può permettersi un nuovo lockdown.

Ha scritto l’esponente del centro-destra in una nota per poi proporre la sua ricetta. Proteggendo i nostri anziani di più e davvero, la pressione sugli ospedali e il numero dei decessi diventerebbero infinitamente minori.

Sarebbe folle richiudere in casa tanti italiani per cui il Covid normalmente ha esiti lievi. Oppure bloccare la produzione del Paese, fermare la scuola e il futuro dei nostri giovani e non considerare alcun intervento su coloro che rischiano davvero. Speriamo ci sia saggezza stavolta e non demagogia.

Il tentativo di coinvolgere le opposizioni nella valutazione delle nuove misure

Si procede, quindi, avendo sotto mano il continuo aggiornamento dei numeri. Per questo motivo, il ministro Speranza ha chiesto al Cts di fornire al governo indicazioni specifiche su quei territori che al momento presentano maggiori criticità. Necessitando quindi di ulteriori prescrizioni rispetto al quadro normativo attuale.

Il premier è poi intenzionato a coinvolgere le opposizioni. Così sabato, alla festa del Foglio, ha lanciato l’idea di un tavolo permanente e ha contattato i leader del centro-destra. Li ha invitati a indicare un rappresentante delle rispettive forze politiche in modo da instaurare subito un confronto continuo con il governo.

L’ipotesi è però stata rispedita al mittente da Salvini, Meloni e Berlusconi. Questi in una nota congiunta hanno replicato che: “oggi più che mai l’unica sede nella quale discutere è il Parlamento.

Non siamo disponibili, invece, a partecipare a operazioni di Palazzo che sembrano dettate più che da una reale volontà di collaborazione dal tentativo di voler coinvolgere l’opposizione in responsabilità gravi. Le qual derivano dall’immobilismo e dalle scelte sbagliate effettuate dal governo.

Il passaggio di lunedì in Parlamento, prima del DPCM con le nuove misure, apre comunque una fase diversa nella “gestazione” dei provvedimenti. Con il coinvolgimento del Parlamento, e quindi anche del centrodestra, prima del varo.

Il nodo della scuola in vista delle nuove misure

I nodi da sciogliere sono comunque ancora molti. A cominciare dal tema della scuola. Uno dei punti più delicati e su cui il premier Conte sembra aver del tutto abbandonato la linea della ministra Lucia Azzolina.

Sabato infatti intervenendo alla festa del Foglio ha spiegato che la didattica in presenza è ormai a rischio in alcune aree del Paese. Tradotto: si andrà, anche su questo fronte, verso una ulteriore stretta.

Questa sarà stabilita dai governatori come peraltro hanno già fatto diverse regioni. Dalla Lombardia alla Puglia. Con l’obiettivo di limitare gli spostamenti e l’intasamento dei trasporti pubblici.

Boccia: si chiude dove serve, Rt non uguale ovunque

Tra oggi e domani, dunque, dovrà essere definito il quadro dei nuovi interventi, la cui linea è stata anticipata nel pomeriggio di sabato dal ministro Boccia.

Se c’è la necessità di una, due, tre settimane di stop in alcuni territori, perché l’Rt non è uguale dappertutto. Questa cosa evidentemente in questo momento va spiegata bene e va rafforzata anche attraverso gli strumenti tecnologici di cui ci siamo dotati.

Ha spiegato il ministro per poi precisare come in questo momento le aree interne non sono nella condizione delle aree metropolitane. Dove c’è una maggior difficoltà legata alla densità di popolazione.

Il premier: numeri molto preoccupanti in tutta Europa

Insomma, anche l’Italia si avvia verso ulteriori chiusure e l’esecutivo si appresta a varare altre misure. I numeri, come ha ricordato sabato Conte, sono molto preoccupanti in tutta Europa.

Noi, ha spiegato il premier rispondendo alle domande del direttore Claudio Cerasa, non abbiamo mai dismesso l’attenzione e gli investimenti. Abbiamo continuato a investire sulla sanità e sulla scuola anche in estate. Il governo non è mai andato in vacanza, non l’ha fatto la protezione civile, non l’ha fatto Arcuri.

Eravamo consapevoli che con l’autunno poteva tornare una nuova ondata. Sulla portata non c’è un manuale, una palla di vetro. Nessun paese, ha ammesso Conte, è pronto alla pandemia.

Stiamo facendo tutto il possibile, siamo impegnati notte e giorno e posso contare sull’aiuto di tutti. Certo, ha chiarito il premier, c’è rabbia, c’è frustrazione. Ma ci sono anche aspetti positivi. La stragrande maggioranza dei cittadini sta dimostrando grande senso di responsabilità.

Conti: per effetti vaccino dobbiamo aspettare la primavera

Il presidente del Consiglio è poi tornato sulla tempistica del vaccino anche per chiarire le sue dichiarazioni dei giorni scorsi quando aveva parlato della disponibilità del vaccino già a dicembre.

Noi confidiamo di averlo a dicembre. Tuttavia dobbiamo comprendere che arriveranno qualche migliaio di dosi e dovremmo fare un piano a livello europeo per intervenire sulle fasce più fragili della popolazione e via via per le altre categorie. Ma per vedere gli effetti del vaccino dobbiamo aspettare la prossima primavera quando prevedibilmente arriveranno per tutti.