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Privacy soft fino a luglio in tema Covid-19

Continua la privacy in versione soft causa Covid. L’articolo 19 del decreto legge 183/2020 (milleproroghe) rinvia al 31 luglio 2021 il termine che legittima lo scambio dei dati tra autorità pubbliche ed enti attuatori.

Semplifica l’informativa e le autorizzazioni a trattare i dati. La disposizione originaria, di cui è stato disposto il differimento dell’efficacia, è l’articolo 17-bus, commi 1 e 6 del DL 18/2020.

Come ben sappiamo il trattamento e la protezione dei dati personali riveste fondamentale importanza. Che si tratti di finalità di marketing, ricerche di mercato o materiale pubblicitario inerente prodotti o servizi. Il titolare del trattamento è tenuto a rispettare rigorose procedure. Queste garantiscono che al momento del trattamento potranno essere garantire delle limitazioni al trattamento stesso. Anche il conferimento dei dati che sono stati raccolti, anche se forniti dall’ interessato, va gestito come si deve. Per tali dati in ogni momento bisogna garantire all’interessato di esercitare i diritti previsti dalla norma.

In sintesi, la nuova disposizione, che è ormai alla terza proroga, prevede la possibilità, di effettuare dei trattamenti di dati personali. Inclusa la comunicazione delle informazioni necessarie all’espletamento delle funzioni loro proprie nell’ambito dell’emergenza determinata dal diffondersi del Covid-19.

La privacy soft durante la pandemia

Le motivazioni, che costituiscono anche la base giuridica di questi trattamenti, sono: protezione dell’emergenza e relative misure di profilassi. Diagnosi e assistenza sanitaria dei contagiati. Ancora, gestione emergenziale del Servizio sanitario nazionale della protezione civile, i soggetti attuatori, il Ministero della Salute. L’Istituto Superiore di Sanità, le strutture pubbliche e private del Servizio sanitario nazionale e i soggetti deputati a monitorare e a garantire l’esecuzione delle misure di contenimento.

Peraltro, la norma prevede che lo scambio di dati con soggetti diversi da quelli elencati. Ovvero la diffusione di dati diversi da quelli sensibili, quali dati sanitari, altri dati particolari e giudiziari, possono effettuarsi.

Ciò purché risultino indispensabili ai fini dello svolgimento delle attività connesse alla gestione dell’emergenza sanitaria in atto.

In sostituzione la disposizione prevede una sorta di privacy soft. Bensì adegua e conforma le regole sul trattamento dei dati alla situazione provocata dalla pandemia planetaria.

In particolare la normativa vigente si sofferma sullo scambio di dati, il quale viene autorizzato dalla legge. Peraltro questa disposizione non deve ispirare a comportamenti lassisti. In quanto la stessa norma che devono essere rispettati i principi dell’articolo 5 del regolamento sulla privacy 2016/679. Bisognerà dunque adottare misure adeguate a tutelare i diritti e le libertà degli interessati.

La precisazione

Quest’ultimo articolo relativo alla privacy soft, la cui violazione può essere autonomamente posta a base di una sanzione amministrativa. In realtà ha una portata vasta e generica, perché enuncia in generale i principi di correttezza, liceità e proporzione.

Quindi, se è vero che lo scambio di dati può avvenire. Gli enti devono fare attenzione ed adottare le cautele per impedire che siano conosciuti da terzi non autorizzati. In sostanza il riferimento all’articolo 5 deve far riflettere gli enti pubblici e privati coinvolti nella gestione dell’emergenza.

A questo proposito ci sono già sul tavolo del Garante della privacy molti fascicoli per scambi di dati tra amministrazioni carpiti da terzi curiosi. Ovvero di comunicazioni da ente pubblico a privati, suscitati dal timore della diffusione del contagio. Ma in assenza di una specifica indispensabilità.

Attenzione però a non considerare la privacy “troppo” soft

Le semplificazioni, che perdurano per tutto il contesto emergenziale. Riguardano anche le designazioni dei soggetti autorizzati a trattare i dati. Sono obbligatorie, ma la norma speciale dell’emergenza sanitaria consente che le designazioni siano fatte oralmente.

Sempre nell’ottica della semplificazione, dettata dall’emergenza, la norma speciale permette di non fare l’informativa privacy. Ovvero di fornire un’informativa semplificata. Previa comunicazione orale agli interessati della limitazione.

Al termine dello stato di emergenza, tutti però dovranno rientrare nei ranghi ed adottare misure idonee a ricondurre i trattamenti nell’ambito delle regole ordinarie. Proprio per la portata della disposizione non va dimenticato che le disposizioni sanzionatorie per eventuali illeciti commessi sono sempre vigenti. Inoltre, che non vi sono norme che abbiano sospeso l’attività di accertamento delle violazioni.