operatore socio sanitario

Operatore socio sanitario: la gestione dei casi positivi

Analizziamo un documento che tratta la gestione dei casi positivi per gli operatori socio sanitari. Il documento presenta inoltre una prima proposta di monitoraggio nel tempo del lavoratore con esiti Covid. Vediamo meglio quali sono le indicazioni.

I professionisti sanitari in generale e, nello specifico, gli operatori socio sanitari oss sono tra i più esposti al rischio. Nelle strutture sanitarie così come nelle case di riposo il personale assistenziale e socio sanitario è in prima linea.

L’operatore socio sanitario svolge la sua attività in condizioni molto delicate. Diventare operatore socio sanitario vuol dire acquisire un profilo professionale tale da consentire assistenza di base e specialistica nella attuale emergenza sanitaria.

Gestire l’operatore socio sanitario contagiato

Nel corso della pandemia Covid-19, gli operatori socio sanitari sono stati la categoria di lavoratori maggiormente coinvolta. Ciò sia all’interno delle strutture pubbliche che private, quali ad esempio le RSA.

Il contagio ha avuto importanti ripercussioni di salute sugli operatori stessi, ma anche ripercussioni sul Sistema Sanitario, già di suo afflitto da carenze di risorse umane. Tali difficoltà hanno condotto a strategie nazionali volte alla non applicazione delle misure contumaciali sugli operatori socio sanitari (art. 7 D. Lgs. N 14 del 09/03/2020).

Nonché al rapido nuovo inserimento lavorativo dopo quadri clinici sospetti o confermati. In particolare nelle fasi della prima ondata. Nel tempo si è assistito a quadri diversi tra le Regioni. Addirittura tra le Province della stessa Regione e a diverse Direttive Regionali che hanno condotto a strategie varie nell’ambito del territorio nazionale.

Dato certo è che l’ operatore socio sanitario per rientrare al lavoro dopo l’infezione confermata deve essere GUARITO. Così come già definito dalla Circolare del Ministero della Salute del 28 febbraio 2020. Tuttavia il medico competente del settore sanitario può dover gestire diversi scenari. Vediamoli in dettaglio:

Operatori socio sanitari con quadro clinico sospetto per Covid-19 a cui non sia stato effettuato tampone

Si raccomanda di sottoporre ad almeno 1 tampone prima del rientro. In alternativa, solo in caso di quadro clinico lieve. Nonché di reale impossibilità ad eseguire il tampone.

Si può decidere di escludere dal lavoro fino ad almeno 3 giorni dalla guarigione clinica (scomparsa dei sintomi senza farmaci). Nonché almeno 10 giorni dall’inizio dei sintomi.

Operatori socio sanitari con quadro clinico sospetto per Covid-19 risultati negativi al test diagnostico in corso di malattia

Valutare l’opportunità di effettuare un secondo tampone di conferma dopo l’assenza dei sintomi ai fini della riammissione in servizio.

Operatori sanitari non sintomatici con tampone positivo

In tal caso saranno da prevedere 2 tamponi negativi per SARS-CoV2. Effettuati a distanza di 24 ore ai fini della riammissione in servizio, non prima di 7 giorni dal riscontro di positività. Secondo l’OMS è possibile liberare dalla condizione di isolamento 10 giorni dopo il test molecolare positivo per SARS-CoV2

Operatori socio sanitari sintomatici con tampone positivo

Assenza di sintomi e 2 tamponi negativi per SARS-CoV2 effettuati a distanza di 24 ore ai fini della riammissione in servizio. Al rientro al lavoro si raccomanda di adottare comportamenti massimamente protettivi per evitare nuovi contagi.

Ad esempio di indossare la mascherina chirurgica per tutta la durata del turno lavorativo. Ciò almeno per 14 giorni dopo la scomparsa dei sintomi e/o il risultato negativo del tampone. Inoltre in caso di attività che prevedano utilizzo di facciali filtranti si raccomanda di utilizzare i modelli senza valvola o di coprire il facciale con mascherina chirurgica.

Infine è necessario informare il lavoratore in merito a controllo del proprio stato di salute. Nonché alla richiesta di nuova valutazione al medico del lavoro in caso di ricomparsa di sintomi sospetti.

