operatori sanitari

Operatori sanitari e nuova fase dell’emergenza COVID-19

È evidente che gli operatori sanitari e la protezione civile sono tra i lavoratori maggiormente esposti a rischio d’infezione in questa pandemia da covid-19. E’ quindi necessario fare riferimento sia alla particolare fase dell’emergenza in corso.

Nonché alle più consolidate evidenze scientifiche ad oggi disponibili. Ciò a tutela della salute dei lavoratori e dei pazienti e agli orientamenti degli indirizzi mondiali, tra cui l’OMS.

Proprio partendo da questi presupposti. Con l’intento di favorire la tutela della salute dei lavoratori e dei pazienti. E’ stato pubblicato un nuovo aggiornamento del rapporto dell’ Istituto Superiore di Sanità.

Nella nuova versione del Rapporto. Aggiornata al 10 maggio rispetto allo scorso aprile 2020. Oltre a vari dettagli. E’ stato aggiunto un capitolo sulla protezione degli operatori sanitari durante la fase 2.

Un capitolo in cui si sottolinea che è necessario porre maggiore enfasi sul principio di precauzione. Ciò a favore dell’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, ove disponibili.

La protezione degli operatori sanitari durante la fase 2

Il rapporto indica che le indicazioni delle precedenti due versioni di questo documento hanno mirato a garantire la salute e sicurezza degli operatori dei servizi sanitari, medici di medicina generale ecc. Facendo riferimento alle più consolidate evidenze scientifiche.

Infatti nell’attuale scenario da COVID-19 è necessario tutelare i professionisti. Dotandoli, sulla base delle evidenze, di dispositivi appropriati. Questo secondo un approccio razionale basato sulla valutazione del rischio con priorità per gli operatori sanitari più esposti.

Da questo punto di vista. Al fine della prevenzione e controllo delle infezioni. Mentre è evidenza consolidata che le vie di trasmissione principali del virus siano per droplet e per contatto.

Recenti pubblicazioni scientifiche portano sia dati a supporto che contrari. In merito alla presenza di RNA del virus in forma aerosol anche in assenza di procedure a rischio di generazione di aerosol. Lasciando così aperto il dibattito su questa problematica.

A cosa fare attenzione

Si ricorda poi che sia l’OMS che ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) sono impegnati in un aggiornamento permanente delle indicazioni. Ciò sulla base di nuove informazioni che possono essere rese disponibili.

Allo stato attuale non vi sono evidenze consolidate di trasmissione per via aerosol in condizioni diverse dalla esecuzione di procedure classicamente note in grado di generale aerosol.

Vi sono poi procedure che hanno maggiori probabilità di generare concentrazioni più elevate di aerosol respiratori infettivi, esponendo il personale sanitario ad un aumentato rischio di infezione.

Tuttavia allo stato attuale. Non vi è consenso uniforme fra gli esperti per la creazione di un elenco definitivo ed esaustivo di AGP per setting assistenziale. Dunque è sempre necessaria una valutazione del rischio in base alle procedure adottate localmente.

Le priorità per l’utilizzo dei DPI per gli operatori sanitari

Il documento fornisce indicazioni e sottolinea che nella definizione della priorità per i DPI bisogna tenere conto di diversi elementi tra cui:

  • Nell’ambito di un uso razionale delle risorse nell’attuale contesto COVID-19. E’ raccomandato a livello mondiale che i dispositivi mascherine chirurgiche e respiratori facciali FFP2/3 devono essere resi disponibili con priorità per l’utilizzo in ambito sanitario. Questo rispetto all’uso in comunità da parte della popolazione generale.
  • È necessario che le Autorità sanitarie competenti garantiscano una governance dei dispositivi, per favorirne la disponibilità e un utilizzo appropriato e corretto.
    L’uso corretto dei dispositivi medici e DPI rappresenta, infatti, un fattore fondamentale per la protezione dei lavoratori prevedendo programmi di formazione e addestramento specifici.
    La formazione e informazione devono avere l’obiettivo non solo di promuovere l’uso corretto dei DPI ove appropriati. Ma anche di scoraggiarne l’uso inappropriato. Informando correttamente gli operatori sanitari anche sull’efficacia delle mascherine chirurgiche nelle diverse condizioni di esposizione.

Operatori sanitari ed altre indicazioni

Proseguendo nell’analisi si indicano quali misure le seguenti:

  • L’attività di tutela della salute dei lavoratori. Nonché più in generale. La sicurezza degli ambienti e luoghi di lavoro. Saranno garantite dal datore di lavoro con il supporto di RSPP e medico competente.
  • È necessario implementare e monitorare in modo sistematico tutte le più efficaci misure e procedure previste all’interno delle gerarchie dei controlli.
    Questo in ambito di IPC (Infection prevention and control, ndr).
    In particolare su igiene delle mani (es. consumi di gel alcolico). Distanziamento sociale, pulizia/sanificazione/disinfezione degli ambienti di lavoro, ecc. Che rappresentano una condizione necessaria per la sicurezza del lavoratore e degli ambienti e luoghi di lavoro.
    È, infatti, necessario evidenziare che le più efficaci misure di prevenzione. Sia nell’ambito comunitario che sanitario. Sono rappresentate dalla applicazione delle precauzioni standard.
    In particolare l’igiene delle mani e respiratoria. Su tale attività si raccomanda di garantire il supporto dei referenti ICA e del rischio clinico.
    Tali misure devono essere adottate nell’assistenza di tutti i pazienti e nel corso dell’attività lavorativa anche quando non si è a contatto con i pazienti.

I DPI e i dispositivi medici indicati per la prevenzione del contagio

Rimandiamo alla lettura integrale del documento con riferimento anche ai DPI e dispositivi medici indicati per la prevenzione dell’ infezione da SARS-CoV-2 per contesto lavorativo.

Concludiamo segnalando che il documento che vi invitiamo a leggere integralmente, riporta ulteriori indicazioni per le attività legate agli operatori sanitari:

  • altre aree di transito e trasporto interno dei pazienti (ad esempio reparti, corridoi)
  • aree di degenza senza pazienti affetti da COVID-19 accertati o sospetti, incluse unità di lungodegenza, Day Hospital, Day Services
  • triage
  • laboratorio di riferimento regionale e nazionale ISS
  • aree ufficio
  • ambulatori
  • sale d’attesa
  • accettazione utenti
  • assistenza a domicilio
  • ambulanza o mezzi di trasporto.