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Ozono e sicurezza. Le misure di prevenzione per i lavoratori

Come ricordato riguardo l’emergenza COVID-19, l’applicazione dell’ ozono per la sanificazione può essere utile in diversi contesti ambientali. Vediamo insieme quali sono le indicazioni a riguardo.

Ozono, di cosa si tratta

L’ozono è una forma allotropica dell’ossigeno. Ha un caratteristico odore agliaceo. Le sue molecole sono formate da tre atomi di ossigeno. Christian Friedrich Schönbein lo scoprì nel 1840, durante esperimenti di ossidazione lenta del fosforo bianco e di elettrolisi dell’acqua.

Viene impiegato per la sanificazione di ambienti interni. Recentemente anche il Ministero della Salute si è occupato delle sostanze che è possibile impiegare per tale attività ed ha trattato in dettaglio il suo impiego.

Tuttavia in relazione alle sue proprietà pericolose e ai rischi associati, l’ ozono può introdurre anche dei rischi. A riguardo infatti i generatori di ozono vanno utilizzati previa opportuna valutazione del rischio, adottando adeguate misure organizzative in modo da effettuare in totale sicurezza le attività programmate.

Per tali motivi, ne è pertanto sconsigliato l’impiego in ambito domestico da parte di operatori non professionali. A ricordare vantaggi, pericoli e prevenzione dei rischi nel suo utilizzo per la sanificazione è il rapporto dell’ISS nr. 56/2020. Si tratta di un documento che fornisce anche le evidenze tecnico – scientifiche ad oggi disponibili sull’ozono nel contesto epidemico Covid-19.

L’ozono, la sicurezza d’uso e le precauzioni da adottare

Il documento sottolinea che è necessario valutare il rischio di esposizione. Ciò sia degli operatori preposti ai trattamenti di sanificazione. Sia dei lavoratori che devono svolgere il loro lavoro negli ambienti trattati.

Essendo l’ozono una sostanza pericolosa utilizzata in un luogo di lavoro. E’ necessario applicare le disposizioni del D.Lgs 81/2008. Bisognerà quindi effettuare la valutazione dei rischi.

Nonché adottare misure generali e specifiche di protezione e di prevenzione. Sarà necessario prevedere disposizioni in caso di incidenti o di emergenze. Effettuare una corretta informazione e formazione dei lavoratori.

Ai fini della riduzione del rischio chimico, ricordiamo che in generale, si raccomanda sempre di valutare la possibilità di ricorrere a sostanze e/o processi non pericolosi o meno pericolosi.

L’ozono è un gas in grado di provocare effetti avversi sulla salute umana con proprietà molto differenti dall’ossigeno. A causa delle sue proprietà tossicologiche. Nonché della sua capacità di ossidare diversi materiali.

La sanificazione degli ambienti di lavoro con questa sostanza deve avvenire in assenza di persone. Utilizzando una dose e un tempo di impiego sufficienti a eliminare i microrganismi e virus. Ma con effetti di deterioramento minimi sui materiali.

È infatti noto che concentrazioni ambientali di ozono accettabili per la salute umana possono essere non sufficientemente efficaci come sanificanti. E’ pertanto necessario adottare tutte le possibili precauzioni. Incluse operazioni finalizzate a ridurne la concentrazione residua. Nonché le concentrazioni degli inquinanti che si possono formare per reazione secondaria tra ozono e composti organici volatili (COV).

I valori limite di esposizione professionale

Si segnala che per l’ozono l’Unione Europea non ha fissato alcun valore limite indicativo di esposizione professionale (IOELV, Indicative Occupational Exposure Limit Values).

Alcuni Stati Membri però hanno stabilito valori limite nazionali per esposizioni occupazionali. Ciò sia a lungo che a breve termine. Anche a livello nazionale l’allegato XXXVIII del DL.vo 81/2008 non include alcun Valore Limite per l’Esposizione Professionale (VLEP) all’ozono.

Tuttavia in assenza di valori nazionali e comunitari. Nel quadro normativo italiano. Il riferimento è rappresentato dai TLV®–TWA dell’ACGIH.

Questo ha stabilito nel 1999 per l’ozono differenti valori in relazione al carico di lavoro. Nonché alla durata cumulativa dell’esposizione. Poiché cambiano i volumi di aria inspirata.

Il documento riporta poi indicazioni sul dossier di registrazione REACH dell’ozono e sull’identificazione di un DNEL (Derived No Effect Level) inalatorio a lungo termine per i lavoratori.

Le misure tecniche e organizzative di mitigazione del rischio

Riprendiamo di seguito alcune delle misure di mitigazione del rischio di esposizione all’ozono, presenti sul sito dell’ECHA:

  • I sistemi di generazione dell’ozono devono essere collocati in locali chiusi e con serratura;
  • I locali in cui sono collocati i sistemi di generazione dell’ozono non devono essere utilizzati come luoghi di lavoro permanenti. Se ciò non è possibile per motivi legati al processo, è necessario garantire che la concentrazione di ozono nell’aria sul luogo di lavoro non superi il valore limite di esposizione professionale;
  • I locali in cui, in caso di guasto, può verificarsi una perdita di ozono. Devono essere monitorati con rilevatori di ozono con segnale ottico e acustico che interrompano la generazione di ozono quando innescati.
    Ciò non è necessario per i locali in cui sono presenti tubazioni contenenti ozono senza connessioni rimovibili. Le quali siano state esaminate per eventuali perdite da persona qualificata.
  • Nei locali con sistemi di generazione dell’ozono deve essere presente opportuna segnaletica.

Rimandiamo alla lettura del documento che si sofferma sui prodotti con capacità di produzione di ozono e sulle fasi tipiche di un ciclo di trattamento.