L’operatore sanitario contagiato dovrà essere sottoposto per forza a visita medica al rientro al lavoro solo se sono trascorsi oltre 60 giorni di assenza. Ciò ai sensi del D.lgs. 81/08 art 41 c. 2 lettera e-ter, oppure in caso di ricovero ospedaliero per COVID19.

Infatti, il Protocollo fra il Governo e le parti sociali prevede la visita medica al rientro al lavoro per tutti i lavoratori contagiati. Ciò a prescindere dalla durata della malattia. Esclude però in modo chiaro dall’ambito di applicazione gli ambienti di lavoro sanitari.

L’algoritmo proposto

Si propone un algoritmo di ausilio per il medico competente. Al fine della formulazione del giudizio d’idoneità alla mansione specifica in occasione della visita al rientro al lavoro degli operatori socio sanitari dopo malattia da COVID19. Alcuni suggerimenti per i medici competenti nella formulazione e nella gestione di tale giudizi:

  • Si raccomanda di effettuare le valutazioni con l’ausilio degli specialisti di riferimento.
  • Sarebbe da preferire l’attivazione di un’equipe finalizzata al follow up di un operatore sanitario che rientra al lavoro dopo patologia COVID19. Situazione privilegiata nell’ambito delle aziende sanitarie.
  • Si raccomanda il supporto del Servizio di Prevenzione e Protezione. Nonché del responsabile diretto del lavoratore operatore socio sanitario. Ciò al fine di valutare l’attuazione delle possibili misure preventive.
  •  Si propone la nuova valutazione dell’idoneità a distanza di 3/6 mesi.
  • Valutare eventuali condizioni post-infettive che si configurino in stati di cosiddetta “fragilità”. Queste potrebbero richiedere anche come scelta limite una nuova astensione dal lavoro.

Il monitoraggio clinico del lavoratore contagiato

Come anticipato in premessa, si propone un’attività di monitoraggio nel tempo attraverso ambulatori specialistici di medicina del lavoro. Questi infatti possono svolgere accertamenti di II livello. Ciò in aiuto ai medici competenti che svolgono il proprio ruolo nelle aziende non sanitarie del territorio.

All’interno delle aziende sanitarie i medesimi percorsi possono essere attivati attraverso equipe che si occupano del nuovo inserimento lavorativo e del follow up del lavoratore.

Analizzando le varie pubblicazioni che ci possono aiutare nel delineare una proposta operativa di follow up. Prendiamo a riferimento uno studio della British Thoracic Society sul follow up respiratorio di pazienti con quadro clinico e radiologico di polmonite da COVID19. La pubblicazione presenta un algoritmo di follow up separato. Per i pazienti che richiedono il ricovero in terapia intensiva e quelli con polmonite COVID-19 grave rispetto a quelli con malattia lieve o moderata.

Le indicazioni dello studio condotto e le indicazioni per lgi operatori socio sanitari

I presupposti di tale distinzione sono i seguenti:

  • I pazienti ricoverati in terapia intensiva con SARS avevano una funzione polmonare molto inferiore (capacità vitale forzata (FVC). Nonché capacità polmonare totale (TLC) e fattore di trasferimento del polmone per il monossido di carbonio (TLco) rispetto a quelli curati nei reparti generali.
  • È possibile che una parte dei sopravvissuti alla terapia intensiva da COVID-19 soffra di menomazioni fisiologiche persistenti e di anomalie radiologiche.
  • Complicazioni cardiache e renali possono essere prevalenti e quindi considerate in un follow-up specialistico dedicato

Secondo gli Autori i pazienti con infezione confermata da COVID-19 senza evidenza radiologica di polmonite virale. Ovvero quelli la cui radiologia si normalizza al momento della dimissione ospedaliera non hanno bisogno di un follow-up.

Considerato che il COVID è una patologia multiorgano, di cui ad oggi si conosce soprattutto il quadro di presentazione polmonare. Il protocollo proposto non può considerarsi esaustivo.

Nel tempo potrebbero aggiungersi accertamenti di follow up per il monitoraggio della funzionalità dei diversi organi target (cardio vascolare, renale e altro). I quali possono avere ripercussioni sulla capacità lavorativa e sulla idoneità alla mansione.

Complicazioni cardiache e renali dovranno essere considerate in follow-up specialistici dedicati. Vi lasciamo alla lettura completa del documento per ulteriori dettagli.