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Polizia di Stato: come applicare il D.Lgs 81?

Il recente Decreto 21 agosto 2019, n. 127 fornisce indicazioni per l’applicazione del Testo Unico sicurezza nei luoghi di lavoro ( Decreto legislativo 81/2008) con riferimento alla Polizia di Stato.

Ci soffermiamo oggi sul contenuto del Capo II del decreto 127 con riferimento particolare alle disposizioni particolari per le entità centrali e periferiche della Polizia di Stato. Nonché per le strutture del Ministero dell’interno destinate alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica.

Il campo di applicazione del Capo II del decreto 127/2019

Partiamo come sempre dal campo di applicazione del Capo II del decreto.

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Il Capo II disciplina le peculiari e specifiche modalità di applicazione (articolo 8) delle disposizioni del decreto legislativo n. 81 del 2008. Negli ambienti di lavoro degli uffici centrali e periferici della Polizia di Stato e delle strutture del Ministero dell’interno destinate alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica.

Si segnala che le particolari esigenze connesse al servizio espletato ovvero alle peculiarità gestionali (art. 3, comma 2, Testo Unico) sono poi definite in relazione “ai principi e alle finalità volte alla salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblica:

  1. direzione delle attività funzionali per lo svolgimento dei compiti;
  2. capacità e prontezza di impiego del personale operativo e relativo addestramento;
  3. tutela delle informazioni relative all’efficienza dell’apparato gestionale, alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e al contrasto della criminalità, per le quali, nell’interesse della sicurezza nazionale, è vietata la divulgazione ai sensi delle disposizioni vigenti;
  4. particolarità costruttive e di impiego di attrezzature speciali. Strumenti di lavoro, armi e mezzi operativi quali unità navali. Nonché elicotteri, mezzi di trasporto e relativo supporto logistico.
    Ancora, specifici impianti quali poligoni di tiro. Oppure laboratori di analisi e palestre.
    Ma anche installazioni operative, addestrative e di vigilanza, anche con riferimento a quanto previsto dalla normativa (D.Lgs. 17/2010 e D.Lgs. 81/2008).

I medici competenti nella Polizia di Stato

Un articolo (articolo 9) è poi riservato alle funzioni di medico competente.

Il comma 1 indica che nell’ambito delle attività e dei luoghi di cui al Capo II, le funzioni di medico competente sono svolte dai medici del ruolo professionale dei sanitari della Polizia di Stato in possesso dei titoli o requisiti previsti dall’articolo 38, comma 1, del decreto legislativo n. 81 del 2008.

E nel caso in cui. Ai fini della sorveglianza sanitaria. Il medico competente richieda accertamenti clinici e strumentali che non è possibile effettuare con personale e mezzi dell’Ente.

Tali accertamenti sono eseguiti. Anche mediante apposite convenzioni con enti pubblici e privati accreditati operanti in ambito sanitario, con oneri a carico del datore di lavoro.

In modo analogo si procede quando non sia possibile impiegare i medici di cui al comma 1 per l’attività di sorveglianza nelle aree riservate e operative e in quelle che presentano analoghe esigenze. Il personale esterno di cui ci si avvale ai sensi del presente comma deve possedere i requisiti o i titoli professionali previsti dall’articolo 38 del decreto legislativo n. 81 del 2008.

Inoltre nelle strutture sanitarie cui afferiscono più uffici, o presso le quali prestano servizio più medici competenti, può essere nominato un medico competente con l’incarico di gestione.

L’articolo si sofferma anche sulla formazione e sull’elenco dei medici della Polizia di Stato che svolgono le funzioni di medico competente nell’ambito delle attività e dei luoghi di cui al Capo II. Ricordiamo che è stato recentemente pubblicato anche un interpello, il 7/2019, che ha fornito alcune risposte sugli obblighi dei medici competenti della Polizia di Stato.

La Polizia di Stato e la valutazione dei rischi

Veniamo ora ad un aspetto essenziale per la prevenzione e tutela della salute e della sicurezza: la valutazione dei rischi (articolo 13).

Si indica che (comma 1). Fermi restando gli obblighi del datore di lavoro ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 81 del 2008.

Ai fini della valutazione dei rischi nelle attività e nei luoghi di lavoro. I dirigenti che provvedono alla valutazione delle disposizioni tecniche. Nonché dei capitolati tecnici d’opera dei materiali.

Oltreché delle armi. Delle installazioni e dei mezzi di cui all’articolo 12. Ovvero alla loro fornitura. Hanno l’obbligo di valutare e comunicare ai datori di lavoro destinatari finali le seguenti informazioni:

  1. la natura, la tipologia e le specifiche costruttive dei materiali e dei loro componenti;
  2. i rischi per la salute e la sicurezza del personale, in conseguenza del loro utilizzo;
  3. le principali misure tecnico – gestionali e sanitarie da adottare nel loro utilizzo, al fine di eliminare, ridurre o contenere i rischi per la salute.

E i datori di lavoro della Polizia di Stato, ricevute le informazioni di cui sopra, ne tengono conto nella valutazione dei rischi e nella stesura del documento previsto dall’articolo 28 del decreto legislativo n. 81 del 2008.

Si segnala poi che. Sempre ai fini degli adempimenti previsti dall’articolo 28 del decreto legislativo n. 81 del 2008.

La valutazione dello stress lavoro – correlato è definita in base alle indicazioni della Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro. Quindi secondo l’articolo 6 del decreto legislativo n. 81 del 2008. Ciò tenendo conto delle particolari specifiche e modalità delle prestazioni lavorative